Italia: musei in Italia

Introduzione sui musei d'Italia:
la via italiana alla gestione dei musei

Sala dell'Accademia Carrara di Bergamo

Sala dell'Accademia Carrara di Bergamo

Dal punto di vista amministrativo l'Italia è una nazione organizzata in "Regioni", a loro volta suddivise in un numero variabile di "Province", cui fanno capo i singoli "Comuni". All'amministrazione dello Stato si aggiungono pertanto diversi livelli amministrativi di carattere locale: le amministrazioni regionali, provinciali e comunali.
Un simile grado di stratificazione potrebbe evocare l'idea di una forte vocazione locale nella gestione del potere, mentre nella realtà si tratta dell'esatto contrario.
L'Italia rimane un paese fortemente accentrato. Agli enti locali sono demandate competenze limitate, tra cui la cultura. Per giunta, devono farlo con risorse finanziarie insufficienti.

Le istituzioni culturali sono il riflesso di questo modello amministrativo.
Dallo Stato dipende direttamente un certo numero di musei e istituzioni definite "statali". Nel campo dell'arte moderna la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma costituisce attualmente l'unico esempio.
Alcune istituzioni, molto poche, dipendono invece dalle Regioni. L'esempio più significativo è dato, guarda caso, dal Museo d'Arte Contemporanea, Castello di Rivoli, nei pressi di Torino.
Molto poche, e quasi sempre centri espositivi dislocati in alcune delle città maggiori, quelle di pertinenza delle Province.
Sono, invece, una miriade le istituzioni museali ed espositive facenti capo ai Comuni. In questo gruppo ricade la stragrande maggioranza delle istituzioni italiane di arte moderna e contemporanea. In ogni caso, non sono infrequenti i casi di collaborazione tra Comune e Regione nella gestione degli spazi.

Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

La presenza dei privati nella gestione dei musei e dei centri espositivi non è fenomeno sviluppato. Gli statuti che regolano il funzionamento dei musei non concedono loro grande spazio, se si esclude la possibilità di intervenire in qualità di sponsor.
Del resto, tali statuti concedono un grado limitato di autonomia agli stessi direttori scientifici. Basta pensare che i loro programmi sono vincolati al parere e alle pressioni dei responsabili "competenti" (???) in seno alle amministrazioni locali, perlopiù politici.
Tutto ciò finisce per rendere oltremodo macchinose quelle procedure che invece dovrebbero essere snelle, per non dire automatiche: prima fra tutte l'acquisizione delle donazioni e dei lasciti di opere da parte di collezionisti, loro eredi e artisti. Sono numerosi i casi di collezioni promesse e in seguito ritirate, a causa delle lungaggini o delle indifferenza dimostrata dagli amministratori e dai politici.

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