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Newsletter del 28 febbraio 2008
sommario
Povero Vittorio Sgarbi...
È assessore alla cultura del Comune di Milano da meno di due anni e già viene sommerso di critiche. Addirittura, lo contestano vari esponenti della sua stessa maggioranza.
La colpa sarebbe di non aver elaborato un programma culturale adeguato a Milano.
L'accusa suona un po' paradossale. Mai, nel recente passato, Milano ha visto un proliferare di mostre pubbliche simile a quello attuale.
D'accordo, solo alcune sono merito del Comune. A fare la loro parte ci sono anche la Provincia e numerose istituzioni private: la Triennale, Fondazione Trussardi, Fondazione Mazzotta, Fondazione Pomodoro, Forma, Hangar Bicocca ecc. E questa newsletter è dedicata ad alcune loro mostre.
Quanto al Comune, il bilancio è il seguente.
Soldi pochi. Una mostra cancellata, perché ritenuta "scostumata". Da poco terminate: una grande mostra sull'Astrattismo Italiano e le retrospettive di Max Bill, Boccioni, Schnabel, Munari, Ugo Mulas, La Chapelle. Aperte adesso: una retrospettiva di alto livello su Giacomo Balla, e le mostre fotografichee di von Gloeden e Witkin. In programma: una retrospettiva su Francis Bacon e, in autunno, una mostra di Seurat e Signac. E di alcune si parlerà nella prossima newsletter.
Confrontato con il passato, il bilancio non sembra così deprecabile. Solo, ci vorrebbe più arte contemporanea.
Rimane, poi, il grande bubbone dei musei d'arte moderna e contemporanea. Ma a questo ci abbiamo fatto il callo.
A cosa penso, quando mi parlano degli anni '70?
Per rispondere non è necessario essere nati prima del 1970 o 1971...
Se avevo già qualche anno, mi vengono alla mente fatti personali, piccoli o grandi drammi di famiglia, storie di persone incontrate. Poi mi vengono in mente vicende pubbliche: avvenimenti della politica, fatti di cronaca, momenti della vita sociale e dello sport. E qui sta il punto... Quante di queste vicende pubbliche fanno parte realmente del mio vissuto e quante, invece, sono la ripetizione a memoria delle versioni ufficiali riportate dai media? Se prevalessero queste ultime, allora non dovrebbe esserci grande differenza tra il modo di considerare un decennio da parte di chi lo ha vissuto e da parte di chi ne ha sentito soltanto parlare.
Sotto il profilo politico-sociale gli anni '70 sono ancora oggetto di accese diatribe tra opposti schieramenti ideologici. E alla fine, chi non li ha vissuti, o li ha vissuti solo in parte, potrebbe ritenere che siano stati solo politica, terrorismo, femminismo, guerra fredda, sequestri e "austerity".
Per fortuna, non è stato così. Lo sport ci ha dato Sara Simeoni, Gigi Riva, Klaus Dibiasi e la "valanga azzurra". Il cinema ci ha regalato capolavori di Visconti, Fellini, Antonioni, Scola, Argento, e la letteratura alcuni di Pasolini, Sciascia, Calvino, Buzzati e Moravia. L'arte ha portato alla ribalta Paolini, Kounellis, Merz, Pistoletto, Boetti, Fabro, Gilardi, Ontani ecc. E poi ci sono il design e la moda, che negli anni '70 sono diventati grandi, pronti per la consacrazione mondiale degli anni '80.
Una mostra alla Triennale di Milano cerca di ricostruire quello che gli anni '70 sono stati dal punto di vista sociale, culturale e creativo.

Su Artdreamguide puoi trovare la presentazione della mostra.
La tavolozza come metafora della pittura.
Miracolosamente risorgente dal sepolcro. Alata e librata in cielo, come Icaro. Pericolosamente in bilico su una fune incendiata. Silenziosa, al cospetto di una monumentale architettura nazista.
Da quarant'anni la pittura di Anselm Kiefer si confronta con temi tratti dalla storia tedesca, dalla mitologia nordica e nibelungica, dalla letteratura biblica.
I suoi quadri enormi si offrono drammatici, teatrali, brutali. A fare da sfondo sono talora grandi fotografie. Su di esse l'artista deposita strati di colori a olio, carta, paglia. Applica elementi di legno, cuoio e piombo. In questo modo assumono un aspetto quasi scultoreo.
Questa ricetta permette a Kiefer di comunicare il suo personale messaggio. La storia di un popolo è una miscela contraddittoria. Episodi di eroismo e di lotta per la libertà si alternano a episodi di oppressione ai danni di altri popoli. È un tema che ricorre nella storia tedesca. Ma non solo...
A finire sotto la lente di Kiefer è anche la figura di Mao Tse-Tung. A partire dal 1998 l'artista ne ha tratto spunto per un vasto ciclo di dipinti, disegni e grandi libri. Al ciclo è dedicata una grande mostra alla Triennale Bovisa di Milano.

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Nel 1969 un giovane artista tedesco si faceva fotografare in vari luoghi significativi con il braccio proteso in avanti, alla maniera di Hitler che salutava le masse. Tra i luoghi scelti figuravano piazze, cime di montagne, spiagge famose, il Colosseo, la Via Appia. Le operazioni venivano definite Besetzungen (Occupazioni). L'artista era Anselm Kiefer.
Le Besetzungen sono solo il primo atto di un lungo confronto di Kiefer con la storia e il mito.
Questo confronto dura oramai da quarant'anni. Kiefer oggi è considerato uno dei massimi artisti tedeschi del dopoguerra.
La critica lo definisce "neoespressionista". Un'etichetta che nasce dai soggetti e dall'aspetto crudo dei suoi quadri.
Ma la pittura di Kiefer è molto più complessa. È fatta di simboli, metafore e associazioni inquietanti. È una pittura che scava nella storia, che cerca di andare oltre la sua oggettività per portare a galla grandi verità.
Di Kiefer uomo si sa piuttosto poco. È un personaggio schivo. Non parla tanto di sé. Si è lasciato fotografare raramente, tranne che da giovane, naturalmente.
Parlano di lui le tele e le installazioni monumentali.

Su Artdreamguide puoi trovare un profilo di Anselm Kiefer, con la vita, l'attività artistica e le opere.
Il 23 novembre 1980 uno spaventoso terremoto colpì Campania e Basilicata, con epicentro in Irpinia.
Il gallerista napoletano Lucio Amelio cominciò a ricevere telefonate dagli amici artisti, che gli chiedevano se potevano fare qualcosa. Questo gli fece comprendere che l'arte in qualche modo c'entrava. Anche se non poteva cancellarlo, l'arte doveva reagire all'evento catastrofico.
Nacque, così, l'operazione "Terrae motus". Artisti di ogni paese accorsero a Napoli e realizzarono un'opera sotto lo stimolo della catastrofe.
Alto, magrissimo. Un naso importante su un volto scavato, che ricordava Fausto Coppi. Lucio Amelio è stato un "personaggio" nel vero senso della parola. A Napoli viveva come una specie di pascià, circondato da una corte di amici e collaboratori.
Nel 1965 apre la Modern Art Agency. La galleria per quasi un trentennio rappresenta il punto di riferimento culturale della città. Da lì passano molti dei grandi nomi dell'arte internazionale: Merz, Kounellis, Paolini, Pistoletto, Twombly, Gilbert & George, Richter, Ontani, Cucchi, Paladino, Cragg, Schnabel.
Lucio Amelio è scomparso nel 1994, all'età di 63 anni. Una mostra alla Fondazione Mazzotta di Milano ricorda il suo sodalizio con due giganti dell'arte del dopoguerra: Andy Warhol e Joseph Beuys.

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Sfere, dischi, colonne: sono le forme tipiche delle sculture di Arnaldo Pomodoro.
Le loro superfici lucide e regolari sono caratterizzate da spaccature, che lasciano scoprire un nucleo frammentato, corroso. Sono entità ambivalenti, in cui al rigore delle forme primarie si contrappone l'energia dell'universo interno in metamorfosi.
Questo principio impronta sia le opere su scala ridotta, che quelle di proporzioni maggiori, destinate a spazi aperti. Ma l'artista non fa mistero di prediligere questi ultimi.
Per Arnaldo Pomodoro il senso della scultura è trasformare il luogo in cui l'opera si trova collocata.
A questo principio ha ispirato tutta la sua produzione. Sculture in pietra e metallo, spesso di proporzioni gigantesche. Sculture che, in molti casi, sono state pensate e realizzate appositamente per grandi spazi pubblici. Piazze, giardini, fontane, teatri, cimiteri, persino i ponti di grandi navi da crociera...
Oggi le sculture di Pomodoro sono disseminate in tutto il mondo. Anzi... Si può dire che, con queste sue grandi opere, Pomodoro sia lo scultore italiano più onnipresente!
Una ampia panoramica del lavoro di Pomodoro è in mostra presso la sua Fondazione, a Milano, assieme a opere di altri artisti da lui collezionate.

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Per ogni artista è una fortuna poter allestire una mostra delle proprie opere in uno spazio pubblico.
In questi casi la tendenza è cercare di presentare il meglio della produzione. Ma ciò spesso può significare esporre anche opere vendute, che l'autore non possiede più.
Un problema comune a molti artisti è la difficoltà a ottenere queste opere in prestito, specie se si tratta di sculture.
Molto tempo fa un problema simile è capitato anche allo scultore Arnaldo Pomodoro. Di certo non ne fu contento. E allora cercò una soluzione. Decise di recuperare le opere che rappresentavano i momenti cardine della sua carriera artistica. Anche riacquistandole, se necessario!
In seguito, poco alla volta, ha preso corpo il progetto di creare una fondazione dedicata al suo lavoro e alla promozione della scultura. È la Fondazione Pomodoro. Due anni fa è stata inaugurata la nuova sede a Milano.

Su Artdreamguide puoi trovare una presentazione della Fondazione Pomodoro di Milano.
Nell'ultimo trentennio, il mondo dell'arte si è emancipato in modo tale da diventare uno dei meno maschilisti. Lo dimostrano il grande numero di artiste donne e i posti che molte di loro occupano nelle classifiche mondiali. Non sono tanti gli artisti maschi che possono vantare una notorietà pari a personaggi come Cindy Sherman, Jenny Holzer, Katharina Fritsch, Pipilotti Rist, Shirin Neshat, Rachel Whiteread, Vanessa Beecroft.
Naturalmente, non è stato sempre così. In passato, le donne non hanno avuto vita facile a imporsi nel campo dell'arte. Guardando al primo '900, appare evidente quanto ridotto fosse il numero delle artiste femmine rispetto ai maschi. E si nota, anche, come le loro quotazioni di mercato fossero (e siano tutt'ora) più basse dei colleghi maschi. Per non parlare del fatto che molte artiste diventate famose hanno avuto artisti importanti per consorti. Come a dire che per acquisire una certa notorietà, una donna artista doveva avere un marito artista come Pigmalione.
Tra le diverse correnti del '900, due soprattutto sono state fucine di artiste donne: il Costruttivismo russo e l'ambito del Dadaismo e del Surrealismo. Alla prima sono riconducibili Natalia Gontcharova, Liubov Popova, Olga Rozanova, Varvara Stepanova, Alexandra Exter, Nina Kogan. Al secondo, Meret Oppenheim, Hannah Höch, Leonor Fini, Leonora Carrington e Dorothea Tanning.
Nell'Anno Europeo delle Pari Opportunità, il Palazzo Reale di Milano ospita una grande mostra dedicata all'arte delle donne.

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"eBooks". Sono i libri elettronici. Cioè, testi scritti e redatti in modo da essere fruibili attraverso supporto digitale.
Si cominciò a parlarne verso la metà degli anni '90 e l'idea fece proseliti. Molti immaginarono persone nel metrò che leggevano su micro-computer libri scaricati da internet. Qualcuno preconizzò la fine del libro cartaceo e gli editori cominciarono a chiedersi cosa fare. Poi, i primi esperimenti. E con loro anche i flop...
A distanza di 10 anni i libri cartacei si vendono ancora. Anzi, più di prima. La gente in metrò legge imperterrita i soliti oggetti di carta.
Cosa non ha funzionato?
Semplice! Trascorriamo così tante ore davanti al computer, che evitiamo di farlo ancora di più. Soprattutto, per il piacere di leggere.
Quali sono, dunque, le prospettive per l'eBook?
Un suggerimento ci viene offerto da Inanimate Alice, progetto di Net Art di Kate Pullinger e Cristopher Joseph.
Protagonista è Alice. La ragazza racconta con infantile innocenza piccoli episodi della sua vita tra gli 8 e i 20 anni d'età. Un periodo in cui cresce e diventa, poco alla volta, progettista di videogiochi.
La narrazione si articola in 10 episodi, ambientati in luoghi diversi del globo. Attualmente ne sono stati fatti 3, ambientati in Cina, Italia e Russia. Il linguaggio è costituito da testi scritti, immagini, audio ed elementi interattivi. La forma narrativa del libro si integra in modo armonico con gli strumenti della comunicazione digitale, dando luogo, di fatto, a una modalità nuova di raccontare storie.
Inanimate Alice non è cervellotico. Al contrario, il linguaggio fresco e scorrevole lo rende attraente per un vasto pubblico, dai lettori di libri agli amanti di videogiochi. Occorre solo avere un po' di tempo per goderlo in santa pace.

Quindi, non mancare di visitare Inanimate Alice, di Kate Pullinger e Cristopher Joseph.
- Furto clamoroso alla Stiftung Sammlung E.G. Bührle di Zurigo. Il 10 febbraio, in pieno giorno e durante l'apertura, sono stati sottratti 4 importanti capolavori di Monet, Degas, Cézanne e Van Gogh, per un valore di oltre 120 milioni di Euro. Due sono stati ritrovati nel bagagliaio di un'auto parcheggiata nelle vicinanze. Sono Branches de marronniers en fleur di Van Gogh e Les coquelicots pres de Vetheuil di Monet. Degli altri per ora non si sa nulla.

- Stanno per partire i lavori di ampliamento della Tate Modern di Londra. Il progetto è stato affidato agli architetti svizzeri Herzog & de Meuron, autori della ristrutturazione dell'edificio attuale. L'intervento servirà ad aumentare gli spazi espositivi, che devono far fronte al successo di pubblico del museo. I lavori dovrebbero terminare nel 2012 e costare circa 215 milioni di sterline.

- In occasione del 58º Festival di Sanremo, Marco Lodola ha realizzato un'installazione per la facciata del teatro Ariston. L'opera s'intitola Lodolariston ed è costituita da 14 sculture luminose. Altri 4 lavori sono posizionati all'entrata del Casinò. Le opere saranno visibili fino a maggio. Lodola ha all'attivo collaborazioni con musicisti, come i Timoria, gli 883, Jovanotti e Renzo Arbore.
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