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Newsletter del 20 luglio 2006
sommario
Il 7 luglio di un anno fa, Londra fu sconvolta da una serie di attentati. Alle 8:50, 3 bombe esplodevano quasi in contemporanea su 3 treni della metropolitana, causando 39 morti. Poco più tardi, un quarto ordigno esplodeva su un autobus, causando altri 25 morti.
Fu uno degli avvenimenti più tragici della storia recente in Gran Bretagna. Ma suscitò un'impressione profonda in tutto il mondo.
A distanza di un anno vogliamo guardare Londra in una luce diversa. Quella di una metropoli che si è completamente ripresa.
Con qualche misura di sorveglianza in più e qualche libertà in meno, forse... Ma senza aver perduto il carisma di prima. Infatti, per gli amanti del costume, della cultura e dell'arte, Londra rimane una delle più interessanti al mondo. Per taluni, la "più" interessante.
Tanti ci andranno a fine luglio e in agosto per studiare l'inglese. E altri ci andranno semplicemente da turisti. Per tutti sarà un'ottima occasione per visitare anche una magnifica mostra. Riguarda uno dei personaggi fondamentali dell'arte moderna: Wassily Kandinsky.
Le grandi rivoluzioni nell'arte non sono mai nate in una notte. Sono il frutto di travaglio, esperimenti, complesse gestazioni.
Uno dei casi più emblematici è l'approdo di Wassily Kandinsky all'astrazione.
La vicenda si è svolta tra il 1910 e il 1921, in due diversi scenari: Germania e Russia. Ma il momento cruciale fu il soggiorno di Kandinsky a Monaco e dintorni, tra il 1910 e il 1914.
Chi era e cosa faceva, Kandinsky, all'epoca?
Era un artista non più giovane, rigoroso, di spirito romantico, attratto dall'occultismo e dalla teosofia. Praticava una pittura naturalista di stampo espressionista, dai colori aspri e visionari. Raffigurava scorci di Murnau, vedute di monti, allegorie di cavalieri al galoppo.
Nel suo animo si agitavano due sentimenti incalzanti. Il disinteresse crescente per le forme oggettive. L'ossessione per il "suono interiore", lo "Spirituale".
La prospettiva di eliminare le forme oggettive dal quadro poneva, però, un interrogativo. Rimpiazzarle con cosa? Come evitare di cadere nell'ornamento?
Tra il 1910 e il 1911, quadro dopo quadro, Kandinsky sperimenta la sua ipotesi di dissoluzione formale. Deforma i profili dei monti. Frammenta la composizione. Svuota i contorni. Trasforma le zone di colore in macchie, strisce, archi colorati. I cavalieri e i villaggi, travolti, si impennano disegnando traiettorie, zig zag, intrecci misteriosi.
Il primo stadio di questo processo venne raggiunto nel 1913. Ma la trasformazione si sarebbe completata negli 8 anni successivi, quelli che precedono il ritorno di Kandinsky in Germania.
Questa vicenda fondamentale per la storia dell'arte moderna è il soggetto di una grande mostra alla Tate Modern di Londra.

Su Artdreamguide puoi trovare la presentazione della mostra.
Chi non visita Londra da oltre 6 anni ricorda la Tate Gallery come un museo strano. Bello, ricco, importante come tutti i grandi musei nazionali di Londra. Ma anche poco coerente.
Tornano alla mente le opere di Hogarth, Reynolds, Constable e dei Preraffaelliti. Il cuore ha un sussulto pensando alle sublimi e romantiche tele di Turner. Poi, con un grande salto nel tempo e nello spazio, si pensa agli splendidi Picasso, Braque, de Chirico, Modigliani, Miró, ecc. E poi Bacon, le misteriose tele nere di Mark Rothko, le sgocciolature di Pollock, le teste grottesche di Dubuffet, i combattimenti aerei in stile fumettistico di Roy Lichtenstein, le donne a testa in giù di Baselitz.
Cosa ci azzeccano Hogarth e Gainsborough, con Miró e Warhol?
La spiegazione non viene dalla logica, ma dalla storia. E dalla storia è venuta la soluzione a questa stranezza.
Nel 2000, alla vecchia Tate si è aggiunta una nuova sede, destinata all'arte moderna e contemporanea. È una vecchia centrale elettrica completamente rinnovata e riadattata. Affacciata sul Tamigi, guarda sull'altra sponda la città delle banche e la Cattedrale di St.Paul. L'hanno chiamata Tate Modern, ed è uno dei primi 5 musei al mondo.
Nella vecchia sede, quella che conoscono tutti, è rimasta l'arte britannica. Per questo è stata chiamata Tate Britain.

Su Artdreamguide puoi trovare un profilo della Tate Modern di Londra.
Ci sono persone che, quando possono, in città si spostano a piedi.
Trovandosi a Londra per la prima volta, sono tentate di fare lo stesso. Un'occhiata alla mappa, qualche misura a spanne, e s'incamminano a piedi da Hammersmith alla National Gallery. Non sanno, poveretti, quanto hanno da scarpinare...
La "Grande Londra" è veramente grande! La sua sagoma ovale si dipiega lungo il corso del Tamigi per 50 Km in larghezza e oltre 40 in altezza. La City of London vera e propria ne è il cuore, e riguarda solo una piccola parte della Londra turisticamente interessante. A Ovest continua nell'antica City of Westminster, dove si trovano la cattedrale, Buckingham Palace, il Parlamento e alcuni dei più famosi parchi cittadini.
Intorno a questo nucleo centrale si dispongono le altre zone, un tempo città autonome, che l'urbanizzazione ha fuso tra loro in un unico conglomerato.
Per fortuna, a chi si interessa di arte e mostre non importano i sobborghi. La maggior parte dei musei e degli spazi espositivi è concentrata nelle zone centrali. Solo alcune gallerie d'avanguardia si sono allontanate dal centro. La risposta al bisogno di grandi spazi più a buon mercato.

Per individuare la Tate Modern e i principali musei di Londra, consulta le piante di Londra su Artdreamguide.
Quando si parla di soluzioni al traffico nelle grandi città, spesso si adduce l'esempio di Londra.
Sensibilizzazione della popolazione. Accesso delle auto in città a pagamento. Ingegnosi sistemi di dissuasione, ecc.
Quasi sempre si evita di ricordare che Londra è dotata della più estesa rete metropolitana al mondo. The London Underground, o "The tube", è il principale mezzo di trasporto dei londinesi.
È costituita da 12 linee, che collegano 275 stazioni. Su di essa convergono, inoltre, la rete di autobus e la vasta rete ferroviaria, che si ramifica nei sobborghi più remoti.
Per presentare tutti i sistemi di trasporto, il comune di Londra ha creato il sito Web "Transport for London". Da un anno e mezzo, è attiva anche la sezione sulla metropolitana in lingua italiana.
All'interno, informazioni importanti e consigli utilissimi. Come quello di non affrettarsi a usare il cellulare all'uscita delle stazioni. Una banale avvertenza, per non rischiare di vederselo portare via...

Per le informazioni in italiano sulla metropolitana di Londra, visita "Transport for London".
23 novembre 1936: primo numero della rivista Life. In copertina campeggia una foto di Margaret Bourke-White con la diga di Fort Peck.
Saltiamo al numero del 23 settembre 1940. In copertina si vede un bimbo, vittima di un raid aereo, all'ospedale. Autore è il grande Cecil Beaton.
Numero del 9 aprile 1945. La foto di copertina mostra lo scoppio di una bomba sulla spiaggia di Iwo Jima. L'autore: W. Eugene Smith. La Germania sta per arrendersi e anche la guerra del Pacifico è agli sgoccioli. Ma i reporter di Life si trovano sempre ai crocevia della storia, a documentare la realtà.
Andiamo al numero del 6 agosto 1956. La copertina raffigura qualcosa di cui si è molto parlato nei giorni scorsi: l'affondamento dell'Andrea Doria. L'autore è Loomis Dean. In uno scenario plumbeo, la nave inclinata occupa l'angolo in alto a destra. In basso a sinistra si allontana una scialuppa di salvataggio.
E ora, la copertina del 16 aprile 1965: U.S. Helicopter Crew, di Larry Burrows. Sconvolgente! Mostra l'interno di un elicottero americano in missione in Vietnam. Uno dei mitraglieri giace riverso, coperto di sangue. La contraerea Vietcong ha colpito lui e risparmiato il reporter.
16 settembre 1966. In copertina campeggia Sophia Loren che indossa la lingerie sexy in Matrimonio all'italiana. L'autore è Alfred Eisenstaedt.
E per chiudere in bellezza, Maggio 1979. Three Mile Island, Harrisburg, Pennsylvania. Attraverso una nebbia blu acida si intravvedono le torri di raffreddamento del reattore nucleare che ha fatto tremare l'America.
"Vedere la vita, vedere il mondo". Queste le parole apparse sul primo numero di Life e alle quali i fotografi sono rimasti sempre fedeli. Una mostra al Centro Forma di Milano racconta la storia della rivista attraverso 150 immagini

Su Artdreamguide puoi trovare la descrizione della mostra.
Nel 1969 Jannis Kounellis spiazzò il pubblico e la critica. Alla Galleria L'attico di Roma espose 12 cavalli vivi.
Si potrebbe pensare a una provocazione. E in parte lo fu. Ma, ad una analisi attenta, l'operazione rivela un significato più complesso, coerente con tutto il lavoro di Kounellis.
Sotto il profilo ideologico, è chiaro l'intento di mettere in crisi l'idea tradizionale di "galleria" e "prodotto artistico". Ma ciò che premeva all'artista era soprattutto un'esigenza formale. Vale a dire, produrre tensione attraverso la relazione di uno spazio rigido e freddo (la galleria), con una presenza calda, vitale e naturale (i cavalli).
La tensione che scaturisce dalla relazione tra elementi freddi ed elementi naturali, è ricorrente nelle opere di Kounellis. Per questo scopo si è servito di materiali e forme semplici, comuni nella vita quotidiana. Contenitori metallici squadrati, pieni di carbone. Sacchi di juta, colmi di granaglie e caffé. Pannelli metallici, con mensole che sorreggono uova, candele accese, pappagalli. Finestre e porte ostruite da pietre o frammenti di legno giustapposti. Reti per il letto, con gabbie piene di topi e tavolette di materiale infiammabile. Grandi piastre metalliche, da cui fuoriescono cannelli all'acetilene che emettono fiamme e rumori di getti di gas.
Per Kounellis, l'arte è la "misura" attraverso cui l'uomo si reintegra nella natura e si confronta con la storia. Una concezione di grande rilevanza etica, in un epoca in cui l'uomo si trova a vivere in un universo frammentato e senza centro.
Fino al 18 settembre è aperta al MADRE di Napoli una grande retrospettiva di Kounellis.

Artdreamguide ti parla della mostra e di Kounellis.
Nel 1937 i nazisti organizzarono a Monaco due grandi mostre.
Una era dedicata alla "genuina arte tedesca", l'arte nazista. La seconda all'arte "degenerata".
"Degenerata", per i nazisti, era l'arte che non incarnava il vero spirito tedesco. Un'arte che era espressione di infantilismo, astrusità, malattia mentale, degenerazione giudeo-bolscevica. Bollati come "degenerati" erano, manco a dirlo, i principali protagonisti dell'arte moderna. Kandinsky in testa!
Fa effetto pensare che arbitri di dubbio gusto, come Hitler e compagni, abbiano potuto associare i più grandi genii artistici del tempo ai malati di mente.
Al tempo stesso, fa effetto pensare a quanti artisti del dopoguerra abbiano tratto insegnamento dai dipinti dei bambini e dei malati di mente, attratti dalla loro purezza e spontaneità. Primo fra tutti Jean Dubuffet, che questi dipinti li ha collezionati e li ha persino collocati in un museo.
Cos'hanno di particolare i dipinti dei malati di mente? Cosa li rende così interessanti? Cosa ha fatto sì che i nazisti giudicassero tali i dipinti di Kandinsky, Chagall, Kirchner e Picasso?
A un occhio disattento, i dipinti dei malati di mente possono sembrare rozzi, poco curati. E in effetti, spesso lo sono. A volte, però, sorprendono per originalità e inventiva. Dietro uno squilibrio nei rapporti con il mondo, si cela la capacità di vedere cose particolari, intuire verità nascoste. Per sottolineare questa dignità è stato coniato il termine di Art Brut.
All'arte dei malati di mente è dedicata un'ampia mostra nel Palazzo della "ragione" di Bergamo.

Su Artdreamguide puoi trovare i dettagli sulla mostra.
Agosto è il momento del riposo e del relax. Lo sappiamo bene!
Ma non si sa mai... Dopo dieci giorni di bagni, gite in barca e camminate in montagna a qualcuno potrebbe venire la voglia di fare qualcos'altro. Ad esempio, dedicare 1 o 2 orette per visitare una mostra d'arte in una località delle vicinanze.

Di seguito forniamo un sintetico elenco di alcuni luoghi, con le rispettive mostre. Per maggiori informazioni rimandiamo alla pagina di Artdreamguide dedicata alle mostre in Italia.

Acireale (CT), "Sicilia!"
Agliè (TO), "Scultura internazionale ad Agliè 2006"
Albisola (SV), "Indisciplinata. III Biennale di Ceramica nell'arte"
Aosta, "Mario Sironi"
Capri (NA), "David La Chapelle. Vip"
Castiglioncello (LI), "Boldini, Helleu, Sem"
Certaldo, "Ars in Fabula. Il mondo (ri)letto con occhi di bambino"
Codroipo (UD), "Infinite Painting"
Correggio (RE), "Arnaldo Pomodoro"
Francavilla al Mare (CH), "La famiglia De Chirico"
Gavi (AL), "Polemos. L'opera d'arte fra conflitto e superamento"
Gubbio (PG), "XXIV Biennale di Scultura"
La Spezia, "Melotti. Consonanze con Castellani Fabro Paolini"
Lecce, "Il lavoro inciso. Capolavori dell'arte grafica"
Lucca, "Ferdinando Scianna, fotografie 1963-2006"
Matera, "Alberto Viani"
Marsala (TP), "Una natura altra"
Nuoro, "La Transavanguardia"
Pietrasanta (LU), "Mario Sironi"
Riccione (RN), "VROOOOOM!. Italia in moto"
Roccelletta di Borgia (CZ), "Intersezioni 2 - Antony Gormley"
Rovereto (TN), "Cinema & fumetto"
Scandicci (FI), "Gilberto Zorio"
Siena, "Good Vibrations. Le arti visive e il Rock"
Taormina, "Miró a Taormina"
E per finire, ecco anche qualche mostra in grandi città del mondo.
Maggiori informazioni alla pagina di Artdreamguide dedicata alle mostre in Europa e nel mondo.

Amsterdam, "Looking into paintings"
Atene, "Flowers in Contemporary Art"
Basilea, "Emanuel Hoffmann-Stiftung"
Berna, "Meret Oppenheim"
Bilbao, "Russia!"
Francoforte, "The Conquest of the Street from Monet to Grosz"
Liverpool, "Henry Moore"
Londra, "Kandinsky: The Path to Abstraction 1908-1922"
Los Angeles, "Robert Rauschenberg"
Madrid, "Picasso. Tradición y vanguardia"
Martigny, "Chefs-d'œuvre The Metropolitan Museum di New York"
Monaco, "Georg Baselitz"
Napoli, "Jannis Kounellis"
New York, "Dada"
Parigi, "Cindy Sherman"
Riehen, "Eros"
Roma, "Galileo Chini"
Rotterdam, "China Contemporary"
San Francisco, "Matthew Barney"
Stoccolma, "The clouds between us"
Torino, "Subcontingente. L'India nell'Arte Contemporanea"
Venezia, "Where Are We Going"
Vienna, "Yves Klein"
Washington, "Henri Rousseau: Jungles in Paris"
Zurigo, "The Expanded Eye"
- Il 6 luglio è stata inaugurata la prima installazione del Parco d'Arte Vivente di Torino. Si tratta di Trèfle di Dominique Gonzalez-Foerster. L'installazione consiste in un'archi-scultura di grandi dimensioni a forma di quadrifoglio, percorribile dal pubblico. Ad essa seguiranno altre opere all'aperto di Nils Udo, Enrica Borghi, Richi Ferrero, Marco Porta, Ennio Bertrand e Piero Gilardi.

- La decima edizione del Premio Pino Pascali per l'arte contemporanea è stata vinta dall'artista afghana Lida Abdul. Le sue opere sono video, fotografie, installazioni e performance. Attraverso di esse, l'artista racconta la vita del suo popolo martoriato e distrutto, che cerca disperatamente di proiettarsi verso un futuro migliore. L'anno scorso ha rappresentato l'Afghanistan all'ultima edizione della Biennale di Venezia.

- Il 24 giugno scorso è stato inaugurato ad Acri, in Calabria, il Museo Civico d'Arte Contemporanea Silvio Vigliaturo. Ospitato a Palazzo Sanseverino Falcone, è destinato a conservare le opere di Silvio Vigliaturo, uno dei principali esponenti italiani della vetro-fusione. Il programma prevede mostre, incontri e workshop sull'arte contemporanea. La prima esposizione, prevista per il maggio 2007, sarà dedicata alla scultura contemporanea internazionale.
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