Neue Pinakothek, Monaco (München)

Storia

La Neue Pinakothek di Monaco in una litografia del 1865

La Neue Pinakothek di Monaco in una litografia del 1865

La Neue Pinakothek di Monaco (München) può essere considerata il più antico museo di arte moderna della storia.
Le origini vanno fatte risalire alla sperticata passione per l'arte del re Ludwig Iº di Baviera. Dopo essersi interessato ai reperti archeologici e all'arte antica, verso la metà degli anni '30 Ludwig cominciò a dedicarsi agli artisti tedeschi contemporanei, in particolare quelli di scuola monacense.
Nel 1841 rilevò la vasta collezione appartenuta al grande architetto Leo von Klenze (ca 100 opere). Con gli anni l'importanza della collezione aumentò a tal punto da esigere la costruzione di un edificio apposito, da affiancare a quelli della Alte Pinakothek e della Glyptothek. Il luogo prescelto fu lo spazio antistante la Alte Pinakothek. I lavori, condotti da August von Voit secondo il progetto di Friedrich von Gärtner, cominciarono nel 1846. Terminarono nel 1853, con l'apertura ufficiale della Neue Pinakothek. Era il primo museo di arte contemporanea in Europa: lo specchio fedele della passione di uomo dalla cultura tanto vasta, quanto aperta era la sua mentalità.
Ludwig Iº lasciò alla morte (1868) un complesso di 395 opere, che non si limitava all'ambito monacense ma comprendeva le tendenze del Nord della Germania, della Francia e del Belgio.

L'entusiasmo di Ludwig Iº trovò scarso seguito nei successori.
Per ritrovare il medesimo slancio la Neue Pinakothek dovette attendere gli anni della nascita dell'impero tedesco. Con gli anni '80 gli acquisti ripresero in maniera consistente, andando a colmare in maniera mirata molti vuoti della collezione. Giunsero soprattutto opere di artisti dell'ambiente monacense, ma anche di artisti come Lovis Corinth, Wilhelm Leibl e Max Liebermann.
Decisivo fu l'arrivo nel 1909 di Hugo von Tschudi come nuovo direttore. Tschudi era reduce da Berlino, dove aveva diretto la Nationalgalerie tra mille difficoltà e ostruzionismi, aprendo le porte agli artisti impressionisti. Giunto a Monaco, si ritrovò a dover aggirare le solite ristrettezze di bilancio. Grazie all'appoggio finanziario di privati ("Tschudi Spende"), intraprese l'acquisto sistematico di opere francesi di ambito impressionista e post-impressionista. Interrotto nel 1911 a causa della prematura scomparsa del geniale direttore, il programma di Tschudi venne proseguito dal successore Heinz Braune. Così, la Neue Pinakothek poté assicurarsi opere importanti di Corot, Courbet, Manet, Monet, Renoir, Cézanne, Gauguin, van Gogh e Seurat.

Nel 1919 la Neue Pinakothek, divenuta nel frattempo statale, disponeva di una tale quantità di opere, da rendere necessario un riordino. Le opere di fine '800 e primo '900 vennero separate ed esposte nel Palazzo delle Esposizioni in Königplatz. Andarono così a costituire la Neue Staatsgalerie. Fu su quest'ultima che nel 1936-37 si abbatté l'accanimento del nazismo nei confronti dell'arte moderna. Invece la Neue Pinakothek, liberata delle opere maggiormente controverse, poté contare su nuovi arrivi di opere, per quanto condizionati dai gusti di Hitler.
Con l'approssimarsi della guerra nel 1939 la Neue Pinakothek venne chiusa e le opere ritirate in deposito. La decisione si dimostrò avveduta, perché l'edificio fu distrutto dai bombardamenti del 1944. Orfana del contenitore, la Neue Pinakothek rimaneva in vita soltanto in virtù delle sue collezioni. Finita la guerra, una scelta di opere venne allestita nei vasti spazi della Haus der Kunst, assieme alle poche cose superstiti della Staatsgalerie.

Il sogno di una sede degna per le grandi collezioni di arte dell'800 e '900 venne accarezzato all'inizio degli anni '60. Tra alterne vicissitudini, nel 1975 iniziarono i lavori per la costruzione del nuovo edificio della Neue Pinakothek su progetto di Alexander von Branca. Il 23 Marzo 1981 la galleria poté finalmente riaprire i battenti. Presentava al pubblico quasi 500 opere spazianti da Goya, David e Turner, fino a Bonnard, Munch e Klimt.
Da allora sono trascorsi quasi vent'anni, ma rispetto all'assetto originale sono da registrarsi solo lievi cambiamenti. Sono giunte nuove opere, ma di esse sono poche quelle derivanti da acquisti o donazioni. Perlopiù si devono alla ridistribuzione dei periodi artistici e degli autori nell'ambito delle Bayerische Staatsgemäldesammlungen. Alcuni periodi artistici, ad esempio, hanno lasciato la Pinakothek der Moderne e sono passati alla Neue Pinakothek. E un giorno chissà! La stessa sorte potrebbe toccare magari anche all'espressionismo, al cubismo e al futurismo...