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Newsletter del 22 dicembre 2005
sommario
Un tempo si diceva che Natale rende tutti più buoni. Chissà se è ancora vero?
A giudicare dalla rabbia degli automobilisti imbottigliati nel traffico delle città, si direbbe di no. E poi c'è lo stress da incombenze natalizie.
Vero o non vero, la Newsletter più natalizia dell'anno si occupa di argomenti non così "buoni" come vorrebbe la tradizione.
Il Dadaismo, con la sua critica e le sue provocazioni.
L'arte nella Vienna di inizio '900, con il sottofondo di ansia e timori.
Oskar Kokoschka, con l'asprezza delle suo lavoro.
In verità, questi argomenti non interessano per il fatto di risultare sgradevoli o inquietanti, ma perché sono di attualità. Ad essi, infatti, sono dedicate alcune grandi mostre a Parigi.
La capitale francese recentemente è stata al centro di avvenimenti drammatici, che hanno posto importanti interrogativi a tutti i cittadini europei. Ora le cose sembrano essere tornate a posto. Perlomeno a livello di facciata...
Quindi, eccoci qui a pensare al Natale o a fare i turisti a Parigi.
Ma gli argomenti che abbiamo indicato possono servire a farci riflettere, a ricordare che ci sono tante cose che non vanno.
E in chiusura, un regalo per tutti. Un'opera del famoso Raoul Pictor!

Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti.
"Dada" è una delle parole chiave della storia dell'arte. E pensare che per molti significa un bel nulla.
Dal Manifesto dada del 1918 apprendiamo, però, che di significati ne ha tanti. I negri Krou chiamano "dada" la coda d'una vacca sacra. In una contrada d'Italia "dada" è il cubo e la madre. "Dada" in russo e in romeno significa rispettivamente cavallo di legno e nutrice. E poi c'è il primo, mitico richiamo verbale del bebè.
Forse che i fondatori del Dadaismo nel cercare un nome al loro movimento si siano ispirati a qualcuno di questi significati?
Nient'affatto! La leggenda racconta che fu un tagliacarte ad aprire la pagina del vocabolario su questa parola.
Era il 1916. A Zurigo intellettuali di diversa nazionalità si riunivano presso il Cabaret Voltaire. Erano perlopiù transfughi dalla Francia e dalla Germania a causa della seconda guerra mondiale.
Durante le serate del Cabaret Voltaire declamavano poesie, esponevano opere d'arte e oggetti, tenevano conferenze e dibattiti. Il tenore degli interventi era ironico, spesso polemico, quasi sempre anti-nazionalistico e contrario alla guerra. In generale vi traspariva una netta avversione nei confronti del "bello" e dell'ordine costituito.
Da lì deriva il Dadaismo, un movimento di importanza cruciale per tante generazioni artistiche a venire.
In questi giorni, il Centre Pompidou di Parigi gli dedica una grande mostra.

Su Artdreamguide puoi trovare i dettagli sulla mostra.
Il Cabaret Voltaire non era solo un luogo di ritrovo per intellettuali. Era anche una pubblicazione. La prima pubblicazione su cui appare la parola "dada". È il maggio del 1916, quella che viene considerata la data di nascita ufficiale del Dadaismo a Zurigo.
Ecco due aspetti che differenziano il Dadaismo da altri movimenti dell'epoca.
1) La sua internazionalità. Si sviluppa, infatti, in più centri, come Zurigo, Berlino, Hannover, Colonia, New York, Parigi, e persino il Giappone.
2) Il suo carattere multidisciplinare. Infatti, la sua produzione artistica consiste in poesie, poemi, collage, assemblaggi, oggetti paradossali, esibizioni "strane". E del resto, i suoi esponenti sono poeti, scrittori, drammaturghi, artisti, cineasti e musicisti.
Il nucleo dadaista originario risulta costituito da Hans Arp, Hugo Ball, Richard Huelsenbeck, Marcel Janco e Tristan Tzara. Ma sono tanti coloro che vi aderirono o ne condivisero lo spirito. Ricordiamo Louis Aragon, André Breton, Marcel Duchamp, Paul Eluard, Max Ernst, Meret Oppenheim, Francis Picabia, Hans Richter e Kurt Schwitters, per citare i principali.
I principi cui il Dadaismo si ispira sono: avversione per ogni stile, massima libertà espressiva, sovvertimento del linguaggio, esaltazione della casualità, dissacrazione del bello. Insomma, un cocktail anti-artistico che si traduce in manifestazioni provocatorie, satira e realizzazioni paradossali.
Paradossali come la Ruota di bicicletta di Marcel Duchamp, il Merzbild di Kurt Schwitters o il Servizio da te in pelliccia di Meret Oppenheim.

Per conoscere il Dadaismo e i principali esponenti visita la pagina di descrizione su Artdreamguide.
Nella sala scintillante l'orchestra suonava le note di Strauss. Le coppie, elegantemente vestite, danzavano il loro ultimo valzer.
È l'Austria di inizio '900. Presagi di sventura si addensano al suo orizzonte. Intanto, edonismo ed eleganza diventano il mezzo per esorcizzare la rovina ineluttabile.
In questo scenario di decandenza si muovono alcuni giganti della cultura di ogni tempo: Sigmund Freud, Franz Kafka, Robert Musil, Gustav Mahler, Arnold Schoenberg.
Cosa dire delle arti figurative? Forse mai come allora l'arte austriaca ha sprigionato tanta potenza creativa. E forse mai come allora l'arte ha saputo testimoniare in modo coerente il tessuto di sentimenti e stati d'animo che serpeggiava nella vita quotidiana.
Artisti di corte, fedeli custodi della mentalità accademica, si vedono sopravanzare dai protagonisti della Wiener Secession, come Kolo Moser, paladini di un'arte più aderente alle novità internazionali. Poi c'è Gustav Klimt, supremo interprete di quella miscela ambigua di estetismo e inquietudine che pervade la società austriaca.
Completano il cerchio Egon Schiele e Oskar Kokoschka. Con loro prendono forma visibile l'ansia e il senso di minaccia che pervade l'animo dei viennesi più coscienti.
A questa Vienna di inizio '900 e ai suoi "quattro grandi" è dedicata la mega-mostra al Grand Palais di Parigi.

Su Artdreamguide puoi trovare la presentazione della mostra.
"... Gli artisti sono notoriamente scombinati e corrono dietro alle illusioni: ma gli artisti custodiscono la fiducia che un'idea sia più forte, più giusta e più degna della potenza materiale del denaro.."
Queste parole non valgono, forse, proprio per tutti gli artisti. Di certo, valgono nel caso di Oskar Kokoschka, che le scrisse nel 1936.
Nei suoi ritratti, Kokoschka si proponeva di rappresentare la verità, anche se brutta e scomoda. Per essere fedele ad essa scontentò il pubblico austriaco. Andò, allora, in Germania. Vi raccolse onori, ma patì l'umiliazione di essere bandito come "degenerato" dai nazisti.
Kokoschka è stato uno dei personaggi più longevi della storia dell'arte. È morto in Svizzera nel 1980, all'età di 94 anni.
Quante cose ha potuto fare in tutto questo tempo. Ha avuto la fortuna di conoscere Klimt e Schiele e prendere parte alla Wiener Secession. Ha combattuto al fronte, dove è stato gravemente ferito. Ha vissuto in tanti luoghi diversi: Vienna, Berlino, Dresda, Praga, la Cornovaglia, la Svizzera. Ha esposto in tutto il mondo. Per ben tre volte ha avuto l'onore di partecipare alla Biennale di Venezia.
Ciò che importa di Kokoschka sono, però, le opere. Soprattutto i ritratti. Quadri aspri, talvolta brutali, che raffigurano amici, colleghi, se stesso. Quadri che testimoniano il suo intento di verità, il suo desiderio di rendere le ansie e i tormenti dell'uomo del suo tempo.

Su Artdreamguide puoi trovare un profilo di Oskar Kokoschka, con la vita, l'attività artistica e le opere.
Parigi viene considerata una delle più grandi città europee. Per questo risulta anche piuttosto complessa.
La città vera e propria corrisponde al Dipartimento denominato Ville de Paris. Un grande anello di strade e autostrade la delimita dalla "Banlieu", l'enorme cintura periferica che nell'insieme costituisce la "Région Parisienne".
La città di Parigi risulta suddivisa in 20 Arrondissements. Avere un'idea della loro posizione può essere utile per individuare la localizzazione approssimativa di musei, alberghi, ecc.
La Senna solca la città, tagliandola in due. I parigini parlano perciò di "rive droite" (riva destra) e "rive gauche" (riva sinistra). La prima corrisponde alla sponda settentrionale, più estesa. La seconda alla sponda meridionale.
Punto centrale è il 1º Arrondissement, con il Louvre, l'Île de la cité e Notre-Dame. Le principali mete attorno a quest'area si possono raggiungere anche a piedi. Per tutte le altre è opportuno, invece, l'uso della metropolitana.

Per individuare i musei di Parigi e le sedi espositive di cui parliamo, consulta le piante di Parigi su Artdreamguide.
Parigi o Roma? Londra o New York? Qual'è la meta nº1 del turismo mondiale?
Se non è la prima, Parigi è come minimo la seconda... Quasi tutti hanno sognato di andarci, e moltissimi ci sono stati davvero.
L'attrattiva che Parigi esercita e il suo successo hanno fatto sì che il suo comparto turistico non abbia eguali. E ciò lo si misura dalla enorme rete di alberghi, ristoranti, negozi e sistemi di trasporto. Solo i recenti fatti di guerriglia urbana hanno in parte intaccato l'aura suggestiva della "Ville Lumière".
Sembra che il peggio sia passato, anche se qualche strascico in termini di flusso turistico permane.
E allora perché non approfittare delle feste e di qualche posto letto libero in più?

Per prenotare un hotel a Parigi, visita la pagina Hotel a Parigi su Artdreamguide.
Il collage è una tecnica artistica molto praticata dai dadaisti. Per loro, infatti, applicare su un supporto frammenti di ogni genere era un modo interessante per creare in libertà. È così che nacque l'opera dadaista più gigantesca: il Merzbau di Kurt Schwitters.
Poi, nel secondo dopoguerra, alcuni artisti decisero di operare in senso opposto. Staccare invece che attaccare. Per questo furono chiamati Decollagistes. Per il loro uso dei cartelloni, o affiche, vennero chiamati anche Affichistes.
Erano artisti francesi, più un italiano. La loro affermazione sulla scena europea avvenne alla fine degli anni '60, nell'ambito del cosiddetto "Nouveau Réalisme".
Gli Affichistes erano attratti dai cartelloni pubblicitari appesi per le strade. Ad affascinarli erano gli effetti che l'usura del tempo produceva su di essi.
Il procedimento che svilupparono simulava in studio quello della strada. Per cominciare, sovrapponevano su supporti di vario tipo manifesti pubblicitari, locandine del cinema e frammenti di giornali. Quindi, strappavano o grattavano lembi di materiale, rivelando parti delle immagini sottostanti o del supporto stesso. In questo modo ottenevano effetti svariati. Strane relazioni tra le immagini sovrastanti e quelle sottostanti, casualmente rivelate. Inaspettati effetti d'insieme. Testure particolari.
I loro nomi sono: Raymond Hains, Jacques Villeglé, Raymond Dufrêne, Mimmo Rotella. Ce li presenta un'ampia mostra presso la Galleria del Credito Valtellinese di Milano.

Artdreamguide ti parla della mostra e degli Affichistes.
Cresce la voglia di trascorrere le feste natalizie dedicandosi a qualcosa di piacevole e costruttivo? Era ora!
Per dare un aiuto a chi intende visitare qualche mostra bella e interessante, eccone un elenco schematico. Menziona solo mostre di maggior rilievo in luoghi vari, d'Italia e del mondo. Per maggiori informazioni rimandiamo alla pagina di Artdreamguide dedicata alle Mostre.

Barcellona, "Masters of collage. From Picasso to Rauschenberg"
Basilea, "De Kooning. Paintings 1960-1980"
Basilea, "Flashback. Revisiting the Art of the Eighties"
Bergamo, "War is over 1945-2005. La Libertà dell'arte
Berlino, "William Kentridge"
Berna, "Nulla dies sine linea"
Bilbao, "British Pop"
Bolzano, "La percezione dell'orizzontale"
Brescia, "Gauguin Van Gogh. L'avventura del colore nuovo"
Copenhagen, "Emil Nolde"
Ferrara, "Corot. Natura morta, emozione, ricordo"
Firenze, "Donna Donne"
Francoforte, "James Ensor"
Londra, "Henri Rousseau: Jungles in Paris"
Madrid, "Mimesis. Modern Realisms"
Milano, "Gli "Affichistes" tra Milano e Bretagna"
Milano, "La Scultura italiana del XX secolo"
Milano, "The Keith Haring Show"
Modena, "Informale. Jean Dubuffet e l'arte europea 1945-1970"
Monaco, "Franz Marc. Die große Werkschau"
Napoli, "Mimmo Paladino. Quijote"
New York, "Robert Rauschenberg: Combines"
New York, "Beyond the Visible: The Art of Odilon Redon"
Parigi, "Vienne 1900. Klimt, Schiele, Moser, Kokoschka"
Parigi, "Dada"
Parigi, "Big Bang"
Reggio Emilia, "Il volto della follia"
Rivoli, "T - Torino Triennale Tremusei"
Roma, "Federico Zandomeneghi"
Roma, "Edouard Manet"
Roma, "Alberto Burri. Gli artisti e la materia 1943-2004"
Rovereto, "La danza delle avanguardie"
Torino, "Robert Mapplethorpe tra antico e moderno"
Torino, "T - Torino Triennale Tremusei"
Trento, "Vittore Grubicy e l'Europa. Alle radici del Divisionismo"
Treviso, "Gino Rossi e Arturo Martini"
Udine, "Nel segno di Afro"
Vienna, "Egon Schiele"
Vienna, "Superstars"
Zurigo, "Bilderwahl! Pop Art"
A quanti non piacerebbe avere un'opera d'arte originale in casa? Forse a nessuno.
Peccato che le opere, anche le più economiche, costino soldini. E peccato che di quei soldini, alla fine del mese, nel borsellino ne rimangano davvero pochi...
E allora come fare?
Non c'è problema. Internet ha la soluzione per tutti!
Si chiama Raoul Pictor.
Raoul Pictor è l'artista virtuale più famoso del mondo.
Per contattarlo basta collegarsi al suo sito. In men che non si dica veniamo accolti nel suo studio. Qui, l'artista ci invita ad avere un po' di pazienza. Solo tre minuti per dare libero sfogo alla sua verve creativa.
È bello ammirarlo mentre sistema la tela, comincia a dipingere, si sofferma a riflettere, prima di riprendere a lavorare con foga.
Il tempo passa, scandito dal rumore delle sciabolate di colore. Ma la pazienza alla fine viene premiata.
Eccola lì, la nostra opera. Sgargiante, unica, originale, firmata e datata. Non rimane che dare il comando alla stampante per averla nelle nostre mani. E completamente gratis!
Raoul Pictor può compiere questo miracolo grazie all'ingegno di Hervé Graumann, che ha cominciato a farlo conoscere nel mondo dal lontano 1993.
Creativo, generoso e democratico, è sempre lì, a disposizione di tutti. E noi ve lo presentiamo come nostro piccolo regalo di Natale.

Se vuoi un quadro come si deve, visita Raoul Pictor cherche son style, di Hervé Graumann
- Il Musée du Louvre avrà una succursale a Lens: il Louvre II. Sarà ospitato in un edificio in vetro e alluminio a padiglioni modulari, progettato dallo studio dei giapponesi Sanaa de Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa. I lavori di costruzione inizieranno nel 2006 e comporteranno anche la riqualificazione del quartiere circostante.

- Vincitore del Turner Prize 2005 è Simon Starling. A lui spettano i 25.000 Euro messi in palio da Gordon's gin. Gli altri contendenti erano Darren Almond, Gillian Carnegie, Jim Lambie. L'ambito premio viene assegnato annualmente a un artista britannico sotto i cinquant'anni.

- Il PAV (Parco d'Arte Vivente) vedrà la luce entro la seconda metà del 2006 nel parco di via Giordano Bruno di Torino. Al suo interno saranno inserite installazioni di Dominique Gonzalez-Foerster, Nils Udo, Piero Gilardi, Enrica Borghi, Richi Ferrero, Marco Porta, Ennio Bertrand. Il progetto prevede anche la creazione di un centro dedicato alle esperienze artistiche italiane e internazionali che si interessano di ecologia e ambiente.
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