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Newsletter del 23 novembre 2006
sommario
Sono in tanti a ergersi in difesa della cultura italiana.
Per "cultura" non ci riferiamo di certo alla tarantella o al pecorino. Semmai, pensiamo a cose, come la storia, la filosofia, la musica, la letteratura, l'arte, il cinema, il design, la moda.
È quello che sappiamo fare meglio. Le cose per cui tutto il mondo ci ammira, e molti ci copiano.
In questo ambito, l'arte occupa un posto di primo piano. Arte non solo del lontano passato, ma anche del passato recente e del presente.
Quale modo migliore di difendere la propria cultura del conservarne le testimonianze e mostrarle in pubblico?
Quale modo migliore di promuovere la crescita culturale di un popolo del fatto di permettere alla gente di confrontarsi con la propria arte del passato lontano e recente?
Infatti, chi si reca in Francia, Germania o Svizzera può vedere l'arte moderna e contemporanea nazionale nei musei di ogni città. I tedeschi e i cinesi che vengono da noi, invece, vedono Mantegna e Guido Reni, ma sono pochi i luoghi dove possono vedere i grandi del '900 italiano.
Emblematico il caso di Milano, la città più ricca e "moderna" d'Italia.
Ha tanti Boccioni, de Chirico, Modigliani, Morandi, Sironi, Fontana e Manzoni. Da decenni, però, non dispone di una sede stabile dove esporli. Si tira avanti con spazi provvisori, soluzioni estemporanee.
Gli amministratori dichiarano che ci stanno lavorando. E intanto i tempi si allungano.
Altre città meno potenti, e magari gravate da grandi problemi, i musei li hanno fatti. A Milano, i "fatti" sembrano "farli" solo i privati.
La domanda sorge, allora, spontanea. In questo caso, dove sono i paladini della cultura italiana? Cosa fanno per testimonianze così importanti dell'ingegno italico?
Sono anch'essi impotenti, o si accontentano della fiera degli "Oh Bei Oh Bei", del panettone e dell'elezione di "Miss Padania"?
Forse non tutti sanno una cosa. Gli italiani e molti europei hanno nel loro portamonete la riproduzione di una scultura di Umberto Boccioni. Si tratta di Forme uniche della continuità nello spazio ed è riprodotta sulla moneta italiana da 20 Eurocent.
Forme uniche... è anche uno dei capolavori più importanti dell'arte moderna.
Nel crearla l'artista ha immaginato un corpo umano nel suo sforzo di slanciarsi in avanti.
Nel loro spostamento, le masse muscolari del tronco e degli arti si scompongono. Alcune si proiettano in avanti. Altre, rallentate dalla loro inerzia, sembrano attardarsi, fluttuare all'indietro nello spazio.
In questa scultura Boccioni ha messo in atto il principio della compenetrazione tra la materia e lo spazio circostante. Un principio già perseguito in pittura, ma che mai ha toccato un simile grado di concretezza.
Logicamente, non è possibile cogliere queste caratteristiche dalla sua riproduzione su una monetina di 2 cm. di diametro...
In questi giorni, però, un suo dettaglio è riprodotto su innumerevoli manifesti sparsi in giro per Milano. Pubblicizzano una mostra a Palazzo Reale su Umberto Boccioni, con particolare riguardo alla scultura.

Su Artdreamguide puoi trovare la presentazione della mostra.
La vita di Umberto Boccioni si è consumata in un soffio. Nato a Reggio Calabria nel 1882, infatti, morì per una caduta da cavallo nel 1916, all'età di soli 34 anni. Un vero peccato! Per lui, ma anche per la storia dell'arte moderna.
La morte prematura, peraltro, non gli impedì di lasciare una traccia fondamentale. E questo in meno di un decennio...
A influenzare in maniera profonda l'evoluzione artistica di Umberto Boccioni furono soprattutto due avvenimenti.
Il primo risale al 1907, quando, dopo vari spostamenti, l'artista approda a Milano. La grande metropoli all'inizio lo respinge. Poi, mano a mano, comincia ad affascinarlo. Le visioni di officine fumanti, di case in costruzione, della periferia in trasformazione entrano in sintonia con la sua sete di progresso e dinamismo. Ad esse si ispira per la sua opera più celebre, La città che sale.
Il secondo avvenimento si svolge due anni dopo. Filippo Tommaso Marinetti pubblica il Manifesto del Futurismo. È la svolta attesa con ansia da alcuni giovani artisti. Boccioni, con Balla, Carrà, Russolo e Severini, dà vita al Futurismo nell'arte.
Tematiche centrali del Futurismo sono il movimento, la velocità. Nel lavoro di Boccioni si condensano essenzialmente attorno a due problemi: la resa del dinamismo e la compenetrazione tra materia e spazio circostante. Emblematiche di questa ricerca sono 3 opere: Dinamismo di un corpo umano, Elasticità e Forme uniche della continuità nello spazio, tutte a Milano.

Su Artdreamguide puoi trovare un profilo di Umberto Boccioni, con la vita, l'attività artistica, i musei e le opere.
Per quel che si sa, Umberto Boccioni avrebbe realizzato solo 12 sculture. Un numero esiguo, per definirlo scultore a tutti gli effetti.
Nondimeno, Boccioni attribuì grande importanza alla scultura. E alcuni fatti starebbero a dimostrarlo.
Varie volte, ad esempio, si fece fotografare nello studio, seduto vicino a qualche sua scultura. In particolare, Testa+casa-luce, in cui riecheggia il consueto tema della madre.
Sintomatico è anche il suo modo di firmarsi in talune circostanze: "U. Boccioni, pittore e scultore futurista". Un modo per coniugare le due massime espressioni dell'arte al suo credo futurista.
E come non ricordare che Boccioni pubblicò un vero e proprio manifesto dedicato interamente alla scultura?
A parte una in legno, le scultura erano o in gesso o polimateriche. Per sciaguratezza, ne sono sopravvissute solo cinque. Sembra che 5 o 6 fossero rimaste abbandonate allo scoperto, dopo una retrospettiva postuma sull'artista. Fatto sta che di esse non vi è traccia, tranne le testimonianze fotografiche dell'epoca.

Su Artdreamguide puoi trovare le immagini delle sculture rimaste e delle sculture distrutte di Umberto Boccioni.
Proviamo a pensare a un cadavere, o a un barbone, o anche a una persona anziana nuda. Che sensazione si prova?
Generalmente, sgradevole. Per quanto a livelli diversi.
E cos'hanno in comune queste figure, con quelle di un frate, di un poliziotto, di un militante del Ku Klux Klan, o del capo di una setta religiosa?
Qui i giudizi si dividono in rapporto a credenze religiose, adesioni ideologiche, appartenenze a particolari frange sociali.
Per Andres Serrano, invece, sono fondamentalmente la stessa cosa. E Serrano non è certo un qualunquista. Né tantomeno un opportunista. Una persona spregiudicata, forse. Questo sì...
Serrano è un artista americano con il culto della tradizione pittorica antica. Da sempre lavora con la fotografia. Una fotografia che illustra soggetti di oggi, riproposti con le sembianze e attraverso i generi della pittura barocca: la pietà, il ritratto, la natura morta.
Ecco, in sintesi, il suo metodo. Individuare tabù sociali e culturali, aspetti sgradevoli o al limite del permissibile. Estrarli dal loro contesto e riallestirli in composizioni artefatte, irreali. Lo scopo è fotografarli e ricavarne immagini che, a dispetto del tema originario, acquisiscano una loro intrinseca eleganza e pittoricità.
Il compito finale spetta, poi, allo spettatore, messo a confronto con i propri pregiudizi, le proprie convenzioni, il proprio senso del pudore!
Al PAC di Milano sono in mostra vent'anni di produzione di Serrano.

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Ecco una breve lista dei colpi più importanti messi a segno dal Comune di Milano nel campo dell'arte moderna.
Nel 1920 acquista mediante una sottoscrizione pubblica l'opera più famosa dell'800 italiano: il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. Nel 1934 riceve in dono la celebre collezione futurista di Ausonio Canavese, straboccante di opere di Boccioni. Nel dopoguerra compra il Ritratto di Paul Guillaume, una delle opere di Modigliani più belle in un museo pubblico italiano. Nel 1973 Marino Marini dona un gruppo consistente di sue opere, tra cui grandi sculture e molti ritratti di personaggi famosi. Nello stesso anno giungono oltre 2000 opere del '900 della collezione Antonio e Marieda Boschi-Di Stefano: Boccioni, de Chirico, Sironi, Morandi, Fontana, Manzoni, ecc. Nel 1981 è Maria Teresa Vismara a donare la sua collezione in ricordo del marito scomparso: Sironi, Morandi, Campigli, Dufy, Matisse, ecc. Poi, una pausa di 10 anni, interrotta dall'acquisto da parte del Comune di 40 opere della collezione di Riccardo e Magda Jucker. Tra esse Elasticità di Boccioni e, cosa rara per l'Italia, opere importanti di Matisse, Picasso, Braque e Klee.
Sarebbe uno dei più bei musei di arte moderna italiani.
Ma dove si trova tutta sta' roba? Dove la si può vedere?
Il Pellizza è alla Villa Reale. Altre opere sono sparse qua e là. La maggior parte è nei depositi comunali. Tutte attendono che cessi uno sconcio culturale (e morale) che dura da 10 anni.
Si dice che le cose si stiano mettendo al meglio e che presto Milano avrà un museo che le raccolga tutte...

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Com'è possibile che alcuni artisti del passato godano dei favori del pubblico e del mercato, ma nel contempo risultino assenti nei testi di storia dell'arte?
Il meccanismo non è semplice e varia da caso a caso. Un ottimo esempio è senz'altro Tamara de Lempicka.
Quando si dedicò alla pittura era giunta da poco a Parigi, dopo una rocambolesca fuga dalla Russia bolscevica. Si guardò attorno, fiutò l'aria e si rimboccò le maniche. Cominciò a studiare presso artisti famosi, come Maurice Denis e il tardo-cubista Andre Lothe. Si divorò quintalate di quadri antichi. Ma sempre, scrutando con la coda dell'occhio il bel mondo parigino. Finché, di quel bel mondo ne divenne parte, come musa, amante, tessitrice di relazioni.
Furono quelle frequentazioni a portarla in alto. E furono ancora loro a renderla sospetta agli storici dell'arte.
Oggi, come negli anni '30, è soprattutto il "Jet set" a contendersi i suoi quadri. Ma con una novità... Anche una parte della critica comincia a rivedere il suo giudizio.
Secondo molti critici, i ritratti stilizzati e decorativi di Tamara de Lempicka incarnano in maniera emblematica il clima decadente dell'Art Deco. Alcuni, però, si spingono oltre. Apprezzano la solidità delle figure, frutto del chiaroscuro accentuato, dei contorni netti e della pittura liscia e madreperlacea.
Gli amanti delle etichette parlano perfino di "cubismo soft". Come a dire: "Vorrebbe, ma non osa"...
In ogni caso, i quadri della Lempicka hanno qualcosa di ambiguo e memorabile al tempo stesso. Ad affascinare è quel loro strano mix di concretezza e astrattezza che emanano.
La grande mostra a Palazzo Reale di Milano permette, finalmente, di giudicarne la reale portata artistica.

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Boccioni è troppo noto perché le persone di buon senso si illudano di poter comprare una sua opera. È roba da grandi collezionisti. E, comunque, super-ricchi...
Meno logico, invece, è immaginarsi le quotazioni delle opere di Tamara de Lempicka.
Sono opere eleganti, raffinate, un po' decadenti, forse. Ma si adatterebbero bene a qualsiasi salotto o anticamera.
A facilitare le cose, poi, è il fatto che la maggior parte di esse si trova in mani private. Quindi, potenzialmente, ancora sul mercato.
E allora, quanto possono costare?
Premesso che le tele più richieste sono quelle degli anni '20 e '30, e che sul mercato se ne vedono molto poche e sempre in asta, ecco alcuni prezzi. Nel 2002, da Sotheby's di New York, La musicienne, un bel ritratto femminile del 1929, venne battuto a circa 2 milioni e mezzo di dollari. Nel 2004, da Christie's di New York, Portrait de Mrs. Bush, altro grande ritratto femminile del 1929, venne battuto a oltre 4 milioni e mezzo di dollari. Più recentemente, nel maggio 2006, ancora da Christie's di New York, è stato battuto Groupe de quatre nus, gruppo di nudi femminili del 1925, a oltre 3 milioni di dollari.
Del resto, tra i proprietari di sue opere figurano grandi nomi della moda, del cinema, della musica e della finanza internazionale.
Per chi vuole vedersi l'immagine di un Tamara de Lempicka in casa, ma non intende battersi alle aste con simili contendenti, ci sono bellissimi poster alla portata di tutte le tasche. Su Artdreamguide puoi vederne un'ampia scelta.

Per acquistare poster e riproduzioni di opere, consulta su Artdreamguide il catalogo dei poster di Tamara de Lempicka
Alla fine degli anni '30 la creatività italiana si dibatteva tra due concezioni della forma opposte tra loro.
Da una parte, quella che propugnava una forma ben definita, solida e compatta, in nome di un ritorno all'ordine. Era la concezione appoggiata dal Regime e incarnata dagli edifici di Piacentini, Portaluppi e Muzio, o dalle tele di Sironi, Carrà e Funi.
Dall'altra, una concezione che ricercava una forma più leggera, dinamica e moderna, legata alle correnti internazionali e ai bisogni della gente. Era la concezione sposata da architetti come Terragni, Lingeri, Figini e Gardella, dagli astrattisti milanesi e comaschi, dai protagonisti di "Corrente".
All'estremità di questa corrente, e totalmente agli antipodi della prima, si collocano alcuni oggetti rivoluzionari. Ecco alcuni esempi. Una scrivania con ripiano di cristallo sorretto da sottili gambe d'acciaio a "X", in cui l'unico elemento solido è un grosso cassetto nero. Una libreria costituita da un'esile intelaiatura di elemti metallici verticali e inclinati, che giocano con l'equilibrio delle spinte. Una lampada in cui il portalampadina conico è sorretto da un sottile stelo, che termina a treppiede.
Manco a dirlo, alcuni di questi oggetti sono prodotti ancora oggi da ditte famose. L'autore è Franco Albini, maestro di leggerezza e immaterialità.
Alla Triennale di Milano è aperta una mostra antologica, intitolata per l'appunto "Zero Gravity".

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Fernand Léger voleva abbellire il mondo con grandi pitture murali e mosaici.
Chagall lo ha fatto, raffigurando i suoi racconti nel foyer della Metropolitan Opera House di New York. Anche Miró lo ha fatto, con i suoi famosi murali nel palazzo dell'UNESCO di Parigi. Lucio Fontana, dal par suo, ha realizzato una grande installazione in neon alla Triennale di Milano. Alberto Burri ha "colato" il suo gigantesco Cretto sui ruderi di Gibellina, a memoria delle vittime del terremoto. Jean Tinguely e Niki de Saint-Phalle hanno movimentato una piazza di Parigi con la loro fontana. Jean Dubuffet ha perturbato l'austera monotonia di Chase Manhattan Plaza, a New York, con colossali funghi bianchi. Yves Klein ha piazzato enormi spugne blu nel teatro di Gelsenkirchen. Enzo Cucchi ha decorato la chiesetta nei pressi di Lugano, progettata da Mario Botta.
Sono alcuni esempi in grande dell'intervento degli artisti negli spazi pubblici: piazze, palazzi, chiese, parchi, ecc.
Ma ci sono anche esempi di interventi più piccoli, a dimensione più locale. Piccoli, ma non meno significativi.
In epoca di risparmio meritano considerazione. Sono, infatti, interventi che denotano sensibilità da parte dei committenti nei confronti dell'esigenza di migliorare gli spazi del quotidiano. Denotano, inoltre, la sensibilità dei progettisti nei confronti delle attitudini e dello stile dei singoli artisti.
Un esempio è il pavimento di un asilo-nido a Milano, decorato da Gabriele Poli.

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- A breve distanza l'uno dall'altro, sono scomparsi due protagonisti dell'arte del '900. Il 25 ottobre scorso, nella sua casa di Venezia, è morto Emilio Vedova. Aveva 87 anni. È considerato uno dei più grandi interpreti della pittura astratta europea e uno dei maggiori artisti italiani in assoluto. Il 26 ottobre, a Stoccolma, si è spento Pontus Hulten. Aveva 82 anni. Grande critico d'arte, ha curato la nascita e il decollo di prestigiosi musei in tutto il mondo: il Moderna Museet di Stoccolma, il Centre Georges Pompidou di Parigi, il MOCA di Los Angeles. In Italia ha diretto Palazzo Grassi a Venezia.

- L'artista sudafricano William Kentridge è stato "scritturato" per la realizzazione di una scenografia al Teatro San Carlo di Napoli. Kentridge si cimenterà col Flauto magico di Mozart. Il progetto prevede l'uso di animazioni e proiezioni cinematografiche basate sui disegni a matita dell'artista, tecnica per la quale Kentridge è ben noto a livello mondiale.

- Jackson Pollock è, per ora, il pił caro artista al mondo. Number 5, uno dei suoi primi dripping, è stato venduto a trattativa riservata per 140 milioni di dollari. Il venditore è il noto magnate dei media David Geffen. Secondo il New York Times, l'acquirente sarebbe David Martinez, un finanziere messicano appassionato di arte astratta americana. La trattativa si è svolta con la mediazione della casa d'aste Sotheby's.

- Il 7 ottobre scorso, a Denver, è stato inaugurato il Frederic C. Hamilton Building. La nuova struttura, progettata da Daniel Libeskind, si caratterizza per una impressionante fioritura di punte e spigoli affilati, che ricordano i cristalli di quarzo. Lo Hamilton Building funge da ampliamento dell'edificio principale del Denver Art Museum, progettato da Gio Ponti e realizzato nel 1982. L'intervento è durato tre anni e costato 90,5 milioni di dollari.
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