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Newsletter del 12 gennaio 2006
sommario
Cadere nella tentazione di stupire il pubblico è un fatto comune.
A volte la padronanza della tecnica o della tecnologia sfuggono di mano all'artista. Quando capita, l'effetto prende il sopravvento sull'idea, sul contenuto dell'opera.
Perché questo non avvenga, occorre che l'artista abbia presente l'idea di partenza e mantenga il controllo sul procedimento esecutivo. Guai ad abbandonarsi all'autocompiacimento!
Lo sviluppo di nuove tecnologie su Internet è impressionante. La programmazione ha compiuto passi da gigante. Le applicazioni migliorano continuamente e si moltiplicano.
Questo ha dischiuso grandi orizzonti agli artisti che scelgono di produrre Net Art. Da un lato, possono sfruttare nuovi modi di mostrare una storia, orchestrare il flusso di immagini e suoni, e stimolare l'interazione dell'utente. Dall'altro, la complessità della programmazione li costringe ad avvalersi della collaborazione di specialisti. E questo favorisce un certo distacco nei confronti della tecnologia, a vantaggio di una maggiore focalizzazione sul lavoro e sui contenuti.
La superiorità dell'artista nei confronti della tecnica (sia essa tecnica pittorica o nuove tecnologie) sembra essere il "filo rosso" di questa newsletter.
Si parla, innanzitutto, di un artista che certamente non si è mai compiaciuto delle proprie capacità tecniche: Henri Rousseau, detto "Il doganiere". Un artista che, nonostante gli oggettivi limiti tecnici, ha rappresentato il punto di riferimento per tanti grandi pittori del primo '900.
Si parla, poi, di Alberto Burri. Con lui l'arte ha raccontato la bellezza della materia, quella più scarna e prosaica. Burri lo ha fatto con grande rigore, senza cerimonie ed effetti speciali.
In ultimo, viene toccato il rapporto tra arte e nuove tecnologie. Lo facciamo traendo spunto da una bella mostra, aperta a Milano, e analizzando un progetto di Net Art.
Nel 1871, un giovane di 27 anni comincia a lavorare alla dogana di Parigi.
È, però, un grande sognatore. Uno che si stupisce per le cose del mondo e ha nel sangue la passione per la pittura.
Così, comincia a dipingere per diletto, come fanno tanti. Copia i quadri del Louvre, raffigura scenette nel bosco. La tecnica è un po' rozza ed essenziale. Quanto basta per i suoi scopi.
Visita lo zoo e conosce animali straordinari: scimmie, tigri, leoni. Vede immagini di luoghi esotici e meravigliosi. Sogna la giungla, la sua vegetazione lussureggiante e la sua fauna misteriosa.
Nel 1991 dipinge il primo di una serie di quadri sulla giungla e i suoi animali. Raffigura una tigre nell'erba della savana, sorpresa dal temporale. Tra la sorpresa della tigre e lo stupore dell'autore per l'incanto e la magia della natura sembra esserci qualcosa in comune.
Quello stupore trasforma l'uomo. Qualche anno dopo lascia la dogana e si dedica a tempo pieno alla pittura. Ma l'appellativo di "doganiere" gli rimane. Il suo nome è Henri Rousseau.
Rousseau non visitò mai di persona i tropici. In compenso, dipinse svariati paesaggi tropicali. Una grande mostra alla Tate Modern di Londra ne offre una parata straordinaria.

Su Artdreamguide puoi trovare i dettagli sulla mostra.
Nel 1993 il Comune di Milano acquistò un importante gruppo di opere della celebre collezione Jucker. Una di esse raffigura una strada nel bosco, dipinta da Pablo Picasso nel 1908. Salvo che per le tinte, brune e cupe, dalla tela traspare una certa somiglianza con lo stile di Henri Rousseau.
Per Picasso il colpo di fulmine per l'opera di Rousseau fu la vista di un suo ritratto nella bottega di un rigattiere. L'impressione suscitata da tanta semplicità e purezza fu tale che lo comprò. Nel 1908, in onore di Rousseau, Picasso organizzò persino un banchetto. Fu in quell'occasione che sotto l'effetto dell'alcool Rousseau pronunciò una frase rimasta celebre: "Noi siamo i due più grandi pittori dei nostri tempi, tu dello stile egiziano, io del genere moderno!"
Non è del tutto chiaro quanto i colleghi di Picasso stimassero Rousseau. Di certo, la critica del tempo no!
Ancora oggi, la figura di Rousseau è poco nota al grande pubblico. Rimane il fatto, però, che la sua pittura ingenua, essenziale, intrisa di magia e stupore, influenzò tanti grandi genii dell'arte moderna. Maestri del Cubismo, come Picasso, Braque, Léger, Delaunay. Espressionisti, come de Vlaminck, Derain, Kandinsky e Macke. I surrealisti. E ancora, il vasto universo della pittura naïf, che in lui riconosce un precursore e maestro.

Su Artdreamguide puoi trovare un profilo di Henri Rousseau, con la vita, l'attività artistica e le opere.
Ciò che rende il doganiere Rousseau così speciale è la sua genuinità e indipendenza.
Rousseau era un puro. Iniziò a dipingere da autodidatta, sulla spinta della sola passione. Di qui la diffidenza della critica e del mondo dell'arte ufficiale.
Per tutta la carriera non si preoccupò di teorizzare idee, aderire a gruppi o movimenti. Si applicò, invece, a migliorare la sua tecnica e a dipingere le cose che lo affascinavano. Nel caso di Henri Rousseau non ha senso, quindi, parlare di evoluzione stilistica. Semmai, si possono esaminare i soggetti dei suoi quadri.
Fino al 1891, dipinse scenette nei boschi, personaggi in giardino. Dalla metà degli anni '90 cominciò a dipingere ritratti e vedute di città. Fu allora che prese piede anche la passione per i paesaggi esotici, dalla vegetazione rigogliosa e dalla fauna meravigliosa.
Il periodo più fecondo di Rousseau fu il primo decennio del '900. Realizzò suggestivi quadri di foresta vergine. Dipinse ritratti di grande impegno, come quello di Guillaume Apollinaire e Marie Laurencin. Sfornò anche nature morte e composizioni allegoriche.
Alla fine il desiderio di Rousseau di comunicare lo stupore per le cose venne a fondersi con una originale vena onirica e magica. Quella che impregna il suo ultimo capolavoro: Il sogno.

Su Artdreamguide puoi trovare le immagini dei principali capolavori di Henri Rousseau, organizzati per periodo, soggetto e musei che li conservano.
Che effetto farebbe un quadro di Henri Rousseau sulle pareti di casa?
Dipende chiaramente dal soggetto e dai colori.
Se effettuassimo un sondaggio, la preferenza ricadrebbe senza dubbio sui soggetti esotici, le giungle con animali. Immagini stipate di particolari, ma pervase di calma e mistero. Un'aura che suscita incanto, magia.
La zingara addormentata con il leone alle spalle. La foresta vergine con il negretto assalito dal leopardo. Il leone che mangia, in mezzo a fiori giganteschi. L'albero di banane e la tigre che assale il bufalo. La tigre sorpresa dal temporale. L'incantatrice di serpenti sulla riva di un corso d'acqua.
Per sapere come starebbero questi quadri alle pareti bisognerebbe chiederlo a personaggi come Albert Barnes, Nelson Rockefeller o Ernst Beyeler. Signori che quadri simili li hanno posseduti davvero, prima di darli ai musei.
A noi è riservata comunque la possibilità di sostituirli con belle riproduzioni e poster di qualità.

Per acquistare poster e riproduzioni di opere di Henri Rousseau, consulta il catalogo dei suoi poster su Artdreamguide.
È un po' che lo diciamo: la fiera più importante in Italia nel campo dell'arte moderna e contemporanea è Arte Fiera, a Bologna.
Quest'anno si festeggia l'edizione nº30. Date di apertura: dal 27 al 30 gennaio.
Artisti, galleristi, critici, editori, curatori, collezionisti, semplici appassionati si danno convegno nei vasti spazi del Quartiere Fieristico. Scopo principale è, naturalmente, vendere e comprare opere d'arte. Ma comune a tutti è la voglia di farsi un'idea delle nuove tendenze dell'arte.
Tra le 200 gallerie che vi partecipano ce ne sono di tutti i tipi, da quelle dedite all'arte più storicizzata a quelle paladine dell'arte emergente. Visitarla è un po' come visitare tante mostre singole in tante gallerie.
Poi ci sono gli stand delle riviste specializzate, degli editori, delle organizzazioni culturali, delle associazioni per la promozione dell'arte. Per non parlare dei convegni e dei dibattiti.
Tra le novità di quest'anno spiccano la mostra sulle giovanissime tendenze dell'arte al Padiglione Esprit Nouveau e lo stand "ABO critica ad arte", spazio a disposizione del famoso critico Achille Bonito Oliva.

Puoi trovare informazioni più dettagliate su Arte Fiera 2006 nella pagina di presentazione in Artdreamguide.
Le fiere di arte contemporanea sono un momento importante nell'attività di promozione delle gallerie d'arte.
Ma la promozione per una galleria d'arte "tipo" non si esaurisce qui.
Implica, innanzitutto, l'attività di pubbliche relazioni. Comporta, quindi, tutti i normali strumenti che possono servire a pubblicizzare mostre ed eventi: invio di comunicati stampa e inviti, inserzioni pubblicitarie sulle riviste specializzate.
A questi mezzi si è aggiunta, naturalmente, anche Internet!
Avere un proprio sito Web autonomo, o avere perlomeno un proprio spazio all'interno di qualche grande portale è divenuto un "must". E ciò a dispetto del fatto che pochi galleristi siano consapevoli dell'utilità di una presenza in Internet...
A cosa serve per una galleria essere presente su Internet?
A tante cose. A patto, però, di supportare questa presenza con altri strumenti. Strumenti molto economici se rapportati a quelli tradizionali.
Artdreamguide ha sviluppato una serie di soluzioni al servizio delle gallerie d'arte e della loro presenza su Internet. Una sezione apposita le descrive in modo semplice e dettagliato.

Visita la pagina con le opportunità che Artdreamguide propone alle gallerie d'arte.
Per trovare i primi esempi di tecnologia applicata all'arte bisogna risalire al primo dopoguerra. Erano i tempi del Costruttivismo, del Dadaismo e del Bauhaus. Laszlo Moholy-Nagy e Marcel Duchamp spiazzavano pubblico e colleghi con i loro Modulatori di luce e Rotorélief.
Da allora se ne sono viste di tutti i colori. Le Macchine-sculture di Jean Tinguely. I Balletti di luce di Otto Piene. Le sculture al neon di Dan Flavin. I lavori cinetici di Julio Le Parc, Grazia Varisco e Davide Boriani. Le superfici pulsanti di Gianni Colombo. Le installazioni di pittura e video di Wolf Vostell. E così via, fino alle diavolerie dei giorni nostri. Sulla ribalta hanno fatto irruzione i video, le multiproiezioni, il computer, Internet. Immagini in movimento, suoni, animazioni e interattività sono divenuti i nuovi materiali dell'artista.
Nonostante il tempo trascorso, il connubio arte e tecnologia fa ancora storcere il naso a molti. In particolare, ai nostalgici della bella pittura. E un po' di ragione ce l'hanno.
Quanti lavori prodotti negli anni '90 sono scaturiti da una certa brama, narcisistica e fine a se stessa, di provare materiali nuovi. Quanti non sono riusciti ad andare oltre il risultato di stupire...
Ma se è vero che la pittura non è morta, è altrettanto vero che la produzione artistica più "tecnologica" ha raggiunto la maturità. E per verificarlo di persona, basta visitare le mostre più recenti. Una di queste è "Techne 05", aperta fino al 26 febbraio allo Spazio Oberdan di Milano.

Artdreamguide ti parla della mostra e dei lavori.
L'avvento della tecnologia non è stato il primo mutamento dal punto di vista della tecnica artistica. La rottura con il passato è venuta ancora prima. Colpevoli illustri furono Picasso e Braque. Questo il loro crimine: applicare frammenti di carta e altri materiali sulla tela!
Una volta infranto il monopolio del colore a olio e della tempera, l'uso di materiali diversi dai colori è divenuto un reato comune. Comune al punto da passare in prescrizione.
Ci voleva, però, qualcuno che sperimentasse a fondo i materiali. Qualcuno che ne scoprisse le più intrinseche proprietà estetiche. Qualcuno che mettesse i materiali al servizio della bellezza.
Questo qualcuno è stato Alberto Burri.
Catrame, tela di sacco, legno, ferro, plastica, caolino, cellotex... Nelle sue mani la materia non si è accontentata di conferire forza all'opera. Si è trasformata nell'opera stessa. Ha assunto dignità tale da dare perfino il titolo alle opere.
Burri ha concluso il suo percorso nel 1995. Ma non è stato solo. Lo hanno affiancato grandi personalità artistiche del dopoguerra. E sono molte le superstar dell'arte di oggi che gli devono qualcosa.
Al dialogo di Burri con la materia, e agli artisti che hanno condiviso questa esperienza, è dedicata una grande mostra alle Scuderie Papali al Quirinale di Roma.

Su Artdreamguide puoi trovare la presentazione della mostra.
Uno dei marchingegni più fastidiosi di Internet sono le "Pop-up". Sono quelle finestrine che appaiono a sorpresa sul monitor, mentre si naviga in un sito.
Spuntano all'improvviso. A volte, persino in sequenza. Ne chiudi una e se ne apre un'altra, senza che si riesca ad arrestarne la sequenza a catena. Pochi sanno che per sbarazzarsi di loro può bastare premere la combinazione "ALT F4".
La piaga delle "Pop-up" è così grave che oramai tutti i produttori di software hanno aggiunto ai browser e agli antivirus dispositivi che le bloccano.
In realtà, come l'energia atomica e le e-mail, le "Pop-up" sono nate con un intento positivo. Infatti, servono a segnalare in modo rapido ed efficace informazioni importanti agli utenti di un sito. Purtroppo, la pubblicità ha finito per impossersarsi di loro e abusarne. E così le "Pop-up" sono diventate strumento di tortura del navigatore.
Uso ragionevole e corretto, da una parte. Degenerazione e abuso, dall'altra. Spesso, di fronte a questo dualismo l'utente sceglie di sacrificare il primo. Bloccare, quindi, tutte le "Pop-up"!
È un peccato! Peccato, perché si perde anche un terzo tipo di uso delle "Pop-up". L'uso poetico, espressivo.
Un bellissimo esempio di questo uso è offerto da Intervals. È un progetto di Net Art dell'artista americano Peter Horvath. È apparso in rete nel 2004, all'interno del famoso portale "Turbulence.org".
Su uno scenario visivo e sonoro cosmico l'artista ci propone quattro persone. Sono soggetti astratti, ma molto concreti guardando alle loro vicende e al modo in cui le raccontano.
A impartire il ritmo sono proprio le "Pop-up". Si aprono, si chiudono, si spostano sul monitor secondo un'accorta regia.
Grazie ad esse, i quattro personaggi sfilano uno dopo l'altro, emergendo dallo sfondo e sfumando. Con le espressioni dei loro volti, i testi e i suoni ci raccontano storie brevi.
Sono frammenti di memoria, che parlano di innocenza smarrita, ansie, paura dell'ignoto, frustrazioni d'amore. Sentimenti tanto umani e veri, da risvegliare la nostra sensibilità, farci immaginare cosa potremmo dire/fare noi stessi, se ci trovassimo al loro posto.

Assicurati di avere le "Pop-up" sbloccate e visita Intervals, di Peter Horvath
- La Regione Sicilia ha riconosciuto il valore artistico e culturale di Fiumara d'Arte. Sorta per iniziativa di Antonio Presti, è uno dei più importanti musei all'aperto italiani. Le sculture presenti sono opera di Tano Festa, Pietro Consagra, Antonio Di Palma, Piero Dorazio, Italo Lanfredini, Graziano Marini, Hidetoshi Nagasawa, Paolo Schiavocampo, più un Muro di ceramica realizzato da venti artisti internazionali. Per il restauro e la manutenzione la Regione ha stanziato 70.000 Euro, e altri ne arriveranno. In futuro, Fiumara d'Arte potrebbe essere inserita in un circuito turistico atto a dare slancio al territorio.

- Arrestati i ladri del Grido di Edvard Munch. Si tratta di 6 persone. Cinque sono state incriminate per furto, una per ricettazione. Il furto avvenne il 22 agosto del 2004 nel Munch Museet di Oslo. In pieno giorno e sotto gli occhi esterefatti dei turisti, i ladri rubarono una delle versioni del Grido (1893) e di Madonna di Munch. Nonostante l'arresto i quadri non sono stati ancora ritrovati.

- Il 26 novembre scorso ha riaperto al pubblico la Fondazione Tito Balestra Onlus. Voluta dall'omonimo poeta romagnolo, ha sede nel Castello Malatestiano di Longiano. In mostra oltre 3.000 opere d'arte del '900 italiano, dipinti, sculture e opere grafiche. In particolare, opere di Maccari, Mafai, Rosai, De Pisis, Sironi, Guttuso, Vespignani.
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