Museo del Novecento, Milano

Analisi del percorso espositivo del Museo del Novecento

Il percorso e l'allestimento espositivo del Museo del Novecento sono il frutto combinato delle due cose dette alle pagine sulla collezione permanente e sull'edificio: la scelta di un numero ristretto di opere dalle collezioni comunali, la scelta di fare il museo in un edificio bello, ma non adatto allo scopo.
Chi visiterà il Museo del Novecento avrà la sensazione di muoversi attraverso spazi molto diversi tra loro, in cui l'arte è mostrata a singhiozzo. A tratti, in modo esteso e curato. In altri, in modo sbrigativo o, addirittura, confuso. E non si pensi che ciò sia dovuto a carenze delle collezioni.
Ecco la spiegazione. Anzi... Le due spiegazioni. 1) Più di così non ci sarebbe stato e, dovendo scegliere, si privilegia il meglio. 2) Alcune opere importanti possono benissimo stare in uno dei poli esterni (Casa Museo Boschi-Di Stefano, Galleria d'Arte Moderna, ecc.). Più che encomiabile la ragione nº2. Molto meno la nº1...

A prescindere dal giudizio complessivo, nel percorso espositivo del Museo del Novecento emergono spezzoni particolarmente ben riusciti e altri che non soddisfano. Nel primo gruppo si possono inserire il bellissimo allestimento delle sculture di Fausto Melotti e, in generale, il bellissimo allestimento degli anni '60 e '70 in toto. Poco riuscite ci sembrano due parti molto importanti. In primo luogo, la presentazione delle opere degli anni '20 e '30 (Novecento, Realismo Magico, Corrente, Chiaristi), disordinata e confusionaria. In secondo luogo, la presentazione delle opere di Lucio Fontana, recluse all'ultimo piano, in una sorta di limbo dove non respirano.
Ottima la scelta di cominciare tutto con Il quarto stato di Pellizza da Volpedo, anche se lasciamo ai singoli decidere se sia stato esposto nel modo giusto.

Gli altri punti