Philadelphia Museum of Art (PMA), Philadelphia

Storia

Le origini del Philadelphia Museum of Art risalgono al 1872.
A quel tempo un gruppo di facoltosi cittadini di Philadelphia decise di fondare la Fairmount Park Art Association, allo scopo di adornare il grande parco con importanti sculture pubbliche, e offrire in tal modo la migliore immagine possibile della propria città. Erano gli anni in cui Philadelphia, assieme a Boston, svolgeva un ruolo culturale fondamentale negli USA, ben sottolineato dal formarsi di eccezionali collezioni d'arte antica e moderna: William P. Wilstach, P.A.B. Widener, John G. Johnson.
Cinque anni più tardi, nel 1876, venne organizzata una grande esposizione d'arte, la Centennial Exposition, in occasione della quale venne realizzato nel parco un edificio, il Memorial Hall, destinato a rimanere anche a mostra finita con funzioni di galleria d'arte.
Alla fine dell'800 il lascito alla città della collezione Wilstach di impressionisti alimentò un vivace dibattito attorno all'opportunità di creare un vero e proprio grande museo, in sostituzione del piccolo Memorial Hall. Le basi dell'edificio odierno vennero gettate nel 1919, con la costruzione del corpo centrale e l'apertura delle prime sale nel 1923, cui seguirono via via le altre sezioni.

Nel 1933 il Philadelphia Museum of Art fu in grado di accogliere le 575 opere migliori della vasta collezione di pittura antica che John G. Johnson nel 1917 aveva lasciato alla sua città. L'incessante acquisizione di opere negli anni successivi portò all'apertura delle principali sezioni del museo di oggi. Importanti per lo sviluppo della sezione impressionista e di arte moderna furono le collezioni di Carroll S. Tyson di impressionismo francese e di Louis E. Stern.

Parlando di arte moderna al Philadelphia Museum of Art il pensiero va soprattutto a Albert Eugene Gallatin, con la sua collezione cubista, e a Louise e Walter Arensberg con la loro straordinaria collezione spaziante dall'astrattismo al dadaismo e al surrealismo, ma centrata sulla figura del loro grande amico Marcel Duchamp. Un'amicizia che non permise loro di possedere l'opera in assoluto più famosa, il cosiddetto Grande vetro, che però si trova ugualmente esposto nel museo grazie al lascito di Katherine S. Dreier.