Germania: musei in Germania

Introduzione sui musei della Germania:
Selbsthilfegalerie, Galerie der Künstlern, Künstlerwerkstatt

Künstlerhaus Bethanien a Berlino (Berlin)

Künstlerhaus Bethanien a Berlino (Berlin)

Una declinazione particolare del concetto di "Kunstverein" è data dalle "Galerie der Künstlern" (gallerie degli artisti) e dalle "Produzentengalerien" (gallerie dei produttori).
Eredi della "7.Produzentengalerie", fondata nel 1971 a Berlino dall'artista Dieter Hacker, sono iniziative associative di artisti a carattere essenzialmente espositivo, che dispongono di uno spazio destinato sia a presentare il lavoro dei propri aderenti, che a promuovere o a collaborare ad iniziative culturali di vario livello (progetti artistici, mostre, interventi, edizioni, ecc.). Organizzate sul modello dei Kunstvereine, data l'indigenza cronica della categoria professionale degli "artisti" basano gran parte della loro sussistenza sul supporto finanziario di privati (collezionisti, sponsors) e sui sussidi pubblici.

Espressioni della vita artistica alternativa delle grandi città sono i vari esempi di "Künstlerhaus" (casa degli artisti) e di "Künstlerwerkstatt" (letteralmente "officina degli artisti"). Consistono essenzialmente in edifici a disposizione di artisti, per uso abitativo nel primo caso, e per atelier nel secondo. In realtà, a causa dell'impossibilità a sostenere i costi di due spazi indipendenti, quasi sempre vengono adibiti impropriamente ad usi misti (casa-atelier).
Alcuni di essi hanno fatto propri alcuni principi organizzativi sviluppatisi nell'ambito dei movimenti di occupazione della casa. Sono strutturati sotto forma di convivenze regolate da appositi comitati di gestione democratici. Negli anni '70 ne sono sorte in tutte le città maggiori: Amburgo, Berlino, Monaco, ecc. Le più note tra quelle sopravissute sono la Künstlerwerkstatt Lothringerstraße di Monaco, e la Künstlerhaus Bethanien di Berlino.

Quando apparvero negli anni '70, le "Galerien der Künstlern" erano il riflesso in ambito artistico della generale politicizzazione della vita sociale, dovuta alle lotte studentesche del '68.
Esigenze più elementari sono, invece, alla base del fenomeno dei Selbsthilfegruppen (gruppi artistici autogestiti) e soprattutto delle Selbsthilfegalerien (gallerie autogestite).
Quando si parla di "Selbsthilfegruppen" bisogna rifarsi al primo dopoguerra. Per resistere e superare l'emergenza, ai giovani artisti non rimaneva altro modo che raccogliersi in gruppi e cercare di colonizzare spazi precari.

Galerie am Moritzplatz a Berlino (Berlin), fine anni '70

Galerie am Moritzplatz a Berlino (Berlin),
fine anni '70

Negli anni '70, l'interconnessione esistente tra aspetti culturali ed economici, e il conseguente vincolo dell'attività espositiva ad una logica di profitto, orientò gran parte delle gallerie private verso ciò che era più commerciabile e "alla moda". Come reazione, nuovi gruppi di artisti, con o senza programma, cominciarono a spuntare a Berlino, Colonia, Düsseldorf, Amburgo, ecc., dominando la scena artistica tedesca a cavallo degli anni '70 e '80.
Il fenomeno delle "Selbsthilfegalerien" (gallerie autogestite) è scaturito in stretta interconnessione con i gruppi e con la medesima urgenza di affrancarsi dalla schiavitù nei confronti delle gallerie istituzionali.
Il principio alla base è molto semplice: associandosi e gestendo direttamente lo spazio espositivo, l'artista assume il potere di esporre liberamente. In tal modo può riappropriarsi del diritto a produrre senza remore mentali anche ciò che non è reputato commerciabile, e che quindi non avrebbe facile sfogo attraverso gli spazi privati.
Il prototipo fu una storica galleria: "Großgörschen 35, sorta a Berlino nel 1964 ad opera di artisti del calibro di Markus Lüpertz, K.H. Hödicke e Bernd Koberling, L.M. Wintersberger, ecc.
Le "Selbsthilfegalerien" furono particolarmente in voga a Berlino nei primi anni '80, dove nascendo e morendo ad un ritmo frenetico hanno colorato il desolato quartiere di Kreuzberg, facendone una delle fucine più interessanti dell'arte d'avanguardia. Oggi rappresentano uno degli ingredienti più promettenti nella realtà in grande trasformazione dell'Est tedesco. Ne esistono svariate nelle strade della ex-Berlino Est, a Lipsia e a Dresda. A Chemnitz (la ex Karl-Marx-Stadt del dopoguerra), sopravvive ancora oggi una delle più gloriose gallerie auto-gestite dell'epoca della DDR, la Galerie Clara Mosch: dalla combinazione dalle iniziali dei cinque artisti fondatori è derivato il nome.

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