Mostre di arte moderna e contemporanea

Martin Parr. Retrospettiva

14 settembre - 19 novembre 2006

Forma - Centro Internazionale di Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro 1, Milano
Tel. 02-58118067
Orari: 11-21, gio 11-23, lunedì chiuso

FORMA, il Centro Internazionale di Fotografia, nato lo scorso anno grazie a Fondazione Corriere della Sera, Contrasto e ATM, lavora ormai a pieno regime e, molto presto, partirà anche il Master in Photography and Visual Design, realizzato in collaborazione con NABA.

In attesa della grande mostra su Henri Cartier-Bresson, prevista per la fine di novembre, la stagione espositiva si apre con una vasta retrospettiva del fotografo inglese Martin Parr, uno dei più originali e conosciuti autori di immagini di documentazione sociale, anche lui membro dell'Agenzia fotografica Magnum Photos.
Nato a Epsom nel 1952, si è formato al Manchester Polytechnic, dove è entrato a far parte del gruppo formato da Daniel Meadows, Peter Fraser e Brian Griffin.
Affascinato dai lavori dei grandi documentaristi americani, e in particolare da quelli di Lee Friedlander, Diane Arbus e Robert Louis Frank, ha cominciato a interessarsi a quello che capitava quotidianamente attorno a lui collezionando immagini con la stessa frenesia con cui, ancora oggi, raccoglie oggetti di ogni genere, dalle carte da parati ai piatti.
Ironico e provocatorio, "ha trasformato in commedia il cibo che mangiamo, i vestiti che portiamo, i posti dove andiamo..." rivelando l'orribile e rassicurante familiarità del cattivo gusto e dell'ordinario.

La rassegna, che è già stata presentata alla Barbican Art Gallery di Londra e alla Maison Européenne de la Photographie di Parigi, è curata da Val Williams ed è davvero esaustiva. Consente di vedere, infatti, ben 200 immagini di Martin Parr, in bianco e nero e a colori. Praticamente tutta la sua produzione fino al 2005.

Il percorso espositivo prende le mosse all'inizio degli anni '70, quando l'artista, alla ricerca del "sublime ordinario" decide di documentare la vita sociale e domestica degli abitanti dell'Inghilterra del Nord.
Le prime prove riguardano la vita nelle città industriali, negli ospedali psichiatrici, nelle vecchie comunità, le variazioni meteorologiche e il cattivo tempo, poi la sua attenzione si focalizza sul ceto medio, di cui mette in luce il cattivo gusto e la quotidiana banalità immortalando interni di case e scene di festa, consuetudini e comportamenti. Per realizzare queste foto, adotta una tecnica un po' diversa. Le riprese, infatti, cominciano a essere più ravvicinate e compare il colore.
Negli anni '80 grazie ai finanziamenti dell'Arts Council, Parr porta avanti una satira sul consumismo e sull'uso del tempo libero, un tema su cui ritornerà più volte.
Nel decennio successivo, comincia a viaggiare per il mondo e allarga la sua indagine al turismo di massa, di cui documenta usi e aberrazioni, e alla pratica dei viaggi veloci, motivati soltanto dall'acquisto di merci a minor costo.

Common Sense (1998), che campeggia al centro della sala espositiva principale, rappresenta un po' la summa di quanto c'è di volgare, kitsch e assurdo nel nostro mondo. È una specie di monumento allo spreco e al cattivo gusto.
Se questo gruppo di immagini da una parte diverte, dall'altra impone riflessioni più serie, due piccole stanzette, poste poco dopo l'ingresso, aiutano a ritrovare il sorriso. Si tratta di Home Sweet Home, che ricostruisce un lavoro fatto per la mostra di diploma, e Reading Room, che propone una serie di autoritratti improbabili.

La rassegna è accompagnata da alcuni incontri di approfondimento sulla fotografia.

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