Italia

Introduzione sull'Italia:
i musei italiani

Un tipico esempio di galleria d'arte moderna italiana: la Galleria Ricci-Oddi di Piacenza

Un tipico esempio di galleria d'arte moderna italiana: la Galleria Ricci-Oddi di Piacenza

La scena artistica italiana è ammalata?
A dispetto delle lamentele di tanti criticoni, nella sua sostanza non lo è. Artisti, critici, gallerie, spazi no-profit, compratori, riviste sembrano, se non proprio proliferare, quantomeno esistere ed occupare un discreto posto nella vita sociale italiana.
Non a caso da questo elenco sono rimasti esclusi i musei e i centri espositivi pubblici. In effetti se si vuol parlare di un ammalato, è esclusivamente ad essi che si deve fare riferimento. E si tratta di un ammalato grave!

Il visitatore straniero che giunge in qualsiasi città italiana non finisce mai di sorprendersi della ricchezza del loro patrimonio artistico. A deluderlo è la povertà, o addirittura la mancanza, di istituzioni museali dedicate all'arte moderna e contemporanea.
Il fatto si potrebbe spiegare attraverso il ripiegamento degli italiani sul proprio sfolgorante passato artistico, e quindi una scarsa inclinazione verso la produzione artistica dall'800 in avanti. L'ipotesi regge solo in misura minima, se si pensa alla vitalità del mercato dell'arte italiano degli anni '60 e '70, o alle illustri collezioni private che si sono formate nel corso di tutto il '900: Mattioli, Jesi, Jucker, Della Ragione, Panza di Biumo, Agrati, Monzino, ecc. Collezioni che in qualsiasi altra nazione avrebbero funto da innesco per la costituzioni di grandi musei.
A parte il gesto di istituire una Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Roma, e alcune gallerie civiche in altre città, è generalmente mancato l'impegno e la determinazione a fare funzionare e crescere a dovere le istituzioni dedicate all'arte recente.

Il trascinarsi di questa situazione fino ai giorni nostri spiega l'incredibile povertà di opere del secondo '800 e del '900 nei musei italiani. Un "gap" difficilmente colmabile, vista la rarità di certe opere e le quotazioni che raggiungono sul mercato. Difficilmente colmabile anche a causa della diffidenza suscitata in coloro che, con le proprie collezioni o le proprie risorse economiche, potrebbero contribuire a risalire la scandalosa china.
La realtà di fatto è questa: pochi i musei specificamente di arte moderna, e ancora meno quelli di arte contemporanea. Collezioni povere di autori italiani importanti, e quasi prive di autori stranieri del secondo '800 e del '900. Le poche opere esistenti, molto spesso relegate nei depositi per far posto alle mostre temporanee. Mancanza di servizi al pubblico e di attività didattico-pedagogica.
Lo sfacelo di molte situazioni non è in alcun modo compensato dal buon andamento di altre: Museo d'Arte Contemporanea, Castello di Rivoli presso Torino, il MUSEION di Bolzano, la Galleria Comunale d'Arte Moderna di Bologna, la Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, l'Accademia Carrara di Bergamo.

Una sala del Museo d'Arte Contemporanea, Castello di Rivoli, nei pressi di Torino

Una sala del Museo d'Arte Contemporanea, Castello di Rivoli, nei pressi di Torino

Perché in Italia non ci si preoccupa dei musei di arte moderna e contemporanea?
Il problema generale italiano è soprattutto quello di una cattiva gestione a livello politico e amministrativo, in tutti i campi. Figurarsi in quello dell'arte contemporanea, dove non ci sono folle a protestare o minacciare scioperi!
Da qualche anno anche nelle alte sfere si sta facendo strada una maggiore attenzione verso l'arte e la cultura, più che altro in funzione economica e occupazionale. Ne beneficiano alcuni musei di arte antica, mentre è ancora tutto da vedere cosa succederà per l'arte moderna e contemporanea.
Una considerazione finale discende da tutto questo discorso. In tutto il mondo i musei d'arte moderna e contemporanea assolvono ad una funzione di formazione e diffusione, attraverso la conservazione e presentazione di opere d'arte, e attraverso la promozione di iniziative di vario genere che coinvolgono il pubblico. Il prestigio che riescono a conquistarsi a livello internazionale finisce però per conferirgli anche il potere di contribuire alla diffusione e, in ultima analisi, affermazione degli artisti che espongono.
In una nazione come l'Italia, in cui i musei sono così carenti e, tranne un caso (il Castello di Rivoli), di scarso prestigio, diventa estremamente difficile, da una parte, stimolare l'interesse del pubblico locale per l'arte contemporanea, e dall'altra, far conoscere all'esterno i propri artisti favorandone la circolazione. Tutto il peso di queste funzioni finisce per ricadere sulle spalle delle gallerie private, dei critici e delle riviste specializzate. Si intuisce a questo punto come il loro lavoro possa diventare frustrante, se non addirittura snervante.

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