Colonia (Köln). Musei a Colonia

Joseph Haubrich e il "caso" Peter Ludwig

La storia artistica di Colonia è ricca di nomi di grandi collezionisti d'arte. Nel campo dell'arte moderna e contemporanea ne spiccano soprattutto due: quelli di Joseph Haubrich e Peter Ludwig.

Joseph Haubrich è passato alla storia per aver donato alla sua città gran parte della sua collezione.
Quando, all'epoca del nazismo, gli autori espressionisti tedeschi venivano cacciati dalle accademie e dai musei della Germania, bollati come "degenerati", Haubrich li selezionò con pazienza e pertinacia, ricomprandoli dai mercanti.
All'indomani della guerra, la Germania si trovava in un momento storicamente difficilissimo. Da una parte, era impegnata a rompere con il passato recente. Dall'altra, urgeva il disperato bisogno di risorgere dalle ceneri della guerra. Sul piano culturale, gran parte degli sforzi miravano a riappropriarsi della grande tradizione artistico-culturale, che aveva visto gli artisti tedeschi al centro delle principali correnti dell'arte del primo '900, tradizione che il nazismo aveva cercato di cancellare.
In questo contesto cade il gesto di Haubrich. Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Karl Schmidt-Rottluff, Otto Müller, Emil Nolde, Christian Rohlfs, Max Beckmann, ecc. diventano patrimonio collettivo dei cittadini di Colonia.

Estimatore di Picasso e degli artisti russi del primo '900, dell'espressionismo astratto e della Pop Art, setacciatore sistematico ed instancabile della produzione artistica contemporanea di ogni angolo della terra, Peter Ludwig, scomparso di recente, con le sue enormi risorse ed il suo prestigio internazionale, ha rappresentato per Colonia una fortuna ma, a tratti, anche un problema.
Sebbene la sua sterminata collezione sia servita ad arricchire le istituzioni culturali di mezzo mondo (Aachen, Koblenz, Mainz, München, Vienna, Budapest, Avana, ecc.), Ludwig ha riservato sempre un occhio di riguardo per Colonia, che a più riprese ne è stata beneficiata.
Tutto questo ha senz'altro contribuito a conferire una statura internazionale al patrimonio pubblico della città, ma ha anche giustificato la pretesa da parte del grande collezionista di vedersene riconoscere il merito. Di qui la richiesta di costruire un vero e proprio museo d'arte moderna e di intitolarlo a suo nome, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che la cosa avrebbe comportato: tanto per cominciare, la necessità di reperire ingenti fondi per la realizzazione del progetto, e questo proprio negli anni difficili della crisi del petrolio (primi anni '70). Poi, il rischio di identificare il nuovo museo in maniera eccessiva con la figura di Ludwig, fatto che alla lunga avrebbe potuto scoraggiare altri collezionisti dal dare il proprio appoggio al museo. Ma la vera spina nel fianco degli amministratori pubblici è stato soprattutto il rischio di vedersi imporre da parte del collezionista una sorta di "dittatura artistica", basata sul ricatto di dirottare verso altri lidi i propri atti di munificenza.

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