Museum Ludwig, Colonia (Köln)

Storia

I grandi collezionisti d'arte contemporanea Peter e Irene Ludwig

I grandi collezionisti
d'arte contemporanea
Peter e Irene Ludwig

La storia del Museum Ludwig di Colonia (Köln) si è intrecciata con quella di altri grandi musei della città.
La ricchezza dei musei di Colonia, al contrario di altre città ex-capitali di principati, non deriva da collezioni principesche, né da estese campagne di acquisti, ma principalmente da gesti di mecenatismo borghese. La miglior testimonianza è data, non a caso, dai nomi stessi di alcuni musei. Essi, infatti, alludono a quattro tra i donatori più significativi: Ferdinand Franz Wallraf, Johann Heinrich Richartz, Joseph Haubrich e Peter Ludwig.

Al nome di Ferdinand Franz Wallraf è legato il lascito per testamento nel 1824 della vasta raccolta di arte antica ed applicata, destinata a costituire l'ossatura delle maggiori collezioni pubbliche cittadine. Nel 1854-55 va ad aggiungersi la cospicua donazione in opere e denaro di Johann Heinrich Richartz, grazie al quale viene dato inizio alla costruzione dell'edificio del museo inaugurato nel 1861 e intitolato appunto ai due mecenati.
La generale apertura al "moderno", verificatasi in Germania già ai primi del '900, produsse i suoi effetti anche a Colonia, città peraltro ben predisposta. Negli anni dal 1910 al 1930 Colonia fu teatro di alcuni importanti avvenimenti, come il Deutscher Herbstsalon e le serate Dada, con protagonisti del calibro di Max Ernst e Jean Arp. Vi operavano inoltre gruppi artistici d'avanguardia, come i "Rheinische Expressionisten" e i "Kölner Progressiven". Persino grandi gallerie d'arte, come quella di Alfred Fleschtheim. Negli spazi del museo fecero la loro comparsa numerose opere di artisti impressionisti e d'avanguardia, purtroppo drasticamente falcidiate dalle retate naziste del 1936-37.
Ai bombardamenti della guerra scamparono le opere antiche, ma non l'edificio. L'edificio venne ripristinato e riaperto al pubblico solo nel 1957.
Nel frattempo però un evento miracoloso era venuto a colmare molte delle gravissime ferite inferte alle collezioni del '900. Nel 1946 l'avvocato Joseph Haubrich donò alla sua città la sua collezione, consistente in diverse centinaia di opere, perlopiù di artisti espressionisti tedeschi. Si trattava di opere in gran parte acquistate in pieno periodo nazista, e in alcuni casi dalle stesse mani delle autorità naziste che le avevano sequestrate. Inutile sottolineare il significato dell'evento agli occhi della società tedesca del dopoguerra. Ricostruire la collezione composta dalle opere degli artisti cosiddetti "degenerati" smantellata dai nazisti assumeva un valore di riscatto morale. Guardando all'aspetto più scientifico, l'atto di Haubrich determinò comunque un netto rilancio della sezione moderna del museo, cui contribuirono ulteriori donazioni (Marguerite Arp-Hagenbach) e acquisti (la collezione Willy Strecker, nel 58).

Un secondo, secco, colpo di acceleratore venne impresso nel 1969 dalla decisione del collezionista Peter Ludwig e della moglie Irene di concedere in prestito al museo una consistente fetta della loro collezione di arte americana del dopoguerra. Nel protocollo d'intesa si alludeva chiaramente all'intenzione di convertire il prestito in donazione, ampliandolo ulteriormente. Ma c'erano anche delle condizioni: la città doveva provvedere a istituire un museo apposito recante il loro nome. Il passaggio di proprietà delle opere (circa 350) alla città di Colonia venne ufficializzato nel 1976 con la stipula di un apposito contratto. Esso impegnava la città ad istituire il Museum Ludwig, nel quale sarebbero dovute confluire anche le opere del '900, facenti parte del Wallraf-Richartz-Museum.

L'accordo con Ludwig comprendeva, inoltre, la costruzione da parte della città di un edificio apposito, destinato a ospitare i musei.
Il progetto partì all'inizio degli anni '80. La nuova costruzione, o "Neubau" venne inaugurata nel 1986. Al suo interno convivevano ben tre musei:
1)  Museum Ludwig
2)  Wallraf-Richartz-Museum
3)  Agfa-Foto-Historama.

Guardandolo retrospettivamente, il rapporto tra i Ludwig e Colonia può apparire alquanto contrastato, fatto di invidie, diffidenze. Soprattutto sul versante dell'amministrazione pubblica cittadina si è spesso temuto che la collaborazione potesse trasformarsi in una sorta di dittatura culturale della coppia. Cosa che in effetti in parte è stato.
Negli ultimi tempi, prima della scomparsa del grande collezionista, gran parte delle sue energie sono dirottate verso altri lidi: Aachen, Koblenz, Oberhausen, Mainz, Monaco, Vienna, Budapest, San Pietroburgo, Pechino, Cuba.
Ciononostante è grazie a Ludwig che il museo oggi dispone di una parata formidabile di opere: Pablo Picasso, cubo-futurismo russo, suprematismo, arte italiana del '900, espressionismo astratto, informale, Pop Art inglese e americana, "Nouveau Réalisme", fino a comprendere l'iperrealismo, il neo-espressionismo e le principali correnti pittoriche degli anni '70 e '80.

Nuovi arrivi di opere si sono avuti, peraltro, da parte anche di altri collezionisti: Schnitzler, Peill, ecc. In particolare, in coincidenza dell'inaugurazione del nuovo grande edificio nel 1986. La maggior parte di questi arrivi, combinati col vasto fondo di fotografie, filmati e video d'artista, hanno accentuato il taglio contemporaneo e multimediale del museo.
La commistione nella medesima struttura delle collezioni di tre diversi musei produsse, però, due conseguenze:
-  attenuò l'immagine di un museo centrato sull'attualità
-  limitò la possibilità di presentare al meglio la collezione.
A causa di ciò, e in previsione di nuove donazioni e depositi di opere, alla fine degli anni '90 venne decisa la costruzione di un nuovo edificio in cui trasferire il Wallraf-Richartz-Museum e le sue collezioni. Ciò è avvenuto nel 2001. In tal modo il grande complesso sul Reno è rimasto interamente a disposizione del Museum Ludwig. Peter Ludwig, alla sua morte, ha voluto onorare questo nuovo ambizioso progetto lasciando in eredità al suo museo un ennesimo blocco di capolavori.