Pinakothek der Moderne, Monaco (München)

Storia

Veduta della mostra "Entartete Kunst", presso l'Archäologisches Institut München, 1937

Veduta della mostra "Entartete Kunst", presso l'Archäologisches Institut München, 1937

La Pinakothek der Moderne di Monaco è stata inaugurata nel 2002.
Fino a 2 anni prima era conosciuta come Staatsgalerie moderner Kunst, alle dirette dipendenze delle collezioni statali bavaresi (Bayerische Staatsgemäldesammlungen). Come tale era ospitata nell'ala Ovest della Haus der Kunst, imponente edificio voluto da Hitler per celebrare, invece, la genuina "Deutsche Kunst" (arte tedesca).

Le origini della Pinakothek der Moderne risalgono al 1919. In quell'anno le collezioni della Neue Pinakothek, cresciute in misura eccessiva, vennero suddivise. Le opere di arte moderna, scorporate da quelle dell'800, andarono a costituire il germe del nuovo museo.
La storia precedente al 1919 coincide, quindi, con la storia della Neue Pinakothek.
Evento cruciale fu l'arrivo, nel 1909, di Hugo von Tschudi alla guida della Neue Pinakothek. Tschudi era reduce dagli anni controversi trascorsi alla direzione della Nationalgalerie di Berlino.
Appena giunto a Monaco, Tschudi vi trapiantò la sua ardita concezione di museo d'arte moderna. Un museo che, mirasse a:
- valorizzare l'arte tedesca dell'800,
- presentare al pubblico le grandi correnti dell'arte internazionale, impressionismo francese in particolare.
Con magri fondi a disposizione, ma sorretto dalla forza delle sue convinzioni, riuscì a garantirsi l'apporto finanziario di privati. In questo modo potè procedere all'acquisto di capolavori dell'Impressionismo e Postimpressionismo: Edouard Manet, Edgar Degas, Paul Cézanne e Vincent Van Gogh.
Purtroppo, la sua fu una parabola breve. Una morte prematura lo colse nel 1911. Gli succedette, con l'incarico di direttore ad interim, Heinz Braune.

A dispetto dell'opposizione da parte dell'ambiente artistico locale, gli effetti della politica di Tschudi continuarono a farsi sentire anche dopo la morte.
Gli amici di Tschudi dettero vita ad uno speciale fondo acquisti, il cosiddetto "Tschudi-Spende". Scopo del fondo era proseguire il progetto iniziato. La sua consistenza consentì a Braune di adempiere agli impegni già assunti dal suo predecessore. Venne, così, ampliata la panoramica sull'Impressionismo e Postimpressionismo francese e iniziò a formarsi il nucleo di espressionismo tedesco.
Sotto la direzione di Friedrich Dornhöffer la collezione di arte contemporanea assunse proporzioni tali da imporre la sua scorporo cui si è accennato all'inizio. Nel 1919 ca 250 dipinti e 65 sculture (Impressionismo francese e arte tedesca del '900) vennero separati dalle opere di arte tedesca dell'800, che rimasero alla Neue Pinakothek. Le altre andarono a costituire la Neue Staatsgalerie, ospitata nel Kunst- und Industrieausstellungsgebäude,

L'avvento del nazismo inflisse un duro colpo allo sviluppo della collezione.
Proprio Monaco fu il centro da cui partirono le iniziative pseudo-culturali di Hitler. Qui fu realizzata la Haus der Kunst, la casa dell'arte tedesca. Qui, nel 1937, vennero allestite le due mostre più celebri dell'epoca: "Entartete Kunst" e la "Große Deutsche Kunstausstellung".
Nel corso dell'operazione "Entartete Kunst" (Arte degenerata), la galleria si vide sequestrate tutte le opere dei principali autori contemporanei tedeschi, bollati come "degenerati". La guerra fece il resto, danneggiando gravemente l'edificio che ospitava la collezione.

August Macke, "Mädchen unter Bäumen", 1914, Pinakothek der Moderne di Monaco (München)

August Macke, Mädchen unter Bäumen, 1914
Pinakothek der Moderne di Monaco (München)

L'ironia della sorte volle che proprio il tempio dell'arte nazista, la Haus der Kunst, si fosse salvato dalla guerra. Dal 1947 vi venne esposto il poco che rimaneva della collezione della Staatsgalerie, assieme ad una scelta della Neue Pinakothek.
Dopo le incertezze dell'immediato dopoguerra la ripresa della Staatsgalerie è stata travolgente. La risurrezione dal nulla è stata possibile grazie agli acquisti del ricco stato bavarese e a fondamentali donazioni, pervenute soprattutto a partire dagli anni '60.
Prima grande donazione in ordine di tempo è stata quella di Sofie e Emanuel Fohn nel 1964. Comprendeva capolavori di Max Beckmann, Oskar Kokoschka, August Macke, Franz Marc e Ernst Ludwig Kirchner. In particolare, vi spiccano alcune opere acquistate all'epoca del nazismo tra quelle sequestrate ai musei tedeschi.
Negli anni '70 sono pervenute le collezioni di Theodor e Woty Werner, di Markus e Martha Kruss, di Klaus Gerbhardt, di Elly Koehler e di Marino Marini. Quest'ultimo ha lasciato un nutrito gruppo di sculture, gouache e disegni (1978), il terzo per importanza al mondo.
Nel 1974 sono pervenute le favolose opere di Max Beckmann di Günther Franke. Tra esse emerge Versuchung (1936), primo trittico di Beckmann e opera centrale della grande mostra "German Art of the 20th Century", svoltasi a Londra nel 1938.
I primi anni '80 vedono l'arrivo della collezione di Theo Wormland, comprendente svariate opere soprattutto surrealiste, di Hans Hartung (1982), e nel 1984 la grande collezione del principe Franz von Bayern. La donazione comprende ca 400 opere degli anni '60-70-80 (Baselitz, Beuys, Kiefer, Palermo, Penck, Polke, Rainer, Richter, ecc.). Altre opere degli anni '60 e '70, soprattutto minimaliste, sono pervenute attraverso il Galerie-Verein München e.V., nato con l'obiettivo di sostenere finanziariamente l'attività della Neue Pinakothek, della Neue Staatsgalerie e della Staatliche Graphische Sammlung.

Nel 1981 è stato completato il nuovo edificio della Neue Pinakothek. Il conseguente spostamento delle opere nella nuova sede, hanno lasciato l'ala Ovest della Haus der Kunst interamente a disposizione della Neue Staatsgalerie, che nel 1980 ha mutato la denominazione in Staatsgalerie moderner Kunst.
Nella seconda metà degli anni '80 si è messa in moto anche la macchina per dotare la galleria di una sede più adatta.
Gli anni '90 hanno visto la Staatsgalerie impegnata nel completamento delle sue collezioni, in particolare sul fronte dell'arte tedesca e italiana. Significative al riguardo le acquisizioni di opere di Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi e Alberto Burri.
Alla fine degli anni '90, dopo ritardi scandalosi, l'incarico del progetto dell'edificio è stato finalmente assegnato all'architetto tedesco Stephan Braunfels. Ma le perdite di tempo non sono finite. Così, si è arrivati all'inaugurazione del 16 Settembre 2002.
Da allora, la Pinakothek der Moderne è un vero successo.
I meriti di questo successo vanno ripartiti tra Braunfels, progettista dell'edificio, e i responsabili del progetto scientifico. Il primo ha saputo ben interpretare le esigenze che il complesso è chiamato a soddisfare. I secondi hanno individuato una linea d'azione in grado di coniugare le tradizionali esigenze di conservazione con le soluzioni proposte dalla moderna museologia, volte a stimolare l'interesse del pubblico.