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Newsletter del 29 novembre 2007
sommario
Fino a poco tempo fa, a dominare la scena artistica mondiale erano le correnti artistiche nate in Europa e America. Poco lo spazio per le realtà artistiche di altre aree geografiche.
Poi all'improvviso, nella seconda metà degli anni '80, le cose sono cambiate. La voglia di novità, un certo ecumenismo intellettuale, la curiosità, la ricerca dell'esotico, hanno spinto a guardare cosa succedeva in altri paesi del mondo.
Il primo a occuparsi dell'arte "extra-europeamericana" fu il famoso collezionista Peter Ludwig. Nota la sua passione per l'arte dei paesi dell'Est, di Cuba e del Sud-America.
Ma ad imprimere una svolta decisiva fu "Les Magiciens de la Terre", una celebre mostra svoltasi a Parigi nel 1989. Sulla sua onda hanno dilagato le mostre sull'arte africana, brasiliana, messicana, cubana, cinese, coreana ecc. A fungere da cassa di risonanza ha contribuito la Biennale di Venezia con i padiglioni nazionali. Ma il culmine si è toccato nel 2002, quando il curatore nigeriano Okwui Enwezor ha riunito artisti di tutto il mondo nella prestigiosa cornice di Documenta XI.
Il fenomeno ha suscitato un notevole interesse, ma anche giudizi contrastanti. Molti, ad esempio, hanno lamentato l'ingenuità di gran parte delle cose viste. Altri hanno colto la tendenza da parte degli artisti dei paesi emergenti di allinearsi alla mentalità, o alle mode, dei colleghi occidentali.
Oggi ci troviamo ad un punto di svolta. Alcuni grandi popoli stanno irrompendo sulla scena economica mondiale. Presto domineranno anche su quella politica. Ed è facile prevedere che conteranno anche in ambiti più marginali, come il mercato dell'arte.
Il punto è, però, se riusciranno a contare anche sul piano intellettuale. Riusciranno, cioè, a portare nell'arte contemporanea una ventata innovativa originale? O, al contrario, cadranno nella tentazione di omologarsi ai modelli e alle tematiche della cultura occidentale?
È interessante notare che, delle realtà emergenti, a promettere le prospettive più favorevoli sembrerebbe la tecnologicamente più avanzata: quella indiana...
Il 10 giugno scorso si è inaugurata la 52. Biennale di Venezia. Per l'occasione è stato assegnato il Leone d'oro alla carriera a un artista del Mali: Malick Sidibé. Il mese dopo, la rivista Vanity Fair, dedica un numero all'Africa. Tra i personaggi presenti è il pittore congolese Chéri Samba. Alla fine dello stesso mese, si è aperta a Birmingham una retrospettiva dell'artista ivoriano Frédéric Bruly Bouabré.
Sono tre facce dello stesso fenomeno: un interesse generalizzato per la produzione artistica africana.
Samba è uno degli artisti africani più famosi. Le sue tele variopinte sono considerate la quintessenza della "pittura popolare". Con uno stile a metà strada tra il cartellonistico e il fumettistico, che si avvale della presenza della sua figura e di testi scritti, raffigura scene di vita quotidiana.
Sidibé ha 72 anni e viene considerato uno dei più grandi fotografi africani viventi. Nelle sue immagini raffigura con semplicità scene di feste danzanti e ritratti di persone, che danno un quadro veritiero e fuori dagli stereotipi della vita quotidiana nell'Africa Nera.
Bouabré è un personaggio poliedrico di 84 anni. Ha compiuti studi su manoscritti, tradizioni orali, religione, poesia, filosofia, estetica. Questo spirito indagatore lo ha fatto definire lo "Champollion dell'Africa Nera". Per tramandare il frutto delle sue riflessioni sul mondo ha creato un proprio alfabeto di simboli che si manifesta attraverso cicli di piccoli disegni su carta.
Le opere di Sidibé, Samba, Bouabré e di altri artisti e fotografi africani, sono state collezionate con entusiasmo da Jean Pigozzi. Una selezione della sua raccolta è in mostra in questi giorni presso la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino.

Su Artdreamguide puoi trovare una descrizione della mostra.
Nel 1989, il Centre Pompidou di Parigi presentò al pubblico "Les Magiciens de la Terre".
Lo scopo della mostra era definire un concetto di arte "globale", mettendo a confronto l'arte occidentale con quella di realtà diverse, normalmente escluse dalle panoramiche sull'arte internazionale. I mostri sacri dell'arte contemporanea occidentale si trovarono, così, a fianco di autori sconosciuti del cosiddetto "Terzo Mondo".
L'evento riscosse un grande successo di pubblico, ma suscitò anche reazioni discordanti. Tra coloro che si entusiasmarono per l'arte africana, scoprendovi genuinità e vitalità, vi fu Jean Pigozzi.
Nel 1990, con la consulenza di André Magnin, curatore della mostra parigina, Pigozzi cominciò ad acquistare arte contemporanea africana, con l'obiettivo di valorizzarla e promuoverla.
In poco più di 15 anni ha raccolto varie migliaia di opere in tutte le tecniche e dimensioni. La collezione ha sede a Ginevra e prende il nome di Contemporary African Art Collection (CAAC). Attualmente non è visitabile, ma frequenti mostre di opere vengono organizzate in vari musei e spazi pubblici di tutto il mondo.
La Contemporary African Art Collection dispone di un sito web, semplice, ma facile da navigare. Al suo interno sono presenti tutti gli artisti principali, con le rispettive schede biografiche e un'ottima documentazione del lavoro.

Se non conosci l'arte africana, visita il sito web della Contemporary African Art Collection.
Giovanni Agnelli è il più noto di tutti gli industriali italiani. Anzi, è il vero emblema del capitalismo italiano del dopoguerra.
Ma la sua fama non è dovuta solo al ruolo di patron della Fiat e capofila della famiglia Agnelli.
L'"Avvocato" è stato presidente della Confindustria. Ha occupato un seggio al senato. Ha intrattenuto rapporti con i potenti della terra. Tutti conoscono la sua passione per la Juventus e la Ferrari. Qualcuno ricorda anche il suo interesse per i grandi vini e per tutte le cose belle.
Giovanni Agnelli è stato un autentico "magister elegantiarum". E non ci si riferisce certo alla sua strana abitudine di tenere l'orologio attorno al polsino della camicia...
Tra le sue passioni più sincere c'era l'amore per l'arte. Un amore che gli serviva anche da valvola di sfogo. A questo riguardo, era solito raccontare che durante i frequenti spostamenti in giro per il mondo per impegni di lavoro non perdeva l'occasione di visitare qualche galleria d'arte.
Riflesso di questo interesse era la sua attività di collezionista d'arte. Collezionista in grande, naturalmente. Capitava, ad esempio, che partecipasse a un'asta per acquistare un Johns o un Matisse. Nel 1972, Andy Warhol gli fece persino un ritratto.
Il 24 gennaio 2003 Giovanni Agnelli è scomparso, all'età di 81 anni. Qualche mese prima si era inaugurata a Torino la pinacoteca con i capolavori visibili al pubblico.
Simile a un'astronave atterrata sul tetto del Lingotto, la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli è un piccolo grande scrigno di tesori.

Su Artdreamguide puoi trovare una presentazione della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino.
Nella top-ten delle vendite librarie spicca La speranza indiana. Il libro è un interessante reportage sull'India e sulle sue prospettive di sviluppo. Autore è il giornalista e scrittore Federico Rampini.
A spiegare il suo successo sono varie ragioni. Il senso di mistero che avvolge il mondo indiano agli occhi di noi occidentali. Il fascino per una cultura e tradizioni millenarie. Lo stupore per l'ascesa dirompente del popolo indiano nei settori tecnologicamente più avanzati, come l'informatica, la medicina e l'industria bio-medica.
Tra gli aspetti messi in luce dall'autore emerge l'intrigante contrasto tra ingredienti apparentemente inconciliabili.
La crescita costante e inarrestabile della popolazione. La fame per centinaia di milioni di persone e l'affrancamento dalla miseria di un 1% ogni anno. L'analfabetismo di larghi strati di popolazione e il più alto tasso mondiale di crescita di laureati. Il mantenimento delle "caste" e un sistema politico democratico. L'attaccamento ai culti e alla spiritualità tradizionali e la più grande industria cinematografica del pianeta.
L'India si presenta quindi come una miscela di continuità con il passato e proiezione verso il futuro. Ma quanto di questa miscela si riflette nella produzione artistica attuale?
Una risposta cerca di darcela una mostra allo Spazio Oberdan di Milano.

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Achille Maramotti è una figura molto nota nel mondo della moda e della finanza. Fondatore del gruppo Max Mara e del Credito Emiliano, è entrato varie volte nella classifica dei "Paperoni", redatta dalla rivista Forbes.
Risiedeva con la famiglia nel bel castello di Albinea, elegantemente attestato sulla cima di una collina, a fianco di un'antica pieve. Lì, come i signori di un tempo, poteva coltivare le sue nobili passioni nei rari momenti che i grandi impegni di lavoro gli concedevano.
Maramotti, è bene ricordarlo, si è fatto quasi dal niente. Ha iniziato dall'attività sartoriale della madre e in poco tempo l'ha trasformata in un'impresa solida e dinamica. Quindi, ha imposto il marchio Max Mara nel mondo, fino a costituire un potente impero finanziario.
Una delle grandi passioni di Maramotti era l'arte contemporanea, che condivideva con la moglie Ida Lombardini. La loro collezione, iniziata negli anni '60, è senz'altro di livello mondiale.
Nel mondo dell'arte, Maramotti era un personaggio leggendario. Uno di quelli che, quando manifestava interesse nei confronti di una galleria, suscitava l'invidia degli altri galleristi.
Achille Maramotti è morto il 12 gennaio 2005. A due anni dalla scomparsa, la famiglia ha coronato uno dei suoi ultimi desideri: aprire al pubblico la collezione. Lo ha fatto nel vecchio stabilimento della Max Mara di Reggio Emilia, opportunamente ristrutturato e riadattato.

Su Artdreamguide puoi trovare i dettagli sulla Collezione Maramotti.
Il "collage" è una tecnica artistica che consiste nell'incollare su un supporto pezzetti di roba qualsiasi: carta colorata, carta di giornale, paglia, tessuto, legno, plastica. Ma non pezzetti soltanto. Anche oggetti veri e propri, come biglietti, mozziconi di sigaretta, fotografie. Perfino specchietti, pennelli, micro-chip ecc.
I bambini ne sanno qualcosa, perché praticano il collage a scuola. Il collage, infatti, sviluppa la libertà creativa, ma educa anche alla progettualità e al senso dell'ordine.
Libertà, progettualità e ordine non mancavano ai due inventori del collage: Picasso e Braque. Ma a imprimere l'impulso decisivo alla diffusione del collage fu soprattutto la volontà di rompere con le regole e i materiali tradizionali, unitamente al gusto per l'ironia.
Tra coloro che usarono il collage con spirito ironico e antiartistico c'è l'artista tedesco Kurt Schwitters. Negli anni '20 prese a incollare frammenti nel suo studio di Hannover. Poco alla volta, la "cosa" cominciò a crescere. Ogni giorno vi aggiungeva quello che gli passava per le mani: liste della spesa, biglietti di teatro, cartoline, lettere di amici, insegne... Alla fine, quell'entità mostruosa si era trasformata nell'opera della sua vita: il celebre Merzbau.
Nel 1937 Schwitters dovette lasciare la Germania. Il Merzbau fu gravemente danneggiato dai bombardamenti e ricostruito nel dopoguerra. Ma con la sua forma tridimensionale, le proporzioni monumentali e la sua natura polimaterica ha segnato l'evoluzione del collage verso l'assemblaggio vero e proprio. Uno stimolo raccolto da Rauschenberg e da tanti grandi artisti del dopoguerra.
Una grande mostra alla GAM di Torino ripercorre la storia del collage dai primi anni '10 all'inizio degli anni '60.

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Nel 1893 lo scultore italiano Medardo Rosso viveva a Parigi. Durante una mostra il grande Auguste Rodin rimase colpito dalle sue sculture. Gli propose allora uno scambio di opere.
I due si frequentarono assiduamente fino al 1898. Fu Medardo Rosso a troncare bruscamente l'amicizia. Era convinto che Rodin, nel realizzare il celebre ritratto di Balzac, avesse tratto ispirazione dalle sue opere.
Questa storia riassume la condizione di Medardo Rosso. Straniero, ma a suo agio nella Parigi di fine secolo. Grandi qualità, uno stile molto personale, contatti e committenti. Ma anche orgoglio e voglia di emergere.
Medardo Rosso creò principalmente ritratti. Per plasmarli usava il gesso. Ma il mezzo che prediligeva era la cera. Grazie ad essa riusciva a modulare finemente le superfici.
L'aspetto più affascinante di queste sculture è l'impressione di movimento che trasmettono. Un'impressione creata dal gioco di luci e ombre e dalla morbida evanescenza della cera.
Una bella selezione di sculture di Medardo Rosso è in mostra alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

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"... L'arte non deve essere legata all'architettura o servire ad abbellire un salone, non deve essere fatta per piacere...".
Queste parole di Medardo Rosso possono darci un'idea della sua notevole autonomia e indipendenza. Indipendenza dal giudizio degli altri. Indipendenza dal facile gradimento del grande pubblico.
Alla sua morte, nel 1928, il figlio Francesco si è dedicato con impegno a valorizzare il lavoro del padre. L'atto più importante è stato la creazione del Museo Medardo Rosso, a Barzio (Lecco).
Il piccolo museo è ospitato in una ex-chiesa sconsacrata. Al suo interno sono raccolte le opere lasciate dal grande artista: sculture in gesso, cera e bronzo, affiancate da disegni e fotografie originali.
Da qualche anno esiste un sito web su Medardo Rosso e il Museo a lui dedicato.
Interessante la biografia dell'artista e la documentazione completa delle opere presenti nel museo.

Per conoscere meglio la personalità di Medardo Rosso e le sue opere, visita Medardorosso.org.
Tra i padri della Patria Giuseppe Garibaldi occupa un posto speciale.
Viene considerato uno dei principali artefici dell'Unità d'Italia. Ha preso parte a tutte le guerre d'indipendenza. È stato il protagonista della spedizione dei Mille. Ha compiuto persino il tentativo di conquistare la Città Eterna alla causa italiana. Ed è anche il personaggio del risorgimento italiano più conosciuto nel mondo.
Con il suo attivismo, la sua capacità organizzativa, i suoi sfolgoranti successi e gli inevitabili insuccessi, la figura di Garibaldi è stata oggetto di innumerevoli interpretazioni. Si è prestata a numerosi livelli di lettura: politico, ideologico, militare, sociologico.
L'alone leggendario e il fascino che Garibaldi emanava attirò anche l'interesse degli artisti del suo tempo (e non solo). A sceglierlo come oggetto dei loro quadri furono, naturalmente, i pittori e scultori specializzati in temi storici. Ma a trattarlo furono anche pittori realisti e persino interpreti del simbolismo.
La figura di Giuseppe Garibaldi è strettamente legata alla città di Genova. Da qui è partito per l'America Latina, dove si conquistò il titolo di "eroe dei due mondi". Sempre da Genova s'imbarcò per la sua impresa più straordinaria, la spedizione dei Mille.
In occasione del secondo centenario della nascita, Genova dedica al Mito di Garibaldi un fitto programma di mostre. E l'arte sembrerebbe aver concorso non poco a crearlo...

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- Fausto Gilberti è il vincitore del Premio Cairo 2007. Nato a Brescia nel 1970, è autore di opere su tela e su carta in cui riconduce le forme e le figure reali alla loro essenza semplificata. Noti i suoi "omini" stilizzati, dipinti in nero su bianco. La sua opera, Il trionfo della morte, realizzata in grafite su carta, è stata esposta fino al 4 novembre al Museo della Permanente di Milano con quelle degli altri 19 finalisti.

- Hanno deluso i due top lots dell'asta newyorchese di Sotheby's del 7 novembre scorso. The Fields (Wheat Fields) di Vincent Van Gogh è stato ritirato perché non ha raggiunto neppure la stima minima di 28 milioni di dollari. Te poipoi (Le matin) di Paul Gauguin ha incassato molto meno delle previsioni. Tutti si aspettavano che superasse i 60 milioni di dollari, invece ha portato a casa poco più di 39 milioni di dollari. Al momento è ancora difficile stabilire se si sia trattato di un incidente di percorso o di un adeguamento dei prezzi.

- È finalmente disponibile il servizio "Christie's Live". A introdurlo in Italia è la casa d'aste Christie's. Da oggi è possibile partecipare in diretta alle aste anche dalla propria postazione internet. Per farlo occorre registrarsi in anticipo e seguire le procedure indicate sul sito di Christie's. Banco di prova è stata la seduta del 27 novembre scorso a Milano, dedicata all'arte del dopoguerra e contemporanea.
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