Von der Heydt-Museum, Wuppertal

Storia

La Rumeshalle di Barmen all'inizio del '900

La Rumeshalle di Barmen all'inizio del '900

A differenza di molti altri grandi musei tedeschi e europei, il Von der Heydt-Museum di Wuppertal non deriva dalle collezioni di principi o duchi.
Come la denominazione stessa lo suggerisce, deve comunque molto al contributo della famiglia von der Heydt, grandi banchieri di Elberfeld.
August von der Heydt (1851-1929) ebbe un ruolo fondamentale nella nascita e nel successivo sviluppo del museo. Il figlio Eduard (1882-1964) contribuì a risollevarne le sorti dopo le disastrose vicende del periodo bellico.

Fino al 1929 la città di Wuppertal non è esistita come tale. Al suo posto venivano indicate due cittadine distinte: Eberfeld e Barmen.
Nel corso dell'800 le due città furono protagoniste di una crescita tumultuosa, legata allo straordinario sviluppo delle loro attività economiche.
Senza passato nobiliare, e senza tradizione di città libera, Eberfeld per tutto l'800 rimase sprovvista di istituzioni culturali. Finché sul finire del secolo una serie di eventi importanti intervenì a modificare in maniera sostanziale la situazione. Alcuni cittadini appassionati d'arte fondarono infatti lo Elberfelder Museumsverein, con lo scopo di riunire una collezione di opere d'arte e dare vita ad una sede espositiva per l'arte contemporanea.
Già nel 1895 il barone August von der Heydt aveva provveduto a prendere in affitto uno spazio per organizzarvi mostre. L'interesse suscitato dalla sua iniziativa attirò l'attenzione del Museumsverein e di altri facoltosi cittadini. La municipalità stessa intervenne, mettendo a disposizione gran parte dell'edificio dell'antico Rathaus. Così, da uno sforzo congiunto, nel 1902 nacque lo Städtisches Museum di Elberfeld.

In partenza il museo poteva contare su una propria collezione, riguardante particolarmente la pittura olandese del XVIIº secolo e il primo '800 tedesco.
Con costanza prese ad espandersi. Tra il 1908 e il 1913 l'accrescimento delle collezioni subì un'impennata, grazie alle donazioni da parte di August von der Heydt, e di altri facoltosi cittadini di Elberfeld che ne seguivano l'esempio: G. Baum, R. Wichelhaus, C.A. Jung, ecc. Tra le opere pervenute figuravano capolavori dell'impressionismo e post-impressionismo (Courbet, Monet, Sisley, Cézanne, Signac, Rodin), della pittura tedesca del secondo '800 (Spitzweg, von Marées, Trübner, Liebermann). Inoltre, figuravano anche opere del primo '900 (Picasso, Vlaminck, Modersohn-Becker, Lehmbruck, Jawlensky, Macke). Si trattò di un fenomeno di proporzioni tali da richiedere un ampliamento della sede. I lavori vennero portati a termine nel 1913.
Quasi in contemporanea, a Barmen, nel 1900 il locale Kunstverein andava ad occupare la sua nuova sede nella Rumeshalle, gettando le basi per la creazione di un proprio museo d'arte. Indirizzati verso l'arte contemporanea, i primi sforzi si concretizzarono nell'acquisizione di opere di autori operanti in Germania, giovani e allora quasi sconosciuti: Kandinsky, Jawlensky, Marc, Macke...
Il sopraggiungere della prima guerra mondiale e gli anni difficili del dopoguerra si ripercossero in maniera negativa sul giovane museo di Elberfeld. L'afflusso di opere per acquisizione e donazioni subì un drastico ridimensionamento. Lo stesso avvenne a Barmen.

Nel 1929 le due città gemelle vennero fuse, andando a costituire la nuova conurbazione di Wuppertal. I due musei rimasero, però, separati.
Sempre nel '29 avvenne la triste scomparsa di August von der Heydt, che lasciò al museo di Elberfeld un gruppo di 15 opere dell'espressionismo tedesco. Il regale gesto purtroppo non ebbe seguito a causa della grave crisi che colpì la Germania negli anni a seguire, sfociati nell'ascesa di Hitler al potere.
Il timore per le sorti dell'ultimo lascito di von der Heydt spinse la direzione del museo a restituire le opere alla famiglia. Timore da una parte fondato, visto il bilancio delle requisizioni naziste, ma al tempo stesso vano, visto il destino delle opere e di gran parte della collezione della famiglia von der Heydt: finirono infatti distrutte nel corso di un'incursione aerea nel 1943.
Nel corso degli anni 1937-38 i nazisti attuarono un'operazione di sistematica eliminazione della "Entartete Kunst" (Arte degenerata) dai musei pubblici. Effettuarono sequestri sia a Elberfeld che a Barmen, per un totale 141 opere. Tra esse figuravano tele di Picasso, Chagall, Kandinsky, Klee e di tutti i maggiori rappresentanti dell'arte tedesca del secolo.
È emblematica la vicenda dell'opera forse più importante: la tela di Pablo Picasso Acrobata e giovane Arlecchino del 1905 (tela del periodo "rosa" dell'artista). Sequestrata dai nazisti e venduta all'asta Fischer di Lucerna nel 1939, alla fine degli anni '90 è ripassata in asta a Londra, dove ha toccato la bella somma di 20 milioni di sterline (ca 57 miliardi di lire).

Il passaggio della guerra lasciò ferite gravissime a Wuppertal.
Gli edifici dei due musei rimasero seriamente danneggiati, e nel corso dei bombardamenti vennero perdute le collezioni di arti applicate. Per non parlare delle collezioni di arte del '900, come si è detto, drasticamente falcidiate dai nazisti!
Nel 1946 i due Fördervereine vennero fusi nel Kunst- und Museumsverein Wuppertal. Contemporaneamente partirono i lavori di ricostruzione dei due edifici di Elberfeld e Barmen.
Era nell'aria la prospettiva di una riorganizzazione generale del futuro sistema museale dell'intera Wuppertal. In base ad essa, l'antico Rathaus di Elberfeld sarebbe divenuto sede del museo d'arte unificato. La Rumeshalle di Barmen, invece, sarebbe stata sede del Kunstverein e delle mostre di arte contemporanea locale.
Già nel 1950, il Von der Heydt-Museum di Wuppertal poté riaprire i battenti. E anche le collezioni vennero ricostruite a tempo di record.
La ripresa si deve soprattutto al figlio di von der Heydt, Eduard von der Heydt.
Accanito collezionista di arte contemporanea come il padre, ne ripercorse le orme anche per il modo in cui sostenne il nascente museo fino al giorno della sua morte (1964). Le sue opere affluirono in maniera incessante, inizialmente sotto forma di prestiti, e in seguito di donazione. Grazie a lui, quasi tutte le sezioni del museo acquisirono consistenza, ma particolarmente l'impressionismo francese e l'arte europea del primo '900. Da ricordare le opere di Delacroix, Daumier, Manet, Renoir, Degas, Cézanne, Gauguin, Redon, Toulouse-Lautrec, Picasso, Braque, Gris, Modersohn-Becker, Kirchner, Marc, Kandinsky, Dalí e Beckmann. Per il suo decisivo contributo, nel 1961 venne assegnata al museo la denominazione attuale.
Alla morte, Eduard von der Heydt lasciò ancora opere (Courbet, van Gogh, Pissarro, Renoir, Matisse) e un fondo per future acquisizioni.

Negli anni '60, le mutate condizioni generali della Germania, definitivamente uscita dal tunnel dell'emergenza, hanno permesso una politica di acquisizioni organica.
A finanziarla ha contribuito in parte il fondo di von der Heydt. Ad esso si sono aggiunti i larghi mezzi messi a disposizione dalla città, dal Land Nordrhein-Westfalen, dal Kunst- und Museumsverein e da altri donatori privati. Grazie a tali risorse è stato avviato anche l'ampliamento del museo, affidato agli architetti Bussmann e Haberer.
Il museo ha riaperto nel 1990, con un allestimento rigoroso e ad un tempo elegante, che consente la convivenza della collezione permanente con l'attività espositiva.
La sferza della crisi, che sta travagliando la vita di molti musei tedeschi (soprattutto nel Land Nordrhein-Westfalen), si è fatta sentire anche a Wuppertal. Qui però, come al tempo di Eduard von der Heydt, ancora una volta ci sono i collezionisti privati a garantire la tenuta.
La presenza dell'arte del dopoguerra e contemporanea ha potuto giovarsi dell'apporto di due famose collezioni private, recentemente concesse in deposito a lungo termine: Felix Ganteführer, Frank d'Oleire.