Mostre di arte moderna e contemporanea
Il lavoro inciso. Capolavori dell'arte grafica da Millet a Vedova
14 settembre - 21 ottobre 2006
Fondazione delle Stelline - Sala del Collezionista
Corso Magenta 61, Milano
Tel. 02-45462411
Orari: lun 14-19, mar-sab 10 13 14-19, domenica chiuso
Il '900 è stato il secolo del lavoro di massa, ma già nell'800 i lavoratori avevano cominciato a imporsi come soggetti sociali autonomi, meritevoli di rispetto.
La novità non era certo sfuggita agli artisti, che avevano deciso di indagare e documentare, coi loro mezzi, una realtà il più delle volte pesante e difficile, testimoniando così la loro solidarietà.
La mostra allestita alla Fondazione delle Stelline, e prima ancora a Lecce, è stata realizzata per ricordare il centenario della CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro), che tanto ha fatto per tutelare i più deboli e garantire dignità ai lavoratori, ma ha anche un altro scopo che è quello di riportare l'attenzione del mondo contemporaneo sulle difficoltà e le conquiste che, da sempre, accompagnano il riscatto sociale dei meno abbienti e dei nuovi arrivati. Anche oggi, infatti, benché le cose siano diverse, non mancano certo i problemi. Basti pensare alla precarietà di ogni impiego, allo sfruttamento degli immigrati, ai numerosi incidenti sul lavoro.
La scelta di una tecnica come la grafica, nelle sue diverse espressioni (disegno, litografia, incisione, xilografia), è stata tutt'altro che casuale. Si tratta, infatti di un'espressione artistica "democratica", che può avere un'ampia tiratura e una diffusione capillare. Non per niente, è stata usata per la realizzazione di giornali, manifesti, cartoline, volantini, e anche per la stampa delle tessere sindacali. Il tratto inciso, inoltre, per sua stessa natura, ben si presta a denunciare le sofferenze, le fatiche, le delusioni e il male di vivere dei più poveri. Sobrio e austero, più duro del pennello, è in grado di scavare più a fondo nei sentimenti di chi patisce le umiliazioni e di chi le osserva.
La mostra, strutturata in senso cronologico, propone le opere dei grandi maestri europei, che, tra la seconda metà dell'800 e gli anni '70 del '900, hanno raccontato, con sconcerto e partecipazione, la tragica epopea dei lavoratori (contadini, pastori, pescatori, minatori, operai ecc), ma anche l'inarrestabile cammino della società e il suo processo di industrializzazione.
Nelle loro grafiche si materializzano 100 anni di fatiche e di lotte per la conquista dei diritti fondamentali, 100 volti e 100 luoghi in cui "si legge la storia dell'uomo e del suo destino, intrappolato negli ingranaggi dell'era moderna".
Alle facce dei lavoratori si contrappongono quelle, arcigne e cattive, di chi i lavoratori li sfrutta, come nelle opere di Daumier, Da Vasto, Dix ecc.
La rassegna si apre con Millet, Fontanesi e Fattori, che raccontano la vita quotidiana di vangatori, spigolatrici, butteri e contadini. Le immagini esposte offrono una visione romantica e un po' idilliaca del lavoro dei campi, che dimostra un profondo interesse per l'argomento ma non rispecchia certo la realtà e non ha ancor nessun intento di denuncia sociale. Siamo ancora un po' distanti dall'atteggiamento di Courbet, che, influenzato dalle idee di Proudhon, voleva "fare dell'arte viva... rappresentare i costumi, le idee, l'aspetto della (sua) epoca, secondo il (suo) modo di vedere".
È con Pellizza da Volpedo (Cartone per la figura centrale di Fiumana) che i lavoratori assumono coscienza della propria dignità e della propria forza sociale cominciando ad avanzare le prime rivendicazioni.
Alla vita di campagna, si contrappone quella dei centri urbani che vivono un periodo di grande sviluppo edilizio, industriale e demografico. Gli artisti (Signac, Boccioni, Cambellotti, Brangwyn) iniziano a interessarsi all'evoluzione delle città, alla vita degli operai, ai luoghi del dopolavoro, alle nuove conquiste della scienza.
In questo clima s'inserisce l'esperienza di quelli che Pierre Mac Orlan chiama "pittori-delegati dei proletari". Una definizione, che si adatta a Vlaminck, per il quale fu coniata, ma anche a Rouault, Brangwyn, Steinlen (Fuggiaschi), Käthe Kollwitz (Tumulto, Assalto), Dix, Grosz, Viani e Sironi (L'operaio. Bozzetto per illustrazione). Il loro scopo è quello di ricomporre la frattura fra arte e società dando vita a un'arte "rivoluzionaria" nella forma e nei contenuti, il primo esempio di reportage sociale.
Le guerre e le dittature pogono fine a ogni rivendicazione, ma la rinascita democratica e il riconoscimento dei diritti sociali fondamentali riportano alla ribalta la questione del rapporto tra arte e società.
I frutti di questa nuova alleanza si possono vedere nelle opere grafiche realizzate, tra il secondo dopoguerra e gli anni '70, da artisti come Guttuso, Zigaina, Vespignani, Attardi, Muccini, Romagnoni, Ferroni, Migneco, Guerreschi, Calabria e Vedova.
La rassegna è curata da Patrizia Foglia, Chiara Gatti e Luigi Martini. Il catalogo è edito da Skira.
