Neue Pinakothek, Monaco (München)

Collezioni

Friedrich Overbeck, "Italia und Germania", 1828, Neue Pinakothek, Monaco (München)

Friedrich Overbeck, Italia und Germania, 1828
Neue Pinakothek, Monaco (München)

La Neue Pinakothek di Monaco (München) dispone di un patrimonio complessivo di oltre 4500 opere, delle quali ca 500 quadri e 55 sculture esposte in permanenza.
L'ambito cronologico delle collezioni è destinato ad essere progressivamente ampliato. Attualmente abbraccia le principali correnti artistiche che si sono succedute in Europa nel corso dell'800, iniziando con Goya e David e terminando con il simbolismo e lo Jugendstil.
I principali punti di forza sono costituiti dalla pittura monacense, dai "Deutsche Römer" (Hans von Marées, Anselm Feuerbach, Arnold Böcklin) e dall'Impressionismo francese, di cui la Neue Pinakothek può vantare l'insieme più consistente in Germania.

In senso cronologico la collezione parte con alcune opere significative di Francisco Goya (La gita in campagna), Jacques Louis David e Anton Graff. Le opere di Thomas Gainsborough, Thomas Lawrence, George Stubbs, R. Wilson e William Turner (Ostende, 1844) aggiungono un'interessante sottolineatura dell'importanza della pittura inglese d'inizio secolo.
Ricchissima è la documentazione delle principali scuole regionali tedesche della prima metà del secolo, con particolare riguardo per quella di Monaco. Inquadrabili in ambito neoclassico troviamo le opere di Joseph Anton Koch, P. Hackert, Wilhelm von Kobell, J.G. von Dillis e di Leo von Klenze (Die Akropolis von Athen, 1846) Karl Rottmann. Mentre in ambito romantico troviamo quelle di Caspar David Friedrich (Der Sommer del 1807, Riesengebirgslandschaft del 1820-21, Visione della chiesa cristiana del 1820), G.F. Kersting, Karl Friedrich Schinkel, Karl Blechen, J.C.C. Dahl. Particolarmente folti i gruppi di opere dei nazareni (Friedrich Overbeck, Peter Cornelius, J. Schnorr von Carolsfeld, Hans Pforr, H. von Schadow) e della pittura Biedermeier (Karl Spitzweg, Moritz von Schwind, F.G. Waldmüller, F. von Amerling), dove spiccano capolavori notissimi come Italia und Germania (1828) di Friedrich Overbeck e Der arme Poet (1839) di Karl Spitzweg.

Insolitamente completo risulta l'itinerario attraverso la pittura francese della prima metà del secolo, tra romanticismo e realismo. La Neue Pinakothek allinea opere significative di Théodore Géricault (Artiglieria in salita, 1814) e di Eugène Delacroix, insieme a tele dei Barbizon, di J.B.C. Corot, J.F. Millet (Le Greffeur, 1855), Honoré Daumier (Il dramma, 1860 ca) e Gustave Courbet.

Hans von Marées, "Die Hesperiden", 1884-85, Neue Pinakothek, Monaco (München)

Hans von Marées, Die Hesperiden, 1884-85
Neue Pinakothek, Monaco (München)

Il percorso attraverso la pittura tedesca della seconda metà dell'800 si snoda toccando una serie straordinaria di capolavori di tutti i principali autori. Spiccano Adolph von Menzel (Prozession in Hofgastein, 1880), Wilhelm Leibl in compagnia di tutti i maggiori interpreti del realismo tedesco (Karl Schuch, Wilhelm Trübner, Josef Sperl, Hans Thoma, ecc.), con un gruppo molto nutrito di tele, e soprattutto i cosiddetti "Deutsche Römer": Hans von Marées, Anselm Feuerbach (Medea, 1870) e Arnold Böcklin (Spiel der Wellen, 1883). Particolarmente numerose le opere di von Marées (tra cui i trittici del 1885-87 Die drei Reiter, Die Werbung), pervenute in gran parte alla fine del secolo con il legato testamentario di Conrad Fiedler, grande protettore degli artisti e soprattutto appassionato dell'opera di von Marées.
Innumerevoli anche le opere dei "Deutsche Impressionisten", da Max Liebermann (Badende Knaben, 1898), a Max Slevogt, Fritz von Uhde, Lovis Corinth (Großes Selbstportrait vor dem Walchensee, 1924), Lesser Ury, cui fanno da contrappeso le enormi tele di soggetto storico e i ritratti degli autori appartenenti all'ambiente accademico ed ufficiale: K.T. von Piloty, A. von Keller, H. Makart, e soprattutto il dominatore della scena monacense di fine secolo Franz von Lenbach.

Edouard Manet, "Le déjeuner dans l'atelier (La colazione nello studio)", 1868, Neue Pinakothek, Monaco (München)

Edouard Manet, La colazione nello studio, 1868
Neue Pinakothek, Monaco (München)

Se lo sviluppo dell'arte dell'800 in Germania può essere seguito con altrettanta ricchezza di dettagli e di capolavori in altri musei tedeschi (ad es. la Nationalgalerie di Berlino), l'Impressionismo e Postimpressionismo francese nella Neue Pinakothek appaiono rappresentati da un insieme di opere che si colloca ad un livello decisamente superiore a qualsiasi altra collezione pubblica tedesca. A colpire non è tanto la consistenza numerica, di per sé limitata, quanto quella qualitativa di talune opere.
Tutto va fatto risalire a Hugo von Tschudi e all'accanimento con cui si batté in favore dell'arte francese contemporanea nei due brevi anni della sua gestione. Attorno a lui si riunì una piccola schiera di sostenitori, che lo consideravano un eroe. Costoro appoggiarono finanziariamente i suoi acquisti, e alla sua morte crearono uno speciale fondo ("Tschudi-Spende"). Grazie ad esso, il successore Heinz Braune poté integrare il nucleo con nuovi acquisti e donazioni nel corso del dopoguerra.
Oggi la collezione schiera grandi capolavori, che vengono illustrati più ampiamente alla pagina Capolavori impressionisti presso la Neue Pinakothek. Tra essi figurano: Déjeuner dans l'Atelier (1868) e La Barque (1874) di Édouard Manet, Nymphéas (1918-21) di Claude Monet, Stiratrice (1869) di Edgar Degas, Nature morte (1885) di Paul Cézanne, Vaso di girasoli (1888) e Vue de Arles (1889) di Vincent van Gogh, Te tamari no atua (1896) di Paul Gauguin. Li affiancano altre opere di Fantin-Latour, Monet, Renoir, Pissarro, Sisley, Degas, Cézanne, Seurat, Signac, van Gogh, Sérusier, Bonnard, Vuillard, Redon e Denis.
L'ambito simbolista al di fuori della Francia e quello Jugendstil sono rappresentati da Ferdinand Khnopff, Franz von Stuck (Die Sünde, 1893), Max Klinger, Ferdinand Hodler (Die Lebensmüden del 1892, e Landschaft am Genfer See del 1907), Gustav Klimt (Die Musik del 1895, Margarethe Stonborough-Wittgestein, 1905) e Egon Schiele.
Chiudono, per ora, alcune opere di Edward Munch, James Ensor e Giovanni Segantini.