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Newsletter del 3 aprile 2008
sommario
L'Italia e' una nazione incostante e schizofrenica.
Da una parte, rimbalzano nel mondo le immagini dell'inefficienza, con la spazzatura per le strade di Napoli e provincia. Dall'altra, gli fa eco la sinergia quasi perfetta di governo, enti locali e forze sociali, che ha portato alla scelta di Milano come sede dell'Expo 2015.
Il disagio della popolazione campana per la spazzatura nelle strade fa indignare. Ma qualcosa fa indignare ancora di più.
I rifiuti per le strade sono nulla rispetto a una realtà ben più grave e inquietante. Stiamo parlando delle discariche abusive di rifiuti tossici che infestano il "triangolo della morte" campano. Stiamo parlando della cosiddetta "Terra dei Fuochi", il territorio a nord di Napoli così chiamato per le colonne di fumo nero e denso che si elevano di notte dai rifiuti scaricati e incendiati. Una vera tragedia, fatta di diossina, scorie tossiche e, forse, persino radioattive. Roba che inquina l'aria, l'acqua e il terreno. Una minaccia per la vita della gente e per l'economia dell'area.
Per chi vive lontano da quei luoghi è facile domandarsi coma mai nessuno abbia reagito prima. Chi ci vive sa, però, che le cose non sono così semplici, quando si ha a che fare con amministratori incapaci e con la criminalità organizzata.
In un contesto simile parrebbe follia sperare che qualcuno possa pensare alla cultura. Ma non è così.
A nord di Napoli si trova Casoria. Lì è accaduto un miracolo. Nel 2004 è sorto il CAM_Casoria, un piccolo e dinamico museo d'arte contemporanea.
Ecco un altro paradosso.
Nel cuore del Napoletano, così travagliato e in emergenza, sorge e funziona un museo d'arte contemporanea, mentre per farne uno a Milano si devono attendere i finanziamenti dell'Expo 2015.
Viviamo proprio in un paese schizofrenico...
Nel 1871 un pittore trentacinquenne partecipò a una spedizione geologica, finanziata dal governo americano. Meta era la regione di Yellowstone. Il pittore, l'inglese Thomas Moran, aveva il compito di documentare la natura del luogo con disegni e illustrazioni.
Tra Moran e Yellowstone fu amore a prima vista. L'artista vi fece ritorno a più riprese per raffigurarlo in varie opere, anche di grandi dimensioni.
Il fascino sublime delle vedute di Moran conquistò subito il pubblico americano. Riuscì persino a convincere il governo americano a proclamare Yellowstone primo parco nazionale.
La pittura di paesaggio non è stata appannaggio del solo Moran. Altri pittori americani dell'800 hanno raffigurato spettacoli naturali.
Il loro linguaggio oggi può apparire poco innovativo. Naturale, infatti, confrontarli con i quadri degli impressionisti francesi. Tuttavia, a dispetto di una certa convenzionalità, quelle opere hanno qualcosa di originale.
Andando alla radice, si comprende che la forza di queste opere è data proprio dal mai sopito stupore per la sublime grandezza della natura americana. Cascate del Niagara, Yellowstone, Yosemite, Grand Canyon, Rocky Mountains, Sierra Nevada... Questo senso di sublime grandezza lo ritroveremo, rimuginato, anche nelle enormi tele di Pollock, Rothko, Still, Louis, Gottlieb ecc.
In questi giorni, le opere di Moran, Biestadt, Church, Cole e Inness sono in mostra al Museo di Santa Giulia di Brescia in compagnia di tutti i protagonisti dell'arte americana fino al primo '900. Una mostra da non perdere!

Su Artdreamguide puoi trovare la presentazione della mostra.
Casoria è un nome sconosciuto ai più. Nella realtà, è una città di 100.000 abitanti alla periferia nord di Napoli.
Nel dopoguerra ha vissuto un notevole sviluppo, diventando uno dei principali centri industriali della Campania. Come altri poli del suo genere, vive oggi un processo di deindustrializzazione. Su una delle aree dismesse è stato creato un bel parco di sculture all'aperto. Su un'altra è sorto il CAM_Casoria Contemporary Art Museum.
Il museo si è inaugurato nel 2004. Non è stato concepito come un mero contenitore di opere, ma come una struttura polifunzionale, in dialogo con il territorio.
In 4 anni di attività ha ospitato una sequenza implacabile di eventi di ogni tipo.
Punta di diamante dell'attività è il concorso annuale di videoarte: Magmart. Vi partecipano centinaia di autori con i propri lavori di videoarte e le opere vincitrici vanno ad arricchire la collezione permanente. Proprio in questi giorni è aperta la 3. edizione.

Su Artdreamguide puoi trovare una presentazione del il CAM_Casoria Contemporary Art Museum, a Casoria (NA).
Giacomo Balla è stato uno dei principali interpreti del Futurismo. E questo lo sanno in tanti. Non tutti sanno, invece, che è stato un formidabile precursore.
Ad avvalorare la tesi si possono portare almeno tre esempi.
Primo. Balla dopo il 1910 si è applicato ai temi tipici del Futurismo: il movimento, il dinamismo, la velocità. A differenza dei compagni di strada, lo sbocco formale del suo lavoro è dato da composizioni totalmente astratte. E questo già nel 1912.
Secondo. Nel 1915, Balla firma con Depero il manifesto Ricostruzione futurista dell'universo. Con ciò, l'estetica futurista si lanciava alla conquista del mondo, decorando case, mobili, servizi da the, suppellettili e capi di abbigliamento. L'artista al servizio del quotidiano: un principio all'avanguardia, condiviso da altre correnti di punta del '900, come de Stijl e il Bauhaus.
Terzo. Nel 1917 Balla realizza a Roma le scenografie per Feu d'artifice di Stravinskij. La scena consisteva in un paesaggio di solidi colorati, che cambiavano colore mediante a un sistema di luci, in sintonia ritmica con la musica e gli stati d'animo espressi dai danzatori. Da quel momento la scenografia teatrale non sarebbe stata più la stessa.
La personalità poliedrica di Giacomo Balla è presentata in una grandiosa retrospettiva al Palazzo Reale di Milano.

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La parabola artistica di Giacomo Balla è molto interessante e contrassegnata da eventi singolari.
Agli inizi del '900 è un discreto pittore divisionista. Poi vede le fotografie di Marey e Muybridge e si appassiona a Marinetti. Con 4 colleghi stende il manifesto che sancisce l'inizio del Futurismo in pittura.
Nel 1913 mette all'asta tutte le opere figurative e dichiara: "Balla è morto. Qui si vendono le opere del fu Balla.".
Circa vent'anni dopo chiude la parabola futurista con un'altra dichiarazione. Scrive che in lui era maturata la convinzione che "... l'arte pura è nell'assoluto realismo senza il quale si cade in forme decorative e ornamentali...".
Pochi anni prima, nel 1928, Balla dipinge Le frecce della vita.
Si tratta di un quadro piuttosto complicato e, per molti versi, involuto. Presenta, però, una stranezza.
La scena appare stipata di punte e frecce, che simboleggiano le asperità della vita. L'esistenza umana vi è raffigurata sotto forma di un metro da falegname, che si piega attorno alle punte. Attorno ad esse si contorce anche uno strano nastro, simile a una tripla elica seghettata. Logicamente, Balla non sapeva niente del DNA. Ma quella tripla elica ricorda troppo la doppia elica descritta da Watson e Crick nel 1953. Solo un veggente avrebbe potuto associare la vita a una forma simile a ciò che sappiamo, oggi, custodire il codice della vita...

Su Artdreamguide puoi trovare un profilo di Giacomo Balla, con la vita, l'attività artistica e le opere.
I percorsi museali nascono in genere dalla combinazione di due elementi: le opere a disposizione e i criteri museologici adottati. Le sale di un museo di pittura possono, quindi, contenere opere di autori diversi, legate tra loro secondo determinati criteri.
Alcuni musei hanno, però, la fortuna di riunire più opere di uno stesso artista. In qualche caso ne hanno così tante da potergli dedicare una sala intera, se non più d'una.
Questa prerogativa non è sempre un vantaggio, perché alcuni artisti alla lunga possono risultare monotoni e annoiare. In un certo numero di casi, invece, è fonte di esperienze magiche.
L'Ermitage di San Pietroburgo e il Museo Pushkin di Mosca sono due ottimi esempi. Presentano, infatti, sale interamente dedicate a grandi maestri dell'arte impressionista e moderna. E molti hanno provato l'incanto che suscita la sala con i dipinti tahitiani di Paul Gauguin. Come pure hanno avvertito l'energia stupefacende che sprigiona dalle grandi tele alle pareti delle sale di Matisse.
Come è possibile che tanti tesori si ritrovino in Russia? Come è possibile che, nonostante la rivoluzione d'ottobre, i musei di Mosca e San Pietroburgo presentino tante testimonianze dell'arte a cavallo tra '800 e '900?
La risposta viene da una grande mostra alla Royal Academy di Londra.

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"Sono davvero felice di poter annunciare la nascita del Museo di Arte Contemporanea, un museo della nostra città e per la nostra città che ci auguriamo possa essere finito entro la scadenza del mandato di questa Giunta". A dirlo è stata il sindaco di Milano Letizia Moratti, in occasione della presentazione del nuovo polo.
La struttura dovrebbe sorgere sull'area della vecchia fiera di Milano, oggetto di un colossale intervento di riqualificazione. Il progetto è del noto architetto Daniel Libeskind.
Il nuovo edificio dovrebbe assomigliare a una massa cubica in basso e cilindrica in alto, ritorta su se stessa. Il rivestimento esterno in marmo e inserti di vegetazione dovrebbero conferirgli leggerezza. Fin qui il contenitore.
Poi c'è il progetto museologico, che lo differenzia dalla concezione classica di museo fatto di opere appese.
Così, mentre a Roma si stanno portando a compimento le realizzazioni del MACRO e del MAXI, a Milano si gettano le basi del Museo del Contemporaneo. Dobbiamo solo sperare che la fresca assegnazione dell'Expo 2015 a Milano dia al sogno quel respiro mancato in passato.

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Nel corso degli anni '80 fiorì nel mondo una generazione di nuovi musei. Quasi tutti i grandi nomi dell'architettura apposero la propria firma a uno dei progetti: Johnson, Venturi, Pelli, Piano, Pei, Isozaki, Hollein, Rossi, Sterling, Ungers, Meier, Botta, Gehry ecc. Strutture d'impianto geometrico e neorazionalista si confrontarono con edifici d'impronta postmoderna, caratterizzati da sobrie citazioni del passato. A dare uno scossone alla sostanziale compattezza di queste realizzazioni giunse poi il Vitra Design Museum, uno dei primi edifici scompaginati di Frank O. Gehry.
Proprio in quel periodo il Senato di Berlino indisse un concorso internazionale per il progetto del nuovo Judisches Museum. Vincitore un po' a sorpresa fu l'architetto Daniel Libeskind, con un edificio ancora più stravagante di quello di Gehry.
La struttura a pianta seghettata venne completata nel 1998 e inaugurata l'anno dopo. Oggi lo Judisches Museum è una delle principali attrazioni di Berlino, e ciò in gran parte proprio per il suo edificio.
Libeskind nel frattempo è divenuto famosissimo. Nel 2003 è stato proclamato vincitore del concorso per la ricostruzione di Ground Zero a New York. L'anno dopo, con Hadid, Isozaki e Maggiora, è stato coatore del grande progetto di riqualificazione della vecchia fiera di Milano. E per l'occasione non si è smentito, proponendo una singolare torre incurvata e inclinata in avanti.
Il sito web documenta le decine di progetti completati e in fase di realizzazione da parte dello Studio Daniel Libeskind.

Per conoscere lo Studio Daniel Libeskind e i suoi progetti, visita daniel-libeskind.com.
Per la maggior parte dei collezionisti d'arte il libro d'artista è un oggetto strano. È rettangolare come un quadro o una stampa, ma non si incornicia. Non si appende alla parete.
La sua bellezza consiste nell'accostamento di un testo letterario a immagini realizzate da uno o più artisti. Immagini prodotte con le normali tecniche calcografiche: incisione, litografia, serigrafia ecc. Ma in alcuni casi anche immagini prodotte con tecniche diverse, come la fotografia.
Il libro d'artista non si appende alla parete, dicevamo. Questo perché esteriormente presenta una copertina, come qualsiasi libro. Nella maggior parte dei casi, inoltre, è racchiuso in una custodia, o un contenitore.
Chiaramente, un oggetto simile non attira le voglie di coloro che vogliono il quadro da parete. Non seduce nemmeno una grossa fetta degli appassionati di stampe, che spesso desiderano opere distinte e realizzate in modo indipendente da un testo.
Chi apprezza veramente il libro d'artista è una persona speciale. Innanzitutto, è un bibliofilo, anche se di tipo particolare. Poi, è un appassionato d'arte. Ma soprattutto, è uno che sa cogliere e apprezzare il progetto da cui nasce il libro. Quel progetto partorito da due pazzi: l'editore e l'artista. Sì, perché per decidere di creare un libro d'artista bisogna essere proprio dei pazzi. Ma che magnifiche "pazzie" sono capaci di regalarci.
Un ottimo esempio di appassionato di libri d'artista è Corrado Mingardi. La sua collezione è in mostra in questi giorni a Parma.

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Gli spettacoli della natura risvegliano sensazioni sublimi. Così fu per pittori come Thomas Moran. Così fu per i primi conquistatori degli 8000 himalaiani. Così è per noi oggi, quando ammiriamo, il Monte Bianco dal belvedere dell'Aguille du Midi, o la costiera amalfitana da Ravello, o Firenze da piazzale Michelangelo.
Ma come può vedere il paesaggio di Chernobyl chi è sopravvissuto alla nube radioattiva?
Ricordavamo all'inizio le discariche abusive di rifiuti tossici in Campania. Cosa può provare alla vista di quei luoghi chi, magari, ha parenti e amici con gravi problemi di salute?
Sono questioni grandi, per non dire immense. Persino l'arte fa fatica a coglierne la dimensione tragica.
Ci ha provato Agricola de Cologne, un artista digitale tedesco. Nel 2002 ha realizzato un lavoro di Net Art intitolato ]and_scape[.
L'utente ha la possibilità di esplorare 4 tipi diversi di paesaggio: deserto, montagna, fiume, insediamento abitativo. Ma ogni volta si trova a fare i conti con realtà drammatiche, enfatizzate da una voce aliena e da una musica aspra e glaciale.
Il lavoro è ispirato a un testo poetico di Liubov Sirota, un sopravvissuto di Chernobyl.
Parla di paesaggi. Paesaggi veri, paesaggi immaginari, paesaggi dell'illusione, paesaggi dell'innocenza, paesaggi dello spirito. E alla fine la domanda che affiora è se, sotto i colpi inferti dall'incuria dell'uomo, i paesaggi in un prossimo futuro esisteranno ancora.

Se hai qualche minuto, visita ]and_scape[, di Agricola de Cologne.
- Il 31 marzo 2008 è morto a Trevi (PG) Giuseppe Uncini. Tra i maggiori scultori italiani del dopoguerra, era nato a Fabriano nel 1929. Le sue opere più note sono i "Cementoarmati", sculture in cemento armato che esibiscono con forza il materiale di cui sono costituite. Nella sua lunga carriera si è dedicato anche alla grafica, alla realizzazione di gioielli, e alla scultura monumentale, il cui migliore esempio è il Monumento ai Caduti di Gibellina.

- Gli autori della burla delle false teste di Modigliani ritornano. A distanza di 24 anni, Pierfrancesco Ferrucci e Michele Ghelarducci hanno deciso di realizzare una nuova testa di Modigliani, intitolata Modi 2.0. L'oggetto verrà messo all'asta su e-bay e il ricavato verrà devoluto alla Fondazione Grazia Focacci, impegnata nella lotta contro il cancro. Le informazioni sull'evento sono consultabili sul sito www.ideificio.com/modi/.

- È morto a Milano Marco Mignani, uno dei più noti pubblicitari italiani. Il suo nome è legato a famose campagne pubblicitarie: "Una Milano da bere" per Ramazzotti, "Dieci piani di morbidezza" per Scottex, "Niente lava meglio" per Dixan ecc. Si è distinto anche per l'impegno sociale, curando l'immagine e la comunicazione di Telefono azzurro e Vidas. Aveva 63 anni.

- Anche l'Assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi ha espresso il suo entusiasmo per l'assegnazione a Milano dell'Expo 2015. Nel corso di una conferenza stampa ha manifestato anche l'intenzione di organizzare nel 2015 una mostra dedicata alla Turchia e a Smirne, avversaria di Milano.
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