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Newsletter del 26 ottobre 2006
sommario
Il "Fauvisme" è stata la corrente artistica che ha dato il via alle avanguardie del '900.
Quando si manifestò al pubblico nel 1905, la sua apparizione fu accolta da critiche feroci e suscitò scandalo.
Messo così, il fatto non stupisce, visto che lo stesso era successo 25 anni prima agli impressionisti e si era ripetuto con van Gogh, Gauguin e Cézanne alla fine dell'800.
A renderlo strano è un dettaglio, mancante nei casi precedenti. Nel momento in cui i "Fauves" erano il bersaglio della critica, coloro che li avevano preceduti cominciavano a riscuotere buoni consensi. In sostanza, la critica parigina di inizio '900 non aveva imparato nulla dagli sbagli compiuti dai critici che li avevano preceduti.
Questo esempio non fa che riproporre l'annoso quesito. Come riconoscere subito i buoni artisti, le nuove tendenze emergenti?
Un suggerimento viene dal caso di un grande personaggio dei giorni nostri: l'artista americano Bruce Nauman.
Il suo lavoro, così eclettico, potrebbe lasciare interdetti i superficiali. Sin dagli inizi, Nauman ha sviluppato in modo libero una propria originale visione dell'arte. Visione che oggi viene considerata cruciale da parte dei giovani artisti di tutto il mondo.
Sono grandi artisti quelli che ampliano gli orizzonti dell'arte, sanno indicare nuove strade. Questi artisti si possono riconoscere prima della massa se si è aperti a nuovi orizzonti, a nuove visuali.
Picasso era un genio. Tutti lo sanno. E proprio perché era un genio, siamo disposti ad accettare la disinvoltura con cui cambiò stile.
Non è andata altrettanto bene ad Andre Derain.
Come Picasso, Derain si è interessato a tante cose. Ha subito l'influenza di tendenze molto diverse.
Chi ha la fortuna di vedere opere di Derain dipinte a distanza di qualche anno rimane sorpreso dalla loro differenza. Quelle degli anni 1900-03 sono morbide e realistiche, quasi atmosferiche. Quelle dipinte tra il 1904 e il 1907 appaiono aspre, vivaci, cariche di tinte arbitrarie e di contrasti cromatici. Sono le tele del periodo "fauve".
Quelle successive perdono in vivacità cromatica e acquistano in solidità. È l'influenza di Cézanne a farsi sentire.
Poi i colori si incupiscono. Compaiono i "cubi", qualche ricordo di Rousseau il Doganiere. A influire sono Picasso e i cubisti.
Ma dura poco. L'attenzione di Derain è attirata dal Rinascimento. I quadri dei primi anni '20 sembrano neoclassici, mentre quelli degli anni '30 proclamano una sorta di "ritorno all'ordine". E allora la distanza dai "Fauves" diventa enorme...
È allora che i colleghi e la critica cominciano a snobbarlo, mentre perdonano tutto all'eclettico Picasso.
Perché?
Alcuni, molto ideologizzati, ritengono che questo sia dovuto agli onori che, all'inizio degli anni '40, i nazisti tributarono a Derain e al suo lavoro. Forse, la verità sta, piuttosto, nella qualità scadente di tante opere dipinte a partire dai tardi anni '20.
La bella mostra aperta in questi giorni a Palazzo dei Diamanti di Ferrara dà modo di giudicare di persona.

Su Artdreamguide puoi trovare la presentazione della mostra.
Il 18 ottobre 1905, si inaugura a Parigi la terza edizione del Salon d'Automne.
All'inizio del '900, il Salon è la vetrina dell'arte d'avanguardia. Chi ne varca la soglia è preparato a grandi novità, se non a stranezze vere e proprie. Tuttavia, nel 1905 lo scandalo è grande.
Sono le sale centrali a suscitare i maggiori clamori. In particolare, la sala VII. Qui espongono assieme alcuni giovani pittori che hanno in comune una pittura piatta, dalle forme semplificate e dai colori aggressivi, addirittura arbitrari. La critica li etichetta come gli "ex allievi di Gustave Moreau". Tra loro spiccano i nomi di Henri Matisse, Albert Marquet, Henri Manguin, Andre Derain, Maurice de Vlaminck. Forte è il contrasto tra le loro opere e le sculture di Albert Marche, candide e ben tornite, al centro della stessa sala.
I giudizi della critica sono aspri. Fuori dal coro solo la voce di qualche sostenitore, tra cui il critico del "Gil Blas" Louis Vauxcelles. In un articolo sulla mostra così commenta la presenza delle sculture di Albert Marche nella sala: "Donatello parmi les fauves" (Donatello fra le belve).
Da allora, l'espressione "cage aux fauves" (gabbia di belve) viene usata per designare la sala VII, e con l'appellativo "fauve" vengono denominati Matisse e compagni.
Per questo il Salon del 1905 sancisce la nascita ufficiale del "Fauvisme", la prima grande corrente dell'arte moderna. Ma è solo il traguardo finale di un processo cominciato vari anni prima.

Per conoscere il Fauvisme visita la pagina di presentazione su Artdreamguide.
All'inizio del '900 il critico Roger Marx, parlando della scena artistica parigina d'avanguardia, distingueva 3 gruppi principali.
1) I neoimpressionisti seguaci di Seurat, puntinisti e amanti dei "coriandoli" di colore.
2) I Nabis, ispirati a Gauguin e ossessionati dal Giappone e dall'arabesco.
3) Gli "ex-allievi di Gustave Moreau", fautori della pennellata larga e monocroma. In pratica, il nucleo dei futuri "fauves".
All'epoca, Henri Matisse e Pierre Bonnard erano poco più che trentenni. Si conoscevano bene, ma facevano capo a schieramenti diversi. Matisse a quello degli amanti della "pennellata larga", Bonnard ai Nabis.
Avversari, dunque? O magari, persino nemici?
Per la delusione dei pettegoli, le cronache raccontano che tra i due non si verificarono fratture. Anzi, durante il loro periodo "militante" Matisse e Bonnard mantennero i contatti. Più tardi, approfondirono il loro rapporto, trasformandolo in una vera e propria amicizia.
Seguendo copioni diversi, i rispettivi lavori stemperarono le asprezze degli inizi, si affinarono e acquistarono maturità.
Per entrambi, la pittura fu una questione di armonia e soprattutto di colore. Colore gioioso, vitale e sensuale quello di Matisse. Morbido e denso di intimismo quello di Bonnard.
Una grande mostra al Complesso del Vittoriano di Roma mette a confronto il loro lavoro e racconta le due linee più importanti della pittura figurativa francese di inizio secolo.

Su Artdreamguide puoi trovare i dettagli sulla mostra.
Una famosa installazione di Bruce Nauman con i tubi al neon riproduce in forma di spirale la seguente scritta: "Il vero artista aiuta il mondo rivelando verità mistiche".
Il senso è chiaro, ma viene contraddetto dalle cose che l'artista propone nelle sue mostre. Rozzi stampi di sculture in fibra di vetro. Foto di parti del corpo deformate. Scritte colorate con i tubi al neon. Corridoi angusti, inondati da una luce verde. Filmati che mostrano qualcuno mentre cammina in quadrato. Strane girandole pendenti dall'alto, con appese sgradevoli forme di animali. Proiezioni che mostrano un clown sottoposto a varie angherie. Stanze dove risuonano ordini o ammonimenti. Installazioni multimediali in cui vari personaggi parlano tra loro e con lo spettatore.
Cosa può esserci di "mistico" in tutto questo?
In realtà, la scritta di Nauman è il tentativo di provare su se stesso, e sul pubblico, l'effetto di un dogma in cui in parte si crede e in parte no. E, a ben guardare, tutto il lavoro di Nauman ruota attorno a questo proposito: spingere se stesso e l'osservatore a confrontarsi con dogmi e consuetudini assodate per cercare di saperne di più.
L'atteggiamento di Nauman non è di provocazione o denuncia. È di tipo sperimentale. E non è rivolto solo allo spettatore, ma prima di tutto a se stesso.
Mira a confrontarsi con i paradigmi dell'arte, del linguaggio, del corpo, dello spazio e delle relazioni umane. Non è focalizzato sul prodotto finale, ma sull'azione e sul risultato che essa produce.
Per la vastità dei campi d'indagine, il lavoro di Nauman non si è incanalato su una tecnica o uno stile definitivo. In quarant'anni ha sfruttato ogni genere di medium, con la massima libertà.
L'insieme di sperimentalismo, multidisciplinarietà e grande libertà fanno di Bruce Nauman la principale figura di riferimento per tutte le nuove generazioni di artisti. E la mostra al MADRE di Napoli è una grande occasione per conoscerlo meglio.

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C'era un tempo in cui i collezionisti di arte italiana del dopoguerra guardavano con invidia i collezionisti di arte americana.
Non stiamo parlando di tanti anni fa, ma dei primi anni '90. Allora, a tirare il gruppo erano i grandi dell'Espressionismo Astratto e della Pop Art. Venivano, poi, i protagonisti del Minimalismo e della Color Field, al cui fianco stava qualche fortunato europeo: Jean Dubuffet, Jean Fautrier, Francis Bacon, David Hockney, Gerhard Richter, Anselm Kiefer. Solo nella terza fascia si trovava qualcuno dei nostri: Lucio Fontana, Alberto Burri, Piero Manzoni, Jannis Kounellis e Mario Merz.
Poi ci sono state alcune grandi mostre. Celebre, "The Italian Metamorphosis" al Guggenheim di New York (1995). Il cosiddetto "Italian style" si è affermato in tutto il mondo. Così, poco alla volta, i "nostri" hanno scalato le classifiche del mercato dell'arte.
Ad accorgersene per prima è stata Sotheby's, una delle due grandi case d'asta. Alla fine degli anni '90 ha cominciato a tenere battute d'asta dedicate specificamente all'arte italiana. Visto il successo, si è accodata anche Christie's. In poco tempo le cosiddette "Italian Sales" (vendite italiane) sono divenute appuntamenti molto attesi da tutto il pubblico mondiale delle aste.
Il 16 ottobre si è tenuta l'ultima tornata. E logicamente è stato un successone.

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Ottobre e novembre sono mesi di fuoco per le fiere d'arte moderna e contemporanea.
Vari colossi di livello inernazionale si accavallano l'uno a ridosso dell'altro: "Art Forum Berlin" a Berlino, "Frieze" a Londra, "FIAC" a Parigi, "Artissima" a Torino, "Art Cologne" a Colonia.
Incastrate e, in parte, sovrapposte, alcune subiscono la supremazia (magari momentanea) delle altre.
È quanto è successo alla "FIAC" di Parigi. L'anno scorso, infatti, ha risentito del forte richiamo esercitato dalla fiera di Londra, che cadeva più o meno negli stessi giorni.
Non è facile ammettere una sconfitta. Ma gli organizzatori si sono armati di senso pratico e hanno pianificato il rilancio.
Quest'anno "FIAC" apre un po' in ritardo rispetto agli anni passati. Ma ha la fortuna di accogliere i visitatori in spazi più grandi. Allo stesso tempo, il numero delle gallerie presenti è stato ridotto in favore della qualità e chiarezza espositiva. Ancora in favore della chiarezza espositiva si è scelto di presentare l'arte consolidata in un padiglione e l'arte emergente in un altro.
E ad aggiungere quel tocco in più ci pensa Parigi, con il suo fascino impareggiabile...

Su Artdreamguide puoi trovare i dettagli sulla FIAC.
"... Quando metto un verde, non è erba. Quando metto il blu, non è il cielo...".
Così Henri Matisse descrive la sua maniera di concepire l'uso dei colori.
Per Matisse i colori non entrano nell'opera in funzione della resa della realtà. Rispondono, invece, ad una esigenza di freschezza, ritmo e armonia della composizione. Il suo proposito recondito non era copiare una realtà vista, ma, più semplicemente, fare quadri belli, che producono piacere e stimolano l'interesse. Non a caso, le sue tele più celebri inneggiano alla gioia, alla voluttà, all'armonia: Lusso, calma e voluttà, La gioia di vivere, La danza, Armonia in rosa, Figura decorativa su fondo ornamentale.
Non è facile vedere in rete immagini di opere di Matisse. E nonostante l'importanza dell'artista, non esistono molti siti a lui dedicati.
Tra le cose più carine e interessanti c'è "La couleur du tube".
È la sezione dedicata a Henri Matisse di un bel blog in francese, intitolato "GilbR-Arts". Intercalato da immagini che visualizzano la tecnica di Matisse, il blog ne descrive gli interessi, la poetica e il contesto in cui ha compiuto la sua rivoluzione artistica.
È una cosa un po' più privata di un sito vero e proprio. Ma è elegante, interessante e, per chi non conosce l'inglese, una volta tanto in francese...

Per vedere i colori di Matisse, visita "La couleur du tube".
- Aprirà ad Abu Dhabi una nuova succursale della Fondazione Guggenheim. L'edificio, che sorgerà sull'isola di Saadyiat, sarà opera di Frank O. Gehry. Il progetto di Gehry si propone di coniugare le linee tipiche dei suoi edifici con quelle dell'architettura islamica. Altri contatti sono in atto con il Louvre, che potrebbe aprire sulla stessa isola una propria filiale.

- Mentre gesticolava animatamente, il miliardario americano Steve Wynn ha colpito un quadro di Picasso, Le Reve (1932), procurandogli uno squarcio. Il dipinto era di sua proprietà e lo aveva comprato circa 10 anni fa, sborsando all'incirca 48 milioni di dollari. Al momento dell'incidente era stato appena venduto in asta al collezionista Steven Cohen per la stratosferica cifra di 139 milioni di dollari. La transazione è stata annullata e il quadro sarà restaurato.

- Dal 9 al 13 novembre si svolgerà l'edizione 2006 di ArtePadova. La fiera di arte contemporanea avrà luogo negli spazi della Fiera di Padova. Sui 30.000mq esporranno oltre 200 gallerie internazionali dal moderno classico alle ultime tendenze del contemporaneo. In mostra opere di pittura, scultura, fotografia, videoarte, installazioni e performance. Completano la rassegna incontri e seminari tra artisti, galleristi, giornalisti e collezionisti.

- L'Ermitage Museum di San Pietroburgo ha deciso di aprire una propria sede italiana a Ferrara. A ospitarla sarà il Castello Estense. Al suo interno verrà trasferita una parte delle attività del museo e sarà creato un nuovo centro di studi.
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