Germania

Introduzione sulla Germania:
gli anni '50: il delinearsi di un sistema dell'arte

Mostra a Berlino sulla pittura americana (1958)

Mostra a Berlino sulla pittura americana (1958)

Nella BRD degli anni '50, l'ansia di ricostruire un sistema economico-sociale stabile e di scrollarsi di dosso i fantasmi del recente passato si accompagnò agli sforzi per ripristinare anche un tessuto culturale vitale.
Queste erano le esigenze più avvertite:
1)  riannodare i legami con la tradizione culturale di inizio secolo e di Weimar
2)  offrire stimoli intellettuali ai cittadini, che con i loro sacrifici contribuivano alla rinascita
3)  rendere meno anonime le città, rase al suolo e ricostruite in fretta, sull'onda dell'emergenza.
Tali esigenze, prese assieme e coniugate con l'opportunità di dare voce agli artisti e agli uomini di cultura, accelerarono la rinascita di istituzioni e iniziative culturali in ogni angolo del paese.

Nel corso del decennio, e in vari casi già negli anni '40, riaprirono i battenti molti dei musei storici e dei principali centri espositivi.
Ma i motori della rinascita culturale furono soprattutto i Kunstvereine. Sciolti dal nazismo, all'indomani della guerra i Kunstvereine ripresero l'attività, magari a intermittenza e quasi al verde, contribuendo ai principali eventi espositivi e alle iniziative più importanti.

In un paese ridotto a macerie ancora fumanti doveva sembrare sorprendente l'apertura di gallerie d'arte private. Sulla Kurfürstendamm di Berlino nel 1945 Gerd Rosen aprì la prima galleria privata tedesca del dopoguerra. Il suo esempio fu seguito da altri incoscienti a Berlino, Monaco, Colonia, Düsseldorf, Francoforte e Mannheim.
È facile immaginare le difficoltà incontrate da questi pionieri del mercato. Tra le altre cose, essi dovevano fare i conti anche con l'avversione nei confronti dell'arte contemporanea da parte di un pubblico "educato" al "sano gusto popolare" nazista.
Tra le idee escogitate per fare breccia, merita di essere ricordata l'iniziativa del gallerista Schüler a Berlino. Già allora concedeva in prestito opere d'arte in cambio di un modesto canone. Questa pratica, estesa e perfezionata, negli anni '60 e '70 sarebbe stata ripresa dai Kunstvereine, dando vita alle cosiddette Artothek (artoteche).
In ogni caso ben poco avrebbe lasciato presagire l'esplosione fenomenale del mercato dell'arte tedesco dei nostri tempi.

Vetrina della Galerie Rosen, Berlino (1945)

Vetrina della Galerie Rosen, Berlino (1945)

Di fronte alla carenza di spazi espositivi pubblici e all'assenza di gallerie private, molti artisti reagirono nel più tipico spirito tedesco: associandosi.
Un risultato furono le innumerevoli associazioni e gruppi artistici (Selbsthilfegruppen). Nascevano, si scioglievano e si ricombinavano con ritmo assillante, in ogni angolo della Germania. Gruppi generalmente con scopi pratico-organizzativi: reperimento di spazi espositivi, stimolo all'attenzione della critica e dell'opinione pubblica, sollecitazione dell'intervento pubblico.
Nel 1950 viene ricostituito il Deutscher Künstlerbund: organizzazione volta a rappresentare gli interessi degli artisti e difendere la libertà in campo artistico.
"Penuria" è d'altra parte un termine che calza a pennello per ogni più piccolo tassello del mondo dell'arte tedesco. Si addice alla critica, che subisce la penuria di spazi editoriali, in parte attenuata dal nascere di riviste e rubriche all'interno dei quotidiani. Si addice alle istituzioni, squattrinate e alle prese con il problema della ricostruzione delle sedi.
Per rispondere a diverse esigenze intervengono le amministrazioni locali e i Kunstvereine, che istituiscono appuntamenti espositivi annuali, premi e borse di studio. Sul finire del decennio si cominciano a notare anche le prime importanti opere d'arte in spazi pubblici, conseguenza dell'intensa campagna in loro favore portata avanti da artisti e associazioni.
Il "sistema dell'arte" tedesco comincia ad assumere la sua fisionomia caratteristica.

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