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Newsletter del 20 ottobre 2005
sommario
Gli attori sono scesi in campo contro i tagli della nuova finanziaria. Christian De Sica, ad esempio, ha paventato il rischio che in futuro non ci possano più essere la lirica e i teatri di prosa. Qualcuno ha azzardato che possa non esserci più neppure il cinema. Ma la prospettiva è più inquietante.
Gli attori sono personaggi pubblici, che fanno parlare di sé. I media, quindi, si sono interessati subito ai problemi che hanno sollevato.
Gli storici dell'arte e gli artisti, invece, non sono personaggi pubblici. Quindi, ai media interessano molto meno i monumenti, l'arte, i musei e le mostre.
Una prova?
La facciata del Duomo di Milano è impacchettata da vari anni per essere ripulita. Doveva essere completamente liberata entro l'autunno 2005. Siamo a ottobre e per ora spuntano solo le guglie sommitali.
Immaginiamoci la soddisfazione di un turista americano o cinese. Giunge nella capitale "morale" d'Italia per vedere il suo monumento più importante e se lo trova in gran parte ricoperto. Chi lo ripaga della foto mancata davanti alla più famosa cattedrale gotica del mondo?
La logica vorrebbe che per monumenti così importanti venisse adottata una sorta di corsia preferenziale e che i tempi, invece di allungarsi, si accorciassero. Purtroppo non è mai così. E i risultati si vedono! Ai nostri prezzi gli stranieri preferiscono andarsene da altre parti. Il turismo è in calo e il piatto piange!
Altro che lirica e teatro! I primi che si vedranno tagliare i fondi saranno proprio i beni culturali e l'arte. E questo perché in una simile circostanza non possono vantare testimonial d'eccezione che insorgano al loro fianco.
Per un paese come l'Italia, messo alle strette dalla concorrenza dei paesi asiatici, sarebbe il modo peggiore per cercare una possibilità di rilancio.
Nel 1876 gli impressionisti organizzarono la seconda mostra del loro gruppo. Tra gli altri, invitarono anche Edouard Manet.
Il grande pittore era appena reduce dall'ennesimo tentativo fallito di esporre al Salon. Nonostante questo, e nonostante l'amicizia che lo legava a Monet, Renoir e compagni, preferì declinare l'invito.
Come sfida, allestì nello studio una mostra con le opere respinte. Tra esse spiccava L'Artiste, il ritratto in piedi del pittore e incisore Marcellin Desboutin.
Il gesto suscitò commenti aspri. Il critico Bernadille giunse perfino a sostenere che la giuria del Salon, rifiutando quelle opere, gli aveva fatto il favore di ridare lustro alla sua popolarità nell'ambiente delle brasserie...
Ecco un aspetto paradossale della figura di Manet: non mescolarsi agli impressionisti, ma venire considerato ugualmente uno di loro dai detrattori degli impressionisti.
In questi giorni, L'Artiste, insieme ad altre 150 opere di Manet, è esposto al Complesso del Vittoriano di Roma. Al suo fianco non ci sono i più celebri capolavori di Manet, praticamente inamovibili. Ma la mostra è comunque sensazionale.

Su Artdreamguide puoi trovare la presentazione della mostra.
Perché Edouard Manet era così neghittoso nei confronti degli impressionisti e delle loro mostre di gruppo? Dopotutto, nei musei di oggi si trova sempre al loro fianco.
Insomma, Manet era un vero impressionista o no?
La risposta potrebbe essere sia "no", che "sì".
"No" nel senso che le opere più famose di Manet non sono impressioniste. E "no", di nuovo, nel senso che non abbracciò le teorie impressioniste di una pittura dell'occhio.
"Sì" nel senso che per un certo periodo dipinse opere che incarnavano effettivamente lo spirito impressionista. Sono i quadri di natura e le vedute cittadine degli anni dal 1873 al 1878 ca. Ma non è per queste tele che viene ricordato come uno dei più grandi pittori mai esistiti.
La grandezza di Manet sta nell'aver provato disinteresse per lo stile della sua epoca. Nell'aver guardato ai grandi del passato. Nell'aver fortemente voluto una pittura più vera e naturale. Nel non essersi piegato a dogmi dati per scontati, come la prospettiva.
Con la sua pittura libera, sciolta, Manet suonò la carica per una nuova generazione di giovani pittori in cerca di verità.

Su Artdreamguide puoi trovare un profilo di Edouard Manet, con la vita, l'attività artistica e le opere.
Monet, Renoir e Pissarro dipinsero alcune migliaia di tele a testa.
Si recavano in un luogo all'aperto. Posavano il cavalletto. Aprivano la scatola dei colori e raffiguravano un soggetto più volte, cercando di cogliere i mutamenti su di esso prodotti dagli effetti atmosferici.
Per Edouard Manet era diverso. I suoi quadri nascevano in studio. Erano frutto di schizzi, bozzetti e di un accurato lavoro di rifinitura. Questo spiega come mai in 25 anni di attività artistica abbia dipinto appena 400 tele.
Manet prendeva come modello alcuni grandi pittori del passato: Giorgione, Tiziano, ma soprattutto gli spagnoli Velázquez e Goya. Come loro, si dedicava alla realizzazione di opere di grande impegno. Per questo, i momenti principali della sua carriera risultano contrassegnati da opere cardine: Il chitarrista spagnolo, Le déjeuner sur l'herbe, Olympia, L'esecuzione dell'imperatore Massimiliano, Donna con pappagallo, Colazione nello studio, Il Balcone, Bar alle Folies-Bergère.
I musei che custodiscono questi quadri non li prestano quasi mai. Quindi, gli unici modi per guardarli sono: 1) andare dove si trovano, 2) vedere delle riproduzioni.

Su Artdreamguide puoi trovare le immagini dei principali capolavori di Edouard Manet, organizzate per periodo, soggetto e musei che le conservano.
Le opere di Edouard Manet sono più impegnative di quelle dei "veri" impressionisti.
Appaiono cupe, austere. Non presentano la freschezza variopinta dei paesaggi di Monet o la caramellosa piacevolezza delle fanciulle di Renoir.
Ciononostante, alcuni suoi quadri sono conosciuti da tutti. Sono vere icone della pittura. Basta pensare alle due opere più famose: Le déjeuner sur l'herbe e Olympia.
Ma la piacevolezza degli impressionisti è un'altra cosa!
Ecco allora che, al posto dei due capolavori supremi, nelle case di molte persone capita di vedere le riproduzioni di altre opere di Manet: paesaggi, fanciulle nel prato, ecc.
Opere che testimoniano la vicinanza di Manet all'impressionismo. Per esempio, La stazione Saint-Lazare, che raffigura una fanciulla che legge e una bimba voltata a guardare il treno.
Oppure, opere che riguardano l'ultima parte della carriera di Manet. Come il celebre Bar alle Folies-Bergère, un mostro di complessità. Ritrae una ragazza al bancone del bar che ha alle spalle un grande specchio, in cui si riflette la sala con la sua colorata animazione.
Naturalmente, noi optiamo proprio per questa...

Per acquistare poster e riproduzioni di opere di Edouard Manet, consulta il catalogo dei suoi poster su Artdreamguide.
A chi non vive a Roma consigliare di visitare Roma per l'arte moderna e contemporanea può sembrare un nonsenso. Non basterebbe un mese per vedere le principali vestigia dell'antichità, le chiese e i palazzi più illustri, i grandi musei. E poi ci sono le piazze, le strade, le vedute dai colli... Cosa può aggiungere l'arte contemporanea a tutto questo?
Se la perplessità è comprensibile, ci sono però delle cose da dire.
Per cominciare, Roma ha giocato un ruolo importante nell'arte del dopoguerra. È stata terra d'elezione della cosiddetta "Pop Art Italiana". Quella di Schifano, Angeli, Festa, ecc. Vi hanno lavorato esponenti importanti dell'arte concettuale italiana e dell'Arte Povera. È stata anche uno dei centri principali della Transavanguardia e delle correnti che ne sono derivate.
Quanto a musei, Roma ha l'unico museo nazionale dedicato all'arte moderna: la GNAM. E se non si può certo definire l'optimum, nel suo genere rimane comunque il museo più importante in Italia.
E non è tutto! Dopo anni di pianto e stridor di denti, spuntano nuove strutture dedicate all'arte contemporanea. Si tratta del MAXXI e del MACRO. Musei le cui ambizioni possono essere frustrate solo da tagli di investimenti e di bilancio.
Forse al forestiero che non conosce Roma questo può interessare meno di altre cose. Non altrettanto per i romani e per tutti quelli che a Roma ci vanno spesso e la conoscono bene.

Artdreamguide ti indica i principali musei e centri espositivi a Roma.
La leggenda narra che agli albori Roma sorgesse su Sette Colli: Campidoglio, Palatino, Aventino, Quirinale, Viminale, Esquilino e Celio. Le Mura Serviane racchiudevano l'Urbe e i suoi colli sin dal IV secolo a. C.
Poi venne la Repubblica e, quindi, l'Impero. Roma crebbe. Furono tracciate le celebri strade che da essa si dipartivano a raggiera per raggiungere ogni contrada dell'Impero.
Che differenza tra le dimensioni della Roma di allora e quelle attuali...
La capitale si è espansa in modo tentacolare in tutte le direzioni. Oramai, pochi chilometri la separano sia dal mare, che dai Colli Laziali. A contenerla non ci sono più le Mura Serviane, ma il Grande Raccordo Anulare, una tangenziale di 70 Km.
Al centro di questo enorme anello c'è sempre la Roma antica, quella dei Sette Colli, con qualche aggiunta. Oggi si presenta come un reticolo inestricabile di viuzze e piazze. Alcuni assi stradali lo attraversano. Sono C.so Vittorio Emanuele II, Via del Corso, Via XX Settembre, Via Nazionale, Via dei Fori Imperiali, Viale Aventino. Poco più in là, si dipartono a raggiera come un tempo alcune strade principali, che in molti casi ricalcano i tracciati delle antiche strade romane.
Un po' a Ovest, addossata alle pendici del Gianicolo, troviamo Città del Vaticano con la maestà del mitico "cupolone". Mentre molto a Sud sorge l'EUR, con le sue famose costruzioni di epoca fascista.
Com'è difficile descrivere Roma in poche parole. Ma ancor più percorrerla in auto, con tutti quei sensi unici e quel traffico...

Per individuare le principali strade e i musei di Roma, consulta le piante di Roma su Artdreamguide.
Quelli che a Roma ci lavorano non sempre la amano. Ma per gli altri Roma è una città meravigliosa. La città per eccellenza.
A dirlo non sono solo i turisti, ma anche coloro che ci si recano per lavoro, per congressi o per ragioni connesse al ruolo politico e amministrativo.
Se città come Firenze e Venezia necessitano di strutture ricettive all'altezza della loro fama, ci si può immaginare quello di cui ha bisogno Roma. Oltre al turismo vacanziero è meta di turismo d'affari e congressuale. In più, le toccano i grandi raduni di carattere religioso, le manifestazioni politiche e sindacali, le visite di capi di stato, ecc.
Per reggere tutto questo si è sviluppata una rete enorme di hotel di tutte le dimensioni, pensioni, pensionati, Bed and Breakfast, ostelli religiosi, ecc.
Inutile dire che a Roma è di norma il "tutto esaurito": in particolare, a Natale, Carnevale, Pasqua, o in occasione dei "ponti". Quindi, non c'è che premunirsi, prenotando per tempo. I prezzi sono variabili. Dipendono dalla location e dal periodo.

Per prenotare un hotel a Roma, visita la pagina Hotel a Roma su Artdreamguide.
Alla fine degli anni '80 alcune riviste d'arte contemporanea italiane ci raccontavano di mondi favolosi. America, Germania, Svizzera. Là c'erano le misteriose "corporate collection", le collezioni d'arte contemporanea delle aziende. Tra le più note figuravano i nomi di Chase Manhattan Bank, City Bank, EXXON, Philip Morris, Migros, UBS, Dresdner Bank.
Un vero mito era la Deutsche Bank. La sua collezione consisteva in molte opere di un numero ristretto di artisti. A ognuno di essi era destinato un intero piano in uno dei due nuovi grattacieli appena costruiti a Francoforte. I dipendenti potevano recarsi nell'artoteca e scegliere l'opera che volevano appendere nel proprio ufficio, purché dell'artista assegnato al loro piano.
A noi italiani tutto questo pareva fantascienza! C'era il caso della Banca Commerciale. Ma non era lo stesso, perché comprava in special modo arte moderna, non l'arte contemporanea.
Oggi le cose sono cambiate. Le aziende italiane che comprano arte contemporanea sono sempre di più e ne vanno fiere. Tanto fiere che non esitano a mostrarle al pubblico o a prestarle ai musei.
Un esempio è la Fondazione Teseco per l'Arte, emanazione del Gruppo Teseco.
La sua collezione è in mostra fino all'inizio del 2006 presso il MAN, Museo d'Arte di Nuoro.

Su Artdreamguide puoi trovare i dettagli sulla mostra.
Torniamo indietro di vent'anni, o poco più. Diciamo, fino al 1982.
Le case d'asta più in voga per l'arte moderna e contemporanea in Italia si chiamavano Farsetti, Finarte e Brerarte. I cataloghi delle loro "battute" contenevano soprattutto arte italiana: Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Mario Sironi, Carlo Carrà, Filippo De Pisis. C'erano grandi artisti del dopoguerra, come Lucio Fontana, Emilio Vedova, Giuseppe Capogrossi, Piero Manzoni. Tra gli stranieri spiccavano i nomi di Hans Hartung, Karel Appel, Antoni Tàpies, Cy Twombly, Andy Warhol e Arman. Si vedeva poco l'Arte Povera. E ancora meno la Transavanguardia.
Ma la differenza più grossa erano i prezzi.
Le tele di Morandi venivano battute abbondantemente sotto ai 100 milioni di lire. Belle tele di Lucio Fontana erano stimate attorno ai 20 milioni. Addirittura sotto ai 10 milioni andavano gli Achrome di Piero Manzoni!
Passi per Warhol, Twombly e Tàpies. Ma chi l'avrebbe detto che l'arte italiana sarebbe schizzata fino ai livelli dei nostri giorni?
Oggi l'arte italiana non è più appannaggio solo delle case d'asta italiane. Le grandi case straniere ci hanno messo le mani sopra da tempo. E visto il successo, organizzano con cadenza periodica aste specializzate nell'arte italiana. Le chiamano "Italian Sales".
L'appuntamento è per fine ottobre. Pronti con il libretto d'assegni...

Per tutti i dettagli, visita su Artdreamguide la pagina dedicata alle "Italian Sales".
Anche quest'anno l'autunno si porta appresso la consueta pioggia di fiere d'arte contemporanea. Berlino, Parigi, Colonia, Torino...
Non c'è pace per i galleristi, che devono decidere a quali partecipare. E non c'è pace nemmeno per gli artisti, i critici e gli appassionati che vogliono il più possibile fare atto di presenza.
Questa sera, a Londra, si inaugura Frieze Art Fair.
È una delle ultime nate. Compie, infatti, appena tre anni. Ma è molto rampante.
Si svolge negli spazi espositivi di Regent's Park dal 21 al 24 ottobre. A organizzarla sono gli editori della rivista "Frieze". 150 le gallerie selezionate, di alto livello e provenienti da tutto il mondo.
Anche quest'anno le fanno da contorno numerose manifestazioni di vario genere.

Su Artdreamguide puoi trovare altre informazioni sull'edizione 2005 di "Frieze Art Fair", a Londra.
- Dal 28 ottobre al 1 novembre, si tiene Art Cologne. È la più importante fiera tedesca d'arte contemporanea, e la più antica in assoluto. Novità di quest'anno è la sede espositiva. Non saranno più le Rheinhallen, ma la Kölner Messegelände. 250 le gallerie partecipanti, che vanno dal moderno classico al contemporaneo.

- Una videoinstallazione dell'artista svizzera Pipilotti Rist è stata allestita all'interno della chiesa di San Stae. L'opera si intitola Homo sapiens sapiens. Lo spettatore viene condotto in una sorta di Eden virtuale, abitato da due fanciulle prive di vesti. Per la tematica i parrocchiani di San Giacomo a Venezia, da cui dipende San Stae, hanno imposto la chiusura della mostra. La decisione ha provocato le proteste della Confederazione Svizzera, affittuaria dello spazio e sponsor dei restauri.

- L'artista italiana Monica Bonvicini ha vinto il premio per i giovani artisti, indetto dalla Nationalgalerie di Berlino. L'opera da lei presentata si intitola Never Again. La Bonvicini, che da tempo vive a Berlino, si porta a casa 25.000 Euro e l'acquisto di una sua opera per lo Hamburger Bahnhof. A contenderle la vittoria erano Anri Sala, Angela Bulloch e John Bock.
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