Italia

Introduzione sull'Italia:
l'iniziativa privata in Italia: fondazioni, musei privati e associazioni culturali

Veduta esterna della Fondazione Palazzo Albizzini, Collezione Burri, a Città di Castello (PG)

Veduta esterna della Fondazione Palazzo Albizzini, Collezione Burri,
a Città di Castello (PG)

In Italia si sta facendo strada un fenomeno di segno opposto alla latitanza pubblica nel campo dell'arte contemporanea. È il coinvolgimento sempre più consistente dei privati.
Le modalità di organizzazioni più comuni sono le associazioni culturali e le fondazioni.
In nazioni come la Germania e la Svizzera esiste una grande tradizione di associazionismo privato a sostegno dell'arte, impersonato dai "Kunstvereine". In Italia una simile tradizione manca, e tutto sommato continua a mancare anche oggi. Del resto, queste esperienze hanno dimostrato di attecchire e funzionare presso popoli che hanno sviluppano un alto senso dell'operare in gruppo. Agli italiani si possono attestare grande genialità ed inventiva, ma certo non un elevato grado di spirito collettivo.
Così, le poche associazioni operanti consistono quasi sempre in iniziative di sostegno a musei pubblici (Milano, Venezia, Bologna), raramente con funzione propositiva o addirittura espositiva.

Un campo in cui un certo individualismo si traduce in valore positivo e propulsivo è quello delle fondazioni.
A partire dai primi anni '90 il loro numero ha subito in Italia una netta impennata.
Il fenomeno sta interessando alcune delle città maggiori (Roma, Milano, Torino). Ma in alcune regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto e Emilia) riguarda pure piccoli centri.
Per capire la sua importanza basterebbe fare l'esempio di una grande città come Milano. Qui nel campo dell'arte moderna e contemporanea si è assistito alla ritirata da parte del settore pubblico. Contemporaneamente si è verificata l'entrata in campo di una decina di soggetti privati, retti sotto forma di fondazioni.
Il proliferare di fondazioni è senz'altro positivo, perché è indice di un'interesse del pubblico nei confronti dell'arte contemporanea e della volontà di alcuni di contribuire alla sua diffusione. Ma porta con sé il rischio di un'eccessiva polverizzazione di energie e risorse.
Anche in questo caso, come spesso succede, la formula del successo deve trovarsi nel mezzo: cioè, nella collaborazione tra pubblico e privato. Un esperimento in grande stile piuttosto riuscito è il Castello di Rivoli, dove a fianco della Regione Piemonte sono scesi in campo Cassa di Risparmio di Torino, Fiat, Stet e altri privati. Analogo, ma con esiti meno fortunati, è il caso del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.
Su scala ancora più ampia, una città che da qualche anno sta tentando la carta della collaborazione tra amministrazione pubblica e privati è Venezia. Tra le varie questioni sul tappeto vi è tra l'altro la realizzazione di un grande museo d'arte contemporanea internazionale. Diversi i soggetti che verrebbero coinvolti: comune, Biennale, collezionisti privati, fondazioni (prima fra tutte la Guggenheim). Alquanto problematico, perciò, il tentativo di mediazione tra forze così diverse. O almeno, così sembra, data la lunga storia di insuccessi italiani. Sta ai veneziani dimostrare che le cose possono cambiare.

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