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Newsletter del 20 dicembre 2007
sommario
Ogni anno, l'arrivo del Natale sconvolge l'andamento delle normali attività. Ci sono regali da comprare, pranzi e cene da organizzare, vacanze da preparare. E come se non bastasse, ci si mette il traffico, che impazzisce più del solito.
A dare sollievo c'è una buona notizia per quelli che andranno in montagna. Quest'anno, pare che troveranno un po' di neve vera, non solo sparata.
Sì, va beh... E per quelli che in montagna (o al mare) non ci vanno?.
Anche per questi c'è una buona notizia!
Quest'anno, in quasi tutte le città italiane ci sono ottime mostre da visitare. In qualche caso, persino eccezionali.
Particolarmente fortunati i romani e i torinesi. Ma se la passano bene anche i milanesi, i genovesi e i napoletani. Per non parlare dei bresciani e dei trentini. Un po' meno, forse, i baresi, i bolognesi, i fiorentini e i palermitani.
Ad alcune delle mostre più interessanti dedichiamo uno spazio speciale in questa newsletter. Altre in varie città d'Italia e del mondo le abbiamo evidenziate in un elenco a parte. Altre ancora sono state presentate nelle ultime tre newsletter. Consigliamo, quindi, di consultarle, cercandole nell'apposito Archivio su Artdreamguide.

A tutti l'augurio di Buon Natale e Felice Anno Nuovo.
La grande epopea artistica di Paul Gauguin si svolge in poco più di vent'anni. Tra il 1880 e il 1903. In questo breve arco temporale succedono tante cose, e non tutte belle.
Nel 1884 Gauguin lascia il lavoro in banca. Si accosta agli impressionisti ed espone con loro. Preso da una sorta di ansia, se ne va in Bretagna a contatto della vita contadina. Ma vuole di più. Pieno di speranze si spinge fino in Martinica. Ma gli va male e torna in Francia. Si barcamena un po' tra Parigi e la Bretagna, finché, nel 1888, raggiunge Van Gogh ad Arles. Convive con lui qualche mese, rischiando di farsi accoltellare. Scappa e se ne torna in Bretagna. Qui si riunisce attorno a lui una piccola colonia di artisti, che lo adorano come un eroe. Ma la solita ansia lo chiama altrove. Con l'aiuto degli amici organizza un'asta di sue opere per racimolare un po' di soldi. E poi via, verso la Polinesia.
Siamo solo a metà della storia...
A Tahiti è preso da meraviglia, dipinge e scrive. Si ammala e fa ritorno in Francia. Espone, ma con scarso successo. L'ansia torna a farsi sentire. Procuratosi il denaro, riparte per Tahiti. Ma anche stavolta non tutto va per il verso giusto. Insoddisfatto, depresso, tenta il suicidio. Si ritira alle Isole Marchesi, dove muore nel 1903, all'età di 65 anni.
Una vita all'insegna dell'ansia... Ansia di autenticità, di semplicità e di purezza. Gauguin sentiva che solo queste condizioni gli avrebbero permesso di giungere alla vera sintesi e dare forma al suo mondo.
Un mondo fatto di silenzio, freschezza primitiva, grazia indolente, una natura stupefacente, idoli, presenze misteriose, suggestioni mistiche pagane, sogni.
Senza cedere a spettacolarismi, la grande mostra al Complesso del Vittoriano di Roma consente di guardare il grande artista francese sotto una luce non scontata.

Su Artdreamguide puoi trovare la presentazione della mostra.
È trascorso poco più di un secolo da quel dì. Il luogo: Hiva Oa, un'isoletta dell'arcipelago delle Isole Marchesi. L'8 Maggio 1903 vi moriva Paul Gauguin. Il vescovo Martin, che in precedenza gli aveva venduto il terreno su cui sorgeva la casa, fece distruggere molte delle opere che l'artista vi aveva lasciato. Le definiva "licenziose".
Quella di Gauguin non fu un'esistenza felice. Il sogno frustrato di creare in Polinesia un "Atelier dei Tropici". I problemi economici che lo tormentavano costantemente. La morte prematura di due figli. Un tentativo di suicidio. La prigione con l'accusa di istigare sommosse.
Nonostante questo, ciò che lo opprimeva maggiormente erano gli scarsi riconoscimenti che il suo lavoro otteneva in patria.
Eppure questa persona, così tormentata, e per certi versi anche discutibile sul piano umano, ha lasciato un'impronta incalcolabile nel corso della storia dell'arte.

Su Artdreamguide puoi trovare un profilo di Paul Gauguin, con la vita, l'attività artistica e le opere.
La figura di Paul Gauguin è circondata da un alone leggendario.
Gauguin incarna l'idea dello spirito libero, che abbandona la vita di tutti i giorni per inseguire un sogno. Il sogno di una vita più genuina. Il sogno di un luogo dove fare un'arte più pura e autentica. Il sogno di creare una comunità di artisti, quella che era solito chiamare "Atelier dei Tropici".
L'immagine del suo lavoro, poi, è legato in gran parte ai quadri tahitiani. In particolare, le sue misteriose figure di donne.
In realtà, l'esperienza della Polinesia rappresenta solo il momento finale del percorso artistico di Gauguin. La sua carriera parte da lontano, qualche anno prima del 1880.
Muove i primi passi nell'orbita dell'impressionismo, ma dopo pochi anni mostra di volerlo superare. La sua pittura si semplifica, diventa più stilizzata. Ricorre a stesure ampie di colori puri e contrastanti, delimitate da contorni netti e sinuosi. Si parla di "sintetismo", un modo per dire che Gauguin non intende riprodurre la natura, ma ricrearla.
Poi il grande viaggio, la gente di Tahiti, la natura lussureggiante. Le tele che cominciano a popolarsi di simboli, di presenze misteriose. E poi il suo mito, la leggenda...
Per liberarsi del mito e conoscere l'essenza dell'arte di Gauguin non c'è modo migliore che guardare le sue opere.

Su Artdreamguide puoi trovare le immagini dei principali capolavori di Paul Gauguin, organizzati per periodo, soggetto e musei che li conservano.
Le cronache non fanno che parlare dei nuovi ricconi russi, indiani e cinesi. Si favoleggia di quando si affacceranno in modo sistematico al mercato dell'arte.
Intanto, però, i casi sono due: o non sono ancora così pazzi per l'arte, o si sopravvaluta la loro disponibilità a commettere pazzie.
Ecco perché.
Il 7 novembre scorso l'asta di opere impressioniste da Sotheby's ha suscitato l'imbarazzo degli organizzatori. A deludere sono stati i due top-lots della serata. Il primo, un paesaggio di Van Gogh del 1890, è stato ritirato per non aver raggiunto il prezzo di riserva. Il secondo, un'opera tahitiana di Gauguin non ha compiuto il gran botto previsto. Poveretto... Invece dei 50-60 milioni di dollari che ci si aspettava, ne ha incassati "poco più" di 39.
Simili fortune sono appannaggio di pochi. Così pochi, che basta una luna di traverso a uno dei possibili contendenti, perché una vendita non raggiunga l'esito sperato.
"Cose che non ci toccano" diranno in molti. E in effetti, la stragrande maggioranza dei viventi si accontenta di appendere in casa la Matamoe, Ta matete o il Cristo giallo di Gauguin sotto forma di un bel poster.
Su Artdreamguide puoi trovare una gamma infinita di soggetti e diverse versioni dello stesso soggetto di opere di Paul Gauguin, disponibili per l'acquisto on-line.

Per acquistare poster e riproduzioni di opere di Paul Gauguin, consulta il catalogo dei suoi poster su Artdreamguide.
Chi pensa che la Pop Art sia stato un fenomeno americano si sbaglia.
È vero. Sul principio degli anni '60, l'America ha sfornato Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Jim Dine, James Rosenquist, Robert Indiana ecc. Tutti personaggi che della Pop Art sono considerati i guru. Con loro, la scena dell'arte si è popolata di fumetti, bandiere, bersagli, torte di cartapesta, volti di Marilyn e Liz Taylor e altre immagini del quotidiano.
In realtà la Pop Art non è nata in America, ma in Gran Bretagna. Il suo battesimo fu una mostra collettiva tenutasi a Londra nel 1956. Tra i giovani artisti inglesi presenti, spiccavano Richard Hamilton, Peter Blake e Allen Jones.
L'avvenimento non ebbe subito grande risonanza. Il gruppo inglese si ritrovò, così, soverchiato dall'emergere prepotente dell'ondata d'oltreoceano. Sostenuta da grandi mercanti e ricchi collezionisti, la Pop Art americana si impose all'attenzione del mondo e finì per propagarsi in ogni angolo dell'Occidente.
Cosa accomuna le diverse varianti della Pop Art?
Con sfumature diverse, gli artisti Pop riprendono le immagini della comunicazione di massa: cinema, televisione, giornali, pubblicità, intrattenimento. Le riproducono in maniera spersonalizzata, distaccata, a volte ironica. Nelle loro mani le immagini della strada si trasformano nelle immagini "ben fatte" dell'arte colta. I temi raffigurati sono vari: personaggi famosi, immagini dei cartelloni, marchi noti, prodotti di largo consumo, oggetti di uso comune, insegne, foto di giornali.
In questi giorni, presso le Scuderie Papali al Quirinale di Roma, una bella mostra consente di apprezzare la Pop Art nella sua globalità, sia tematica che geografica.

Su Artdreamguide puoi trovare una descrizione della mostra.
Alcuni considerano l'arte del dopoguerra difficile, cervellotica. In effetti, non sempre si capisce bene cosa rappresenta.
Tuttavia, esiste un tipo di arte che sin dal primo sguardo risulta familiare. Le sue immagini sono riconoscibilissime. I volti stilizzati di Marilyn Monroe, Elvis Presley e Mao Tse-Tung. Riproduzioni ingrandite dei fumetti di guerra o di Dick Tracy. Riproduzioni a mano della bandiera americana, del marchio della Coca Cola o dei barattoli di minestra Campbell's. Tubetti di dentifricio giganti. Riproduzioni in cartapesta di panini, fette di torta e indumenti. Insegne monumentali con la scritta "Love".
Stiamo parlando della Pop Art.
Molti ne hanno sentito certamente parlare. Ma perché si chiama "Pop Art" e cosa si propone di rappresentare?
"Pop" è l'abbreviazione della parola inglese "popular". Si riferisce alle manifestazioni della cultura popolare, cioè a tutto quello che scaturisce dall'immaginario collettivo e dal quotidiano.
Verso la metà degli anni '50, alcuni critici inglesi si accorsero che una nuova cultura stava facendosi strada: la cultura dell'epoca dei mass media. Coniarono il termine "Pop" per tutte le manifestazioni di questa cultura: musica, arte, cinema, ecc. E "Pop Art" servì a designare un'arte specificamente connessa al mondo dei mass media e della pubblicità.

Per conoscere la "Pop Art" visita la pagina di presentazione su Artdreamguide.
"Creatività" è combinare due o più oggetti esistenti, per crearne uno nuovo. La creatività è fantasia, ingegno. Ma è anche rischio.
Alla base dell'atto creativo vi è sempre la disponibilità a provare, a sperimentare. Attraverso la sperimentazione si impara a risolvere un problema. Attraverso la sperimentazione si scoprono strade nuove, possibilità sconosciute.
La sperimentazione e la plurisensorialità sono i cardini attorno cui ruota il Metodo Bruno Munari. È il metodo didattico ideato da Bruno Munari e oggi portato avanti dall'Associazione Bruno Munari.
L'artista milanese lo mise a punto negli anni '70, quando costituì i primi laboratori didattici per bambini a Brera.
I laboratori si chiamavano "Giocare con l'arte". Consistevano nel far giocare con le immagini e i materiali dell'arte. Attraverso di essi i bambini sperimentavano e provavano.
In questo modo, i bambini acquisivano consapevolezza dei propri sensi. Imparavano a risolvere problemi. Scoprivano le possibilità insite negli oggetti. Apprendevano che esistono più modi per fare la stessa cosa. Ma al tempo stesso, imparavano che per tutte queste cose occorre anche tempo e pazienza.
Bruno Munari è stato un personaggio dal multiforme ingegno. Parenti, amici e collaboratori si sono uniti per valorizzare la sua opera immensa. Tra l'altro, si sono preoccupati di salvaguardare la fisionomia originale del metodo didattico.
Fino al 10 febbraio è aperta alla Rotonda della Besana di Milano una grande mostra che documenta la complessa figura dell'artista.

Su Artdreamguide puoi trovare una descrizione della mostra.
Pareva che la tensione avesse lasciato il posto alla rassegnazione. Poi, che a quest'ultima fosse subentrata l'indifferenza.
Milano, la capitale mondiale del design, non aveva un museo che testimoniasse questa grande vocazione italiana. Ma, cosa ancora peggiore, pareva che con questa situazione si potesse convivere tranquillamente. Come a dire: i musei servono solo a conservare le cose passate, a far prendere aria alle scolaresche, a impiegare il tempo degli sfaccendati, a occupare un po' di personale e a fare cassa con i turisti stranieri.
Fatto sta che fino a 15 giorni fa, Milano non aveva né il museo d'arte contemporanea, né il museo della moda, né quello del design.
Ad alleggerire la situazione ci hanno pensato i responsabili della Triennale. Con un colpo di coda, hanno sfruttato i numerosi contatti, steso il progetto ed effettuato i necessari adattamenti dello storico palazzo di Giovanni Muzio. E per magia, adesso il Triennale Design Museum c'è.
Per quanto riguarda gli altri due che mancano all'appello, siamo ancora in alto mare.

Su Artdreamguide trovi i dettagli sul Triennale Design Museum.
Non vogliamo certo togliere la voglia di montagne imbiancate e di discese spensierate.
A qualcuno, d'altra parte, potrebbe interessare sapere cosa c'è in giro da vedere. Qualche bella mostra da inframmezzare tra i pranzi, le eventuali sciate, o le giornate di riposo nella propria casetta.
Eccone un elenco schematico. Menziona solo mostre di maggior rilievo in luoghi vari, d'Italia e del mondo. Per maggiori informazioni rimandiamo alla pagina di Artdreamguide dedicata alle Mostre.

Barcellona, "A body without limits"
Basilea, "Andreas Gursky"
Bergamo, "Il futuro del Futurismo"
Berlino, "Jeff Wall"
Bologna, "Time Code"
Brescia, "America! Storie di pittura dal Nuovo Mondo"
Bruxelles, "Pierre Alechinsky"
Colonia, "Piet Mondrian"
Copenhagen, "A Mirror of Nature"
Firenze, "Sistemi emotivi"
Francoforte, "Art Machines - Machine Art"
Genova, "Garibaldi. Il mito"
Lione, "Lyon Biennale 2007"
Londra, "Paul Mellon's collection"
Los Angeles, "Bill Viola. Emergence"
Madrid, "La abstracción del paisaje"
Mantova, "Lucio Fontana scultore"
Milano, "L'arte delle Donne dal Rinascimento al Surrealismo"
Milano, "India Arte Oggi"
Monaco, "Anish Kapoor"
Napoli, "Luciano Fabro. Didactica Magna Minima Moralia"
New York, "This Is War! Robert Capa at Work"
New York, "Camille Pissarro "
New York, "Alexander Calder"
Padova, "Boccioni prefuturista. Gli anni di Padova"
Parigi, "Gustave Courbet"
Reggio Emilia, "Collezione Maramotti"
Rivoli (TO), "Gilbert & George"
Roma, "Emilio Vedova "
Roma, "Mark Rothko"
Rovereto (TN), "La parola nell'arte"
San Francisco, "Hiroshi Sugimoto: History of History"
Siena, "Numerica"
Torino, "Gino De Dominicis "
Torino, "Collage/Collages. Dal Cubismo al New Dada"
Torino, "Why Africa? La Collezione Pigozzi"
Venezia, "Rosso. La forma instabile"
Vercelli, "Peggy Guggenheim e l'immaginario surreale"
Vienna, "Viva la muerte. Death in Hispanic Art"
Washington, "Edward Hopper"
- Hanging Heart (Magenta-Gold), opera di Jeff Koons del 1994-2006, è stato battuto da Sotheby's a New York il 14 novembre scorso per 23 milioni e 561 mila dollari. Si è così guadagnato l'appellativo di opera più cara mai realizzata da un artista vivente. Ad acquistarla è stato il gallerista Larry Gagosian. Il record precedente apparteneva a Damien Hirst con circa 19 milioni di dollari.

- Il tradizionale appuntamento con l'arte in Piazza Plebiscito a Napoli vede protagonista quest'anno Michelangelo Pistoletto. La sua installazione approfondisce i temi espressi col progetto "Love Difference", volto a propagandare l'idea di una possibile convivenza tra i popoli. Riproduce la silhouette dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e trasforma l'immagine della basilica di San Francesco di Paola in un manifesto collettivo di amore per le differenze.

- La 52. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia si è chiusa il 21 novembre scorso con un risultato record. I visitatori sono stati infatti 319.332. Anche il Cinema ha mostrato interesse per la manifestazione. Ben due registi hanno deciso di inserire l'evento nei loro film. Sono Sergio Rubini, che ha girato qui alcune scene del film Colpo d'occhio, e Citto Maselli, con alcune riprese per il suo prossimo lavoro, Il fuoco e la cenere.
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