Italia: musei in Italia

Introduzione sui musei d'Italia:
'800 e '900 nei musei italiani

Umberto Boccioni, "La Città che sale", 1910, un esempio di capolavoro dell'arte italiana finito all'estero per il nostro disinteresse

Umberto Boccioni, La Città che sale, 1910,
un esempio di capolavoro dell'arte italiana finito all'estero per il nostro disinteresse

Dove risulta possibile visitare collezioni interessanti di arte del secondo '800 e del '900 in Italia? Dove andare a scoprire il percorso dell'arte moderna?
Dove è possibile far incontrare i bambini con le immagini dell'arte del nostro secolo?
Il numero dei musei italiani di arte moderna e contemporanea è andato aumentando negli ultimi anni, con un'incidenza maggiore al Centro-Nord, ma purtroppo ancora molto scarsa al Sud.
Fatta eccezione per alcune istituzioni più grandi, la maggioranza di quelle piccole e medie non dispone di fondi sufficienti per gestire campagne di acquisti sistematiche. Quando riesce parzialmente a farlo, non dispone comunque dello spazio necessario a conciliare la presentazione delle opere possedute con l'allestimento delle mostre temporanee. La maggior parte dei musei, infatti, privilegia l'avvenimento espositivo a quello conservativo.
Del resto, viene spesso lamentata la scarsa frequentazione delle gallerie d'arte moderna da parte del pubblico, a meno di non attirarlo con l'incanto dei grandi nomi. È questa la strada imboccata, ad esempio, dalla Galleria Civica d'Arte Moderna di Palazzo Forti a Verona e dalla Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Palazzo dei Diamanti a Ferrara.
Se è vero che i nomi di Pissarro, Kandinsky e Boccioni riescono ad attirare maree di pubblico, è probabile che almeno in parte eserciterebbero la loro attrazione anche esposti nelle collezioni permanenti degli stessi musei.
Purtroppo, le collezioni dei musei d'arte moderna italiani sono raramente visibili. Quando lo sono, consistono perlopiù di opere di autori minori dell'800 e di autori del '900 di ambito locale. Il fatto in sé è meritorio sul piano della memoria storico-culturale locale, ma non su quello dello stimolo intellettuale e del richiamo spettacolare.
In simili condizioni perchè meravigliarsi del fatto che questi musei vengano disertati?...

Giardino interno di sculture della Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

Giardino interno di sculture della Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

I musei d'arte moderna italiani più grandi sono situati nelle città maggiori.
Potrebbero suscitare l'illusione di presentare al pubblico una panoramica dell'arte moderna e contemporanea di alto livello. Sarebbe ragionevole attendersi qualcosa del genere, facendo un parallelo con quanto succede nelle città estere di importanza analoga.
Le raccolte italiane più grandi sono quelle della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, del Civico Museo d'Arte Contemporanea di Milano e della Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino.
Ciò che di esse colpisce è innanzitutto la grande debolezza delle sezioni di arte straniera dell'800 e '900. In molti casi si registra anche l'assenza di opere significative di alcune personalità importanti dell'arte italiana.
Per gli italiani è triste doverlo ammettere, ma per poter ammirare sul loro suolo una panoramica dell'arte europea del primo '900 di un certo livello, l'unico luogo valido rimane la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. In pratica, è il risultato fortuito dell'innamoramento di una collezionista americana per la città lagunare.
Un altro elemento che colpisce l'attenzione è l'assenza ricorrente dell'arte contemporanea.
Come è possibile un disastro di queste proporzioni?
I musei citati sono nati tutti tra la seconda metà dell'800 e l'inizio del '900. Se si considera che il MOMA di New York è nato solo nel 1929 ed il Musée national d'Art moderne di Parigi addirittura nel 1937, ne consegue che ci sarebbe stato tutto il tempo per fare le cose a dovere. Se poi sono intervenuti ostacoli di natura politica, è anche vero che in Italia si è tenuta la Biennale di Venezia, Esposizione Internazionale d'Arte, che nel suo secolo di vita ha presentato quasi tutti i grandi dell'arte del '900: sarebbe bastato acquistare qualche opera in occasione di ogni edizione, e senza troppa fatica in Italia si troverebbero alcuni dei migliori musei al mondo. E in effetti, per qualche tempo così è stato fatto: è a questi acquisti che si deve la presenza di Klimt, Chagall, Mondrian, Ernst ed altri, nelle gallerie di Roma, Torino e Venezia.
La debolezza delle campagne acquisti dei musei italiani emerge in tutta la sua chiarezza, guardando alle condizioni dell'unico museo statale italiano, ma anche pensando a cosa sarebbero i musei d'arte moderna di Milano, se non fossero intervenute donazioni e lasciti da parte dei collezionisti privati a rimpolparli.
Il vero problema che attanaglia tutti i campi della società italiana è quello di una cattiva gestione a livello politico e amministrativo. Figurarsi quello dell'arte contemporanea, dove non ci sono folle a minacciare scioperi e proteste e costringere così gli amministratori a fare qualcosa!
Con fondi irrisori a disposizioni, intralci burocratici e pressioni esterne, ai direttori dei musei e ai curatori non è dato modo di svolgere i programmi cui aspirerebbero.

Da qualche anno pare che anche nelle alte sfere della politica si stia facendo strada una maggiore attenzione verso l'arte e la cultura, più che altro in funzione economica e occupazionale. Ne stanno beneficiando alcuni musei di arte antica. Ancora tutto da vedere, invece, se possa succedere qualcosa di positivo anche nel campo dell'arte moderna e contemporanea.
In ogni caso il gap accumulato è così ampio, che in vari settori non potrà mai più essere colmato. La rarità e le quotazioni raggiunte sul mercato dalle opere degli artisti impressionisti e dei grandi del primo '900 non permettono di sperare in un recupero in extremis per questi settori. E se poi si dovesse proseguire sulla strada del disinteresse e degli ostacoli nei confronti del collezionismo privato, unica ragionevole risorsa, i musei italiani perderebbero definitivamente anche l'ultima chance di presentare ai posteri l'arte del primo dopoguerra.
A chiusura del triste bollettino di guerra citiamo i nomi di quelle istituzioni che, pur con tutti i loro difetti, possono essere prese ad esempio: Museo d'Arte Contemporanea, Castello di Rivoli a Torino, la Galleria Comunale d'Arte Moderna e il Museo Morandi a Bologna, il Museion a Bolzano, il MART a Trento e Rovereto.

Links ad altre pagine di Artdreamguide correlate