Germania: musei in Germania

Introduzione sui musei della Germania:
l'intervento dei privati nei musei

Scorcio dell'edificio del Neues Museum Weserburg Bremen, Brema

Scorcio dell'edificio del Neues Museum Weserburg Bremen, Brema

L'intervento dei privati nei musei pubblici tedeschi è un fatto che ha origini lontane. Risale all'800, quando gruppi di appassionati fondavano i Kunstvereine, dai quali sarebbero scaturiti molti nuovi musei.
Nel corso del '900, e soprattutto nel dopoguerra, la presenza dei privati nelle istituzioni museali si è notevolmente accentuata. Accanto al museo sono nate associazioni di sostenitori del museo, che mettono a disposizione fondi per l'acquisizione di opere (Fördererkreise).
D'altra parte, senza le straordinarie collezioni private, donate o concesse in prestito, molti musei perderebbero all'istante tutta la loro importanza. Notissimi i casi di Josef Haubrich a Colonia, di Bernhard Sprengel a Hannover, e di August e Eduard von der Heydt a Wuppertal.
Un decisivo salto di qualità è avvenuto alla fine degli anni '60 con l'irrompere sulla scena del famoso Peter Ludwig. Ludwig è recentemente scomparso. Tuttavia costituisce il prototipo del collezionista privato che, di fronte al crescere vertiginoso delle quotazioni delle opere d'arte, con la sua poderosa collezione è capace di influire sui destini di qualsiasi museo d'arte contemporanea al quale rivolga i suoi favori, e che perciò ne rivendica merito e riconoscimenti.
Negli ultimi anni il potere del collezionismo privato è divenuto quasi assoluto.
A determinare questo potere sono essenzialmente due fattori. Da un lato, i musei devono fare i conti con il ridursi dei fondi pubblici, Dall'altro, la competizione tra musei si è fatta serrata e transnazionale. Alcuni musei hanno stretto una sorta di patto di ferro con più collezionisti privati contemporaneamente, affidando la propria attrattiva interamente alle collezioni da questi concesse in deposito: caso esemplare il bellissimo Neues Museum Weserburg Bremen di Brema.

Per certi versi analogo è il discorso relativo agli sponsors, divenuto scottante negli ultimi tempi a causa del ridimensionamento dei contributi pubblici alla cultura.
In gioco è il difficile equilibrio tra obiettivi culturali del museo da una parte, ed esigenza di spettacolo e ritorno d'immagine per gli sponsors dall'altra.
Una certa sudditanza soprattutto rispetto alla questione della programmazione delle mostre viene lamentata dai fautori del rigore scientifico. Il rischio reale è, infatti, quello di favorire mostre scontate e di grande richiamo, incentrate ad es. sui soliti impressionisti e grandi maestri del primo '900, a scapito di mostre più sperimentali e innovative.

Meno sollecitate sul piano della politica finanziaria e culturale sono le istituzioni artistiche private, sciolte dal vincolo del "bene pubblico", che lega quelle finanziate con denaro pubblico.
Musei privati sono sorti per iniziativa di grandi collezionisti privati: Museum Insel Ombroich, Sammlung Ottomar Domnick a Nürtingen, ecc.
Svariati i musei dedicati a singoli artisti, derivati da importanti nuclei di opere appartenenti agli eredi, costituiti in fondazione (Stiftung): la Emil-Nolde-Stiftung a Seebüll, la Fritz-Winter-Haus a Ahlen, il Georg-Kolbe-Museum a Berlino, Käthe-Kollwitz-Museum a Berlino e Colonia, la Stiftung Hans Arp und Sophie Taeuber-Art a Rolandseck, ecc.
Alcuni musei e centri espositivi, infine, sono dovuti a singole aziende, e possono evocare molto bene la potenza e la superiorità culturale e morale dei loro proprietari. Universalmente noto è il Vitra Design Museum, inaugurato nel 1991 nella cittadina di Weil am Rhein, per iniziativa della omonima ditta specializzata in mobili e oggetti di design.
Meno percepibile, ma sicuramente altrettanto importante, è la sterminata collezione della Deutsche Bank, ospitata all'interno delle torri gemelle della sede centrale a Francoforte. Una sorta di colossale museo d'arte contemporanea non ufficiale.

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