Milano. Arte moderna e contemporanea a Milano

La domanda del visitatore: "I musei dove sono?"
Musei d'arte moderna e contemporanea a Milano

Palazzo Reale a Milano, sede di grandi mostre e del futuro Museo del Novecento

Palazzo Reale a Milano, sede di grandi mostre e del futuro Museo del Novecento

Punto cruciale nella valutazione di una città dal punto di vista culturale è l'analisi delle sue istituzioni culturali: musei, centri espositivi, fondazioni, associazioni, scuole d'arte, ecc. È proprio su questo terreno che Milano rivela maggiormente i difetti tipicamente italiani. Ci si riferisce soprattutto alla mancanza di iniziativa, senso di responsabilità e capacità organizzativa degli amministratori pubblici (Stato, Enti locali).
Un fatto è indiscutibile. Milano, "metropoli europea", si offre allo sguardo impietoso del forestiero come l'unico esempio di cosiddetta "metropoli europea" priva di un vero e proprio museo d'arte moderna!
Questo non significa che sia priva di collezioni d'arte e di spazi espositivi.
Le collezioni ci sono, e in rapporto allo standard italiano sono perfino ragguardevoli. Appartengono in parte alla città e in parte allo stato italiano. Ci sono anche i collezionisti che, se le condizioni fossero favorevoli, sarebbero disposti a compiere atti di generosità.
Anche gli spazi espositivi non mancano, sebbene siano spesso un po' troppo aleatori e soggetti agli umori delle giunte amministrative.

Parlando di musei la questione appare piuttosto scandalosa.
Nel 1985 venne creato il Civico Museo d'Arte Contemporanea (CIMAC), con lo scopo di presentare al pubblico la parte più importante delle collezioni d'arte moderna e contemporanea della città.
Il "povero" museo era relegato all'ultimo piano di Palazzo Reale, raggiungibile dal basso a piedi o a mezzo di un ascensore, spesso fuori uso. Lo spazio era scarso, le sale anguste e inospitali e l'illuminazione del tutto inadeguata. La sistemazione era del resto provvisoria, in attesa di trasferire il tutto in ambienti del palazzo appositamente ristrutturati.
Nel 1999 questo sconcio è stato interrotto. In dirittura d'arrivo erano i lavori di restauro e la riapertura del museo nella sua sede definitiva. A tutt'oggi Boccioni, Morandi, de Chirico, Fontana, Manzoni e compagni ruotano in sistemazioni ancora più precarie di prima. E del tanto decantato Museo del Novecento non si vede ancora nulla.

Che dire, invece, dello Stato italiano?
La Pinacoteca di Brera è una straordinaria galleria di pittura antica. Possiede anche una piccola ma scelta collezione d'arte moderna italiana, dove spiccano Boccioni, Severini, Carrà, Morandi, de Pisis, Sironi di altissima qualità.
Per molti anni si è parlato di trovare una sede degna per questa collezione d'arte moderna. C'era un intero palazzo a disposizione, Palazzo Citterio. C'era anche il sostegno finanziario di istituti bancari. C'era persino la disponibilità di tanti collezionisti privati ad offrire a titolo di donazione o di prestito i propri capolavori. C'era il progetto di ristrutturazione del palazzo firmato da uno dei più prestigiosi studi di architettura del mondo: Sterling e Wilford. Dopo quasi vent'anni i lavori non sono ancora partiti e i capolavori moderni di Brera non dispongono di una sede degna.

Cosa significa per Milano la mancanza di un vero museo di arte contemporanea?

  • 1) Significa l'impossibilità di fare una politica culturale continuata nel tempo.
  • 2) Significa l'assenza di una grande collezione d'arte, che permetta di documentare l'arte moderna italiana e internazionale.
  • 3) Significa l'impossibilità per bambini e giovani di andare alla scoperta dell'arte moderna e contemporanea.
  • 4) Significa la difficoltà per gli insegnati a progettare un programma di attività didattico-pedagogiche nel campo dell'arte moderna.
  • 5) Significa la mancanza di un'istituzione di prestigio che diffonda nel mondo l'arte contemporanea italiana, un'istituzione su cui possano contare i nostri artisti e i galleristi che diffondono il loro lavoro.
  • 6) Significa la perdita di una quota significativa di flusso turistico di qualità.
  • 7) Significa un grave danno all'immagine di una metropoli, in cui molte attività campano proprio sull'immagine.