Neue Pinakothek, Monaco (München)

Opere:
capolavori dell'Impressionismo e Postimpressionismo

Tra il 1915 e la metà degli anni '20 la Neue Pinakothek si trovò in possesso della più importante collezione pubblica di impressionismo e post-impressionismo francese al mondo. A tutt'oggi è la migliore della Germania.
Questa particolare situazione si deve innanzitutto all'opera di Hugo von Tschudi, direttore della Neue Pinakothek dal 1909 al 1911. A dispetto della brevità del suo incarico, interrotto dalla malattia che lo portò rapidamente alla morte, lasciò un'impronta talmente marcata da influenzare anche l'opera dei suoi successori.

Tschudi giunse a Monaco da Berlino, dove a causa dell'aspra opposizione dell'ambiente locale aveva dovuto abbandonare l'incarico di direttore della Nationalgalerie. Da subito riprese in mano le fila del programma intrapreso a Berlino: valorizzazione dell'arte tedesca dell'800 e apertura senza mezzi termini alle grandi correnti artistiche internazionali, impressionismo francese in testa.
Riannodati i contatti con i mercanti parigini, Tschudi si adoperò per portare a Monaco le opere precedentemente rifiutate a Berlino. Con il sostegno di finaziatori e donatori privati (fondi pubblici neanche a parlarne...) riuscì a portare a Monaco opere di Théodore Géricault, di J.B.C. Corot, di Gustave Courbet, e il capolavoro di Edouard Manet Déjeuner dans l'Atelier (1868).
Ostacolato da esponenti dell'ambiente artistico locale e gravemente ammalato, Tschudi morì nel 1911. Le sue funzioni vennero assunte da Heinz Braune, suo assistente. Senza indugio, Braune si accollò il gravoso compito di rastrellare fondi, per acquisire le innumerevoli opere prenotate in precedenza da Tschudi. In men che non si dica, poté istituire un fondo speciale, denominato "Tschudi-Spende". Grazie ad esso assicurò alla Neue Pinakothek opere di Honoré Daumier, Edouard Manet (La Barque, 1874), Camille Pissarro, Paul Gauguin.

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Gli anni tra le due guerre comportarono una drastica riduzione nelle acquisizioni di arte francese. Addirittura, l'acquisto di un van Gogh, assieme ad alcune opere di artisti "degenerati", costò al direttore Friedrich Dornhöffer il licenziamento in tronco nel 1933 ad opera dei nazisti. Fu già di per sé un miracolo, se non si verificarono sequestri di opere o distruzioni a causa dei bombardamenti.
L'uscita dal tunnel buio del dopoguerra, venne salutato anche con la rinascita dei musei e la ripresa delle acquisizioni. Sotto la direzione di Kurt Martin la Neue Pinakothek si arricchì di opere di Eugène Delacroix, Edgar Degas (La stiratrice, 1869) e Pierre Bonnard.
Altre opere pervennero invece grazie a donazioni. È il caso delle tele di Corot e van Gogh dalla donazione di Theodor e Woty Werner, e del ritratto di donna di Renoir dalla collezione di Elly Koehler.

Oggi la collezione si basa su opere di quasi tutti gli autori più significativi, tra cui alcuni capolavori assoluti. In tal modo, offre una panoramica completa sull'arte francese di fine secolo.