Mostre di arte moderna e contemporanea
The painting of modern life / Dipingere la vita moderna
6 febbraio - 4 maggio 2008
Castello di Rivoli
Piazza Mafalda di Savoia, Rivoli (TO)
Tel. 011-9565280
Orari: mar-gio 10-17, ven-sab-dom 10-21, lunedì chiuso
La nascita e lo sviluppo delle prime tecniche fotografiche, che divennero di pubblico utilizzo intorno alla metà dell'800, crearono grandi timori nel mondo dell'arte. Si pensava infatti che avrebbero avuto ripercussioni negative sulla commissione di ritratti e paesaggi e avrebbero limitato il lavoro dei pittori.
Questo però non avvenne, o comunque solo parzialmente. Gli artisti infatti cominciarono a sperimentare nuove vie e decisero di avvalersi anche loro del mezzo fotografico come supporto per le loro opere. E questo permise loro di cogliere persone, paesaggi e fatti nella loro immediatezza e adottare nuovi tagli compositivi.
I primi a utilizzare la fotografia furono gli impressionisti e basta guardare alcuni straordinari lavori di Degas per rendersi conto di quale portata rivoluzionaria abbia avuto l'adozione di questo nuovo strumento a fini artistici.
Le immmagini create dagli artisti pop e dalla "società dello spettacolo", teorizzata da Guy Debord, erano ancora molto lontane. Ma già nel 1863, Charles Baudelare, che non aveva mai fatto mistero del suo disprezzo per la fotografia, aveva publicato su "Le Figaro" il saggio Le peintre de la vie moderne dove incitava gli artisti ad adottare come soggetti dei loro dipinti la vita effimera e in continuo mutamento delle città. E questo era segno di un cambiamento epocale, che avrebbe avuto notevoli ripercussioni anche nel mondo dell'arte.
La mostra allestita al Castello di Rivoli parte da queste premesse per indagare un tema di grande fascino: l'uso dell'immagine fotografica nel linguaggio pittorico. L'argomento viene trattato però a partire dagli anni '60 del '900. È allora infatti che le immagini di tipo fotografico diventano così invasive che i pittori non possono fare a meno di prenderne atto.
Superati gli anni bui della guerra e dell'immediato dopoguerra, le città cominciano a crescere a un ritmo esponenziale e, col benessere, si fa strada anche il consumismo, che provoca mutamenti nel sistema dell'informazione e nel panorama urbano alterando il modo di vedere la realtà. Niente sembra infatti più vero di quello che appare su cartelloni pubblicitari, riviste, giornali, cinema e TV.
Gli artisti pop si rendono conto di questo cambiamento e modificando le dimensioni, la messa a fuoco e la grana di queste immagini invitano a riflettere sul loro uso e abuso.
I loro dipinti sono realizzati con una tecnica minuziosa e iperrealista, ma la relazione tra pittura e fotografia non sarà sempre di questo tipo e, col tempo, si avranno altre svolte, sia stilistiche che di pensiero. Basti pensare a Pistoletto, che usa la fotografia con intenti puramente concettuali o a Martin Kippenberger, che invece la utilizza come base per dare vita una "cattiva pittura".
Oggi gli artisti che fondano i loro dipinti su immagini tratte dai mass media e da Internet sono sempre di più. Tra l'altro adesso le fotografie si possono scattare anche col cellulare, che è sempre a portata di mano, e questo facilita ancora di più il loro compito. La situazione però è diversa. La decisione di scegliere la pittura è dettata dal fatto che secondo molti di questi autori la fotografia non è più capace di rappresentare la complessità della vita contemporanea. Le immagini prese dai giornali, dal cinema, dalla TV ecc. vengono quindi sottoposte a un lavoro di copiatura, ritocco, reinterpretazione che apre lo sguardo a un mondo altro, più ampio e decisamente più soggettivo.
La mostra, curata da Ralph Rugoff, presenta le opere di 22 artisti: Richard Artschwager, Robert Bechtle, Vija Celmins, Peter Doig, Marlene Dumas, Thomas Eggerer, Judith Eisler, Franz Gertsch, Richard Hamilton, Eberhard Havekost, David Hockney, Johannes Kahrs, Johanna Kandl, Martin Kippenberger, Liu Xiaodong, Malcolm Morley, Elizabeth Peyton, Michelangelo Pistoletto, Gerhard Richter, Wilhelm Sasnal, Luc Tuymans e Andy Warhol. Ci sono autori europei, americani e asiatici. Alcuni molto noti, altri meno.
I loro lavori aiutano a riflettere su due punti fondamentali: come evolve un'immagine quando è trasposta da un linguaggio a un altro e in che maniera il linguaggio connoti il significato di un'immagine.
Il catalogo, edito da Skira, contiene i saggi di Carolyn Christov-Bakargiev, Martin Herbert, Ralph Rugoff, Barry Schwabsky e Kaja Silverman.
