Mostre di arte moderna e contemporanea

Piero Manzoni

19 maggio - 24 settembre 2007

MADRE - Museo d'Arte Donnaregina
Palazzo Donna Regina
Via Luigi Settembrini 79, Napoli
Tel. 081-5624561
Orari: lun-gio e dom 10-21, ven-sab 10-24, martedì chiuso

Dopo le belle mostre su Jannis Kounellis e Bruce Nauman, il MADRE di Napoli dedica la sua attenzione a un altro importante protagonista dell'arte contemporanea internazionale, italiano di nome e di fatto. Si tratta di Piero Manzoni, che in soli 7 anni di attività, dal 1956 al 1963, ha saputo imporsi come uno dei più originali interpreti del '900 diventando un punto di riferimento importante per gli artisti del suo tempo e per quelli a venire. Cosa avrebbe potuto fare in seguito è impossibile saperlo. La morte l'ha portato via giovanissimo, quando aveva appena trent'anni.

La rassegna, curata da Germano Celant, che, in passato, si è occupato del catalogo generale dell'artista, ripercorre tutte le fasi della sua carriera che è passata da esperienze di tipo figurativo a forme molto avanzate di concettualismo.

Agli inizi, come la maggior parte degli artisti, Manzoni realizza paesaggi e ritratti di tipo tradizionale, poi scopre il catrame e altri materiali. Risalgono a questo periodo gli "Ominidi" e le "Impronte", che mostrano alcune consonanze con le pratiche surrealiste.
Dopo una breve parentesi nel Movimento nucleare, comincia a maturare un percorso autonomo. A scatenare le sue riflessioni e la sua fantasia sono i Monocromi di Yves Klein, che ha l'opportunità di vedere alla Galleria Apollinaire di Milano.
La sollecitazione è così forte che, nel 1957, Manzoni crea gli Achrome, superfici bianche coperte di gesso e imbevute di caolino, che costituiscono il suo primo importante, contributo allo storia dell'arte. Si tratta, infatti, di qualcosa di nuovo e assolutamente originale.
Anche se, dietro questi lavori ci sono le ricerche materiche degli artisti informali e le opere di Klein, l'azzeramento cromatico di Manzoni ha, infatti, un significato diverso, che anticipa la ratio delle opere successive. Quello che attrae l'artista, infatti, non è la materia in sé, o il significato più o meno inconscio che le si puù attribuire. Quella che porta avanti è una riflessione sulla pittura e sui suoi materiali. E usa il bianco proprio perché lo considera un "non colore", qualcosa di neutro.
Nella stessa direzione, analitica e concettuale, va anche l'uso di materiali estranei all'arte, ai quali l'artista, riprendendo la lezione di Duchamp, conferisce lo stesso valore di quelli tradizionali.

Dalle cose alle persone il passo è breve. Dopo aver utilizzato il cotone, il peluche, il polistirolo, le michette ecc, Manzoni trasforma in arte anche le modelle e la gente qualunque. La ricetta è semplice. Basta che si lascino firmare dall'artista o si pongano su un piedistallo "magico".

Ribadita l'importanza dell'artista e della sua firma, capace di conferire valore a qualunque cosa, Manzoni porta alle estreme conseguenze la sua critica nei confronti del mercato dell'arte e del collezionismo, vendendo il suo stesso "fiato" e perfino le sue feci, la cosiddetta "merda d'artista".
Il contatto tra il pubblico e l'arte si fa ancora più stretto, e per così dire biologico, quando l'artista invita il pubblico a mangiare le Uova sode, che ha appena firmato. Una pratica che richiama antiche usanze tribali e mette in luce, non senza ironia, il potere che ha l'arte di trasformare l'uomo.

Se in questi casi esiste un'idea forte, ma anche qualcosa di fisico, in altre opere Manzoni diventa decisamente concettuale. Chi guarda i suoi lavori, infatti, deve lasciar da parte qualsiasi pregiudizio e affidarsi soltanto al pensiero, all'immaginazione. Senza un atteggiamento di questo tipo, infatti, è impossibile comprendere la portata innovativa del Socle du monde (Basamento del Mondo) del parco di Herning, che trasforma il globo terrestre in un'immensa e ineguagliabile opera d'arte, o della Linea di lunghezza infinita (1960), dove si compra soltanto l'idea. Nessuno può credere infatti che Manzoni abbia potuto dar forma e misura a ciò che, per definizione, è illimitato.

Per consentire al pubblico di inquadrare questo straordinario "provocatore intellettuale" nel contesto culturale in cui ha operato, la mostra è arricchita dai lavori di alcuni artisti che hanno influenzato il suo pensiero (Fautrier, Burri, Fontana) o hanno svolto percorsi affini (Klein, Castellani, Mack, Ryman). Non bisogna inoltre dimenticare che Manzoni è stato anche un gallerista e un formidabile comunicatore. Nella sua breve vita è riuscito infatti a fondare, assieme a Castellani, una rivista, "Azimuth", e uno spazio espositivo, Azimut, che hanno contribuito a promuovere e far conoscere in Italia molti artisti stranieri, tra cui Rauschenberg, Johns e il Gruppo Zero.

Links ad altre pagine di Artdreamguide correlate

Destinazione:

Dal:

Al:

Adulti:

Bambini: