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Newsletter del 16 marzo 2006
sommario
Non si può dire che le mostre d'arte siano roba per tutti. Da qui a dire che riguardano solo gli appassionati d'arte, però, ne passa.
Innanzitutto, un po' più di arte farebbe un gran bene a tutti. Specie in un paese come l'Italia, che sull'arte e il turismo potrebbe camparci.
Ciò detto, è vero che alcune mostre sono più specializzate di altre, e perciò rivolte a un pubblico più motivato. Ma ci sono anche mostre a tema che, a prescindere dall'aspetto artistico, possono interessare per l'argomento che trattano. Mostre, cioè, che non riguardano solo gli appassionati d'arte, ma anche gli appassionati dell'argomento che funge da tema.
In questa newsletter segnaliamo due ottimi esempi di questo secondo tipo di mostre d'arte. Una è dedicata al rapporto tra artisti e danza. L'altra documenta il lavoro di un grande fotografo amante della montagna.
Alla fine degli anni '70 la Galleria Comunale d'Arte Moderna di Bologna fu teatro di grandi avvenimenti nel campo della "Body Art". Le Settimane internazionali della performance.
Nel 1977, in occasione della prima edizione, il pubblico fu messo a dura prova dall'intervento di due artisti stranieri: Marina Abramovic e Ulay.
Jugoslava la prima, tedesco il secondo, dal 1976 facevano coppia sia nella vita che nel lavoro. La loro ricerca consisteva in azioni e performance. Lo scopo: stimolare la riflessione sui diversi ruoli maschili e femminili e sulle problematiche legate al corpo. Alcune caratteristiche salienti: essere pensate per un luogo particolare, non essere mai state provate, non venire più ripetute.
In quel 1977 eseguirono Imponderabilia. Per l'intera durata della manifestazione, i due stazionavano uno di fronte all'altro, ai due lati di uno stretto passaggio, completamente nudi.
Per presenziare agli interventi, i visitatori erano costretti a insinuarsi tra i loro corpi, strusciandovisi. Immaginarsi le reazioni... Me la sento di farlo? Chi dei due comprimere di più? Quale dei due guardare in faccia, e a quale dare la schiena?
Imponderabilia viene oggi considerata un'icona della Body Art.
Dal 1989 Marina Abramovic e Ulay non lavorano più assieme. Marina opera per conto suo o in collaborazione, realizzando ancora performance, installazioni e video. Come in passato, la scelta delle tematiche include il ruolo femminile e il corpo. Ma nel complesso si è allargata ad argomenti di carattere politico e sociale, tra cui la questione balcanica. I video che documentano questa ricerca sono in mostra all'Hangar Bicocca di Milano.

Su Artdreamguide puoi trovare la presentazione della mostra.
I comuni mortali non ne capiscono un granché di "performance". Al massimo, tendono ad associare il termine a cose come i rendimenti dei titoli azionari, le gesta degli atleti, o altre "faccende" più personali. Gli esperti di "Body Art", invece, lo conoscono bene, perché designa un tipo di opere d'arte che coinvolge il corpo.
Per sommi capi, le "performance" sono operazioni che mirano a verificare le capacità di reazione dell'individuo.
L'artista non realizza quadri o sculture. Sottopone il proprio corpo, o sue parti, a condizioni particolari. Ecco alcuni esempi: sollecitazioni del volto, movimenti esasperati o paradossali, situazioni di stress, azioni dolorose o anche masochiste, travestimenti, posizioni strane nello spazio. Non sono fatte per essere ripetute. Il pubblico può essere presente, ma in genere gioca un ruolo marginale.
Logica la domanda! Alla fine di tutto cosa rimane?
Delle "performance" rimangono testimonianze fotografiche, filmati, oggetti o strumenti implicati, schemi, progetti. Un'arte un tantino aleatoria, vien da pensare. Ma non più di altre. E in effetti le foto e i video di "performance" famose si vendono sempre a caro prezzo.
Le "performance" erano molto in voga negli anni '70, quando esporre un quadro in galleria era quasi un reato. Tra i principali interpreti vi erano personaggi come Bruce Nauman, Vito Acconci, Luigi Ontani, Chris Burden, Guenther Brus, Arnulf Rainer, Gina Pane, Urs Lüthi. E c'era anche Marina Abramovic, in coppia con Ulay.
Per conoscere le "performance" di Marina Abramovic e per vedere quelle di molti altri autori il sito Web fondamentale è "Medien Kunst Netz". Una finestra sull'universo dell'arte multimediale.

Per conoscere le "performance" di Marina Abramovic e di tanti altri artisti, visita Medien Kunst Netz.
Il pittore tedesco Oskar Schlemmer concepiva l'uomo come un'entità geometrica collocata nello spazio. Scopo del suo lavoro era esplorare il rapporto tra la forma umana e il campo di forze in cui agisce. Un'arte, quindi, in cui non l'uomo viene spogliato dei suoi connotati naturalistici e psicologici.
Il prodotto più importante del lavoro di Schlemmer non è un quadro o una scultura, ma un balletto: il Balletto triadico. Il titolo serve a evocare la scansione in tre sezioni del balletto. Un'opera quasi astratta e priva di sentimentalismo, basata su movimenti minimi, suoni essenziali, costumi di foggia geometrica.
Il Balletto triadico è, forse, l'espressione più totale di integrazione tra danza e creatività dell'artista. Ma l'opera si colloca nel solco di una tradizione quanto mai feconda, che si può far cominciare con le mitiche ballerine di Edgar Degas e che prosegue anche ai giorni nostri.
Il rapporto tra arte e danza è il tema di una bellissima mostra al MART di Rovereto. Un'occasione straordinaria per gli amanti dell'arte moderna ma anche per i veri appassionati di danza.

Artdreamguide ti parla in dettaglio della mostra.
Ormai lo sanno anche i muri. Milano è l'unica tra le grandi città italiane a non avere un museo d'arte moderna e contemporanea.
In una città tutta lavoro, economia e finanza può sembrare una questione elitaria. Roba per pochi appassionati, per addetti ai lavori.
Ci si dimentica, però, che gran parte del prestigio di cui Milano ancora gode è dovuto alla moda, al design e all'architettura. Attività che si alimentano di creatività. Attività, quindi, che non vanno avanti se alle spalle non c'è sensibilità artistica.
A Milano manca il museo. In compenso, può contare su tanti soggetti che ogni giorno lavorano nel campo dell'arte e s'industriano a diffonderla. Stiamo parlando dei critici, delle gallerie private, delle associazioni culturali, delle fondazioni, degli editori, degli operatori nel campo della comunicazione. E ci riferiamo anche ai collezionisti d'arte più attivi e impegnati a livello pubblico.
La Provincia di Milano, con il coordinamento di un critico di grido, Gaby Scardi, ha chiamato a raccolta queste energie, per rilanciare l'immagine della città. Ne è scaturito "inContemporanea, la rete dell'arte".

Su Artdreamguide puoi trovare tutti i dettagli su "inContemporanea".
Alla fine dell'800 un'attrezzatura fotografica decente poteva pesare 20 chili e passa. Una bella differenza, rispetto all'etto o poco più delle macchinette fotografiche digitali di oggi...
Figurarsi se uno aveva il pallino di scattare foto in montagna! Portarsi in giro tutto quell'armamentario era faticoso e complicato. Ma per uno come Vittorio Sella ne valeva la pena.
Sella era convinto che il senso del bello fosse un dono divino. Un dono non solo da godere attraverso la contemplazione delle cose belle, ma da far godere anche agli altri. Far godere attraverso la fotografia, che era una delle sue passioni. L'altra erano le montagne, e ad esse dedicò quasi tutta la sua attività di fotografo.
Qualcuno potrebbe pensare che guardare fotografie di montagne sia come guardare cartoline. Ma qui sta la grandezza di chi sa percepire il senso del bello e sa renderlo in fotografia.
Di questo sono convinti anche i responsabili della GAM di Torino, che ai paesaggi di Sella hanno dedicato una mostra.

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Alcune persone sono convinte che in una città come Milano non abbia molto senso organizzare una fiera dell'arte contemporanea.
Ci sarebbero già troppe gallerie e troppe mostre. Inoltre, una grande fiera già si tiene non tanto distante, a Bologna. Insomma, non ci sarebbe lo spazio per un'ennesima iniziativa incentrata sul mercato dell'arte.
Vari esperimenti falliti del passato sembrerebbero dare ragione a costoro. Senonché, a Milano c'è una fiera che s'irrobustisce di anno in anno. Una fiera che si cresce come numero di espositori, come volumi di vendite e importanza degli eventi collaterali: la MiArt.
Un comitato organizzativo di prestigio. 200 gallerie di alto livello qualitativo, suddivise in 3 sezioni. Una sezione dedicata alla Cina. Una selezione di video d'artista. E tant'altro ancora.
Tutto questo dal 29 marzo al 2 aprile, negli spazi del Padiglione 15 a Fieramilanocity.

Su Artdreamguide puoi trovare altre informazioni sull'edizione 2006 di "MiArt".
Nelle nostre relazioni quotidiane c'è una mina vagante. È la comunicazione non-verbale.
La "comunicazione non-verbale" è costituita da tutti i messaggi che inviamo con il nostro corpo e che non comprendono l'uso della parola. In pratica, le espressioni del volto, i movimenti degli occhi, la posizione delle braccia, la postura, la distanza dall'altro, ecc.
Per quanto la sua importanza non venga messa in risalto, non vuol dire che sia sottovalutata. Ne sanno qualcosa i politici, che curano attentamente il proprio modo di presentarsi in pubblico.
La comunicazione non-verbale può essere controllata, recitata. Tuttavia, esprime la sua forza e il suo fascino quando è spontanea, non artefatta. Allora, di una persona può raccontare storie molto interessanti. Storie delle quali, a volte, la persona stessa non è consapevole.
In alcuni contesti le persone tendono a esprimersi con il corpo in modo spontaneo più che in altri. Ad esempio, l'ambito familiare, i luoghi dell'attesa, i momenti di svago con gli amici. Ma un'arena formidabile è il metrò.
Il metrò ricade nella categoria dei luoghi dell'attesa, ma di tipo molto particolare. Le persone che lo frequentano appartengono a ogni razza e a quasi tutti i ceti sociali. Provengono da angoli diversi della metropoli. Si incontrano casualmente. Arrivano e se ne vanno liberamente, perché non devono rispettare liste d'attesa.
Sul metrò la gente sembra passiva. In realtà, comunica molto in forma non-verbale. E comunica in modo spontaneo, perché non si sente esaminata e giudicata.
Nei suoi lavori l'artista americano David Crawford ha dato sempre risalto all'aspetto narrativo.
Alla ricerca di fonti stimolanti, nel 2002 scoprì le grandi risorse offerte dai treni della metropolitana e dai loro frequentatori. Cominciò, così, a viaggiare sui metrò di varie città del mondo. Durante la corsa riprendeva i viaggiatori, cercando di coglierne gli stati d'animo attraverso i loro movimenti. Rielaborate e organizzate in vasto progetto in rete le sequenze hanno dato luogo a singolari "gallerie" di comportamenti umani.
L'artista ha chiamato il progetto SMS, acronimo di Stop Motion Studies. Si presenta suddiviso in varie "Serie", che riguardano ciascuna una città diversa. Ultima in ordine di tempo è Tokyo. Una galleria di messaggi non-verbali straordinariamente affascinante...

Non c'è che da provare SMS Tokyo, di David Crawford
- L'11 marzo, ad Assisi, è stato inaugurato il Museo Pericle Fazzini. Il museo ha sede nel Palazzo del Capitano del Perdono, dichiarato dall'Unesco "patrimonio dell'umanità ". Al suo interno sono esposte 50 opere del grande scultore marchigiano, scelte in modo da testimoniare i diversi momenti della carriera. Le sculture sono affiancate da disegni e immagini fotografiche che documentano la loro genesi.

- Dal 2 al 9 aprile ritorna la "Settimana della Cultura". L'iniziativa è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali per avvicinare il grande pubblico al mondo dell'arte e della cultura. Moltissimi gli eventi in programma, tra cui, come sempre, l'apertura gratuita di tutti i luoghi d'arte statali.

- Sono quasi terminati i lavori di restauro di Palazzo Grassi, a Venezia. Il grande edificio espositivo, acquistato dal miliardario francese François Pinault, riaprirà al pubblico il 30 aprile prossimo. A inaugurarlo sarà la mostra "Where Are We Going", un viaggio nella contemporaneità secondo Pinault.
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