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Newsletter del 29 settembre 2005
sommario
Rozzano è una delle innumerevoli cittadine della cintura milanese. Lì, un po' scostata dal centro, si trova piazza Berlinguer.
Fino a qualche anno fa, nella piazza sorgeva una grande scultura di Arnaldo Pomodoro. Si intitolava Sfera grande. Era lì perché a Rozzano aveva sede la Fondazione del famoso scultore.
Rozzano ha una buona tradizione di iniziative culturali: Cascina Grande, la Fondazione Pomodoro. Purtroppo, il 31 dicembre 2001 alcuni vandali incendiarono e distrussero la scultura. All'incredulità e alle invettive contro i responsabili seguirono le immancabili polemiche. Ma su tutto si dispiegarono sentimenti di avvilimento e imbarazzo.
Cosa fare per rimediare?
Pomodoro preferì non ripetere l'esperimento. Ma su sua proposta venne indetto un concorso tra giovani artisti per realizzare un'opera d'arte con la quale sostituire la sua scultura andata distrutta.
A quasi quattro anni da questa brutta storia si inaugura a Milano il nuovo spazio della Fondazione Pomodoro.
L'avvenimento è di quelli importanti, che ispirano soddisfazione e ottimismo. Ma non deve farci dimenticare la "ferita" di Rozzano. E soprattutto, non deve farci dimenticare le tante cose che ancora non vanno a Milano, Roma, Napoli, Palermo, ecc.
La difesa dell'arte è una manifestazione di maturità civile. E non si persegue solo braccando i vandali, ma anche sorvegliando chi ci governa o amministra.
Nel Castello Sforzesco di Milano è custodito uno dei più grandi capolavori della scultura. Si tratta della famosa Pietà Rondanini di Michelangelo.
È collocata in una vasta sala, davanti a una specie di paravento in cemento che funge da sfondo.
I visitatori giungono al suo cospetto. La guardano. Rimangono incantati dalla forza struggente e misteriosa che si sprigiona da quel marmo "finito" e "non-finito". Ma il fatto sorprendente è che non se ne vanno subito. Dopo un po' cominciano a girarle attorno. Non resistono alla tentazione di guardarla anche da sinistra, da destra, di sbieco. A volte si sente persino chiedere: "Ti piace di più vista da lì o vista da là?"
È come se le figure di Cristo e della Vergine, con quel loro avvitamento, captassero l'interesse dell'osservatore.
In ciò consiste la grandezza e l'unicità della scultura: nella sua capacità di modulare la luce, costringere l'osservatore a girarle attorno e modificare la percezione dello spazio.
Di questo è fermamente convinto anche il grande scultore Arnaldo Pomodoro. Attorno a quest'idea ha intessuto il percorso di una grande mostra dedicata alla scultura italiana del '900. Si tratta della mostra inaugurale per la nuova sede della sua Fondazione.

Su Artdreamguide puoi trovare la presentazione della mostra.
Per ogni artista è una fortuna poter allestire una mostra delle proprie opere in uno spazio pubblico.
In questi casi la tendenza è cercare di presentare il meglio della propria produzione. Ma ciò spesso può significare esporre anche opere vendute, che l'autore non possiede più.
Un problema comune a molti artisti è la difficoltà a ottenere queste opere in prestito, specie se si tratta di sculture.
Molto tempo fa un problema simile è capitato anche allo scultore Arnaldo Pomodoro. Di certo non ne fu contento. E allora cercò una soluzione. Decise di recuperare le opere che rappresentavano i momenti cardine della sua carriera artistica. Anche riacquistandole, se necessario!
In seguito, poco alla volta, è scaturito il progetto di creare una fondazione dedicata al suo lavoro e alla promozione della scultura. È la Fondazione Pomodoro. Nei giorni scorsi è stata inaugurata la nuova sede a Milano.

Su Artdreamguide puoi trovare una presentazione della Fondazione Pomodoro di Milano.
Per Arnaldo Pomodoro il senso della scultura è trasformare il luogo in cui l'opera si trova collocata.
A questo principio ha ispirato tutta la sua produzione. Sculture in pietra e metallo, spesso di proporzioni gigantesche. Sculture che, in molti casi, sono state pensate e realizzate appositamente per grandi spazi pubblici. Piazze, giardini, fontane, teatri, cimiteri, persino i ponti di grandi navi da crociera...
Oggi le sculture di Pomodoro sono disseminate in tutto il mondo. Anzi... Si può dire che con queste sue grandi opere Pomodoro sia lo scultore italiano più onnipresente!
Uno scopo della Fondazione Pomodoro è quello di documentare questa enorme produzione. Ma non è l'unico. La Fondazione si propone, infatti, di promuovere anche la realizzazione di sculture di altri artisti per i suoi spazi. E ancora, di organizzare mostre e iniziative incentrate sulla scultura.
Questo programma è illustrato sul sito web della Fondazione. Un sito elegante e ben fatto.
In una sezione sono documentate alcune delle grandi opere di Pomodoro in spazi pubblici di tutto il mondo. Sono tante! Ma per quanto numerose, quelle pubblicate sul sito sono soltanto una parte di tutte quelle esistenti...

Per conoscere meglio la figura di Arnaldo Pomodoro e la sua fondazione, visita il sito della Fondazione Pomodoro di Milano.
"... Un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia...".
A sentenziarlo non è stato un tamarro qualunque, ma Filippo T. Marinetti, il fondatore del Futurismo.
La sua è una condanna di tutto ciò che è antico e l'esaltazione della modernità. Alla bellezza del passato, Marinetti contrappone una bellezza nuova: quella della velocità. E alla rappresentazione della velocità e del movimento si dedicarono molte giovani promesse della cultura del tempo.
Da quell'idea scaturirono immagini di ciclisti, cavalli e treni in corsa, bambine che corrono sul balcone, vedute da aerei in picchiata. Gli autori di queste immagini erano Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Carlo Carrà, Gino Severini, Fortunato Depero, Gerardo Dottori e molti altri. Un'ondata che comincia attorno al 1911 e si esaurisce solo verso la metà degli anni '30.
Una bella mostra a Villa Panza, Biumo Superiore (VA) racconta la bellezza della velocità attraverso una carrellata di 70 grandi opere.

Su Artdreamguide puoi trovare i dettagli sulla mostra.
Corre l'anno 1909. Dalle colonne di Le Figaro il letterato italiano Filippo Tommaso Marinetti proclama la nascita del Futurismo.
Nel suo Manifesto risuonano invettive contro l'antico, l'arte dei musei, le biblioteche, l'estasi dei poeti. Al loro posto, esalta il coraggio e la modernità. Alla bellezza antica contrappone la bellezza della macchina, della velocità, delle folle agitate, delle grandi periferie in costruzione.
Le parole di Marinetti piovono sul bagnato. Giovani artisti affascinati dal progresso e avidi di novità ne fanno il loro credo. Si lanciano a capofitto nella sfida di raffigurare il movimento, il dinamismo, la velocità. Pubblicano, a loro volta, un Manifesto dei pittori futuristi. Sono Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Gino Severini.
Ma ad accogliere il verbo di Marinetti non sono solo pittori. Ci sono anche architetti, poeti, scenografi, musicisti, fotografi, ecc.
Il Futurismo italiano è un movimento totale, che abbraccia innumerevoli campi. È il più grande contributo dell'arte italiana all'arte moderna internazionale.

Per conoscere meglio il Futurismo e i suoi principali esponenti visita la pagina di descrizione in Artdreamguide.
Per attirare l'attenzione dei consumatori su un prodotto i pubblicitari adottano diverse tecniche. Una consiste nel promettere allo spettatore una "montagna di bontà" o nel fargli credere che "tutto sia intorno a lui". Un'altra pone lo spettatore di fronte a testimonial famosi che gli parlano della bontà del prodotto.
Poi ce n'è una, particolarmente creativa, che mira a stimolare l'interesse attraverso associazioni originali, paradossali, per non dire veri e propri non-sense.
Un automobilista che viene superato da una barca a vela. Una persona che, per la fame, vede poltrone foderate di salame. Due tigri comodamente sedute al bar, che ordinano un aperitivo. Una donna che con un click fa ripiegare tutta la sua casa all'interno del cellulare. Un pinguino che fa l'autostop...
I creativi che partoriscono simili idee non nascondono la loro passione per un grande pittore belga: René Magritte.
Magritte, in effetti, ha fatto dello stravolgimento del senso comune la poetica dei suoi quadri.
Questo il suo procedimento. Spogliare gli oggetti dei loro significati consueti e creare accostamenti paraddossali. In tal modo, cercare di stimolare l'osservazione, la percezione e il pensiero.
Fino al 27 novembre molti capolavori di Magritte sono di scena alla Fondazione Beyeler.

Artdreamguide ti parla della mostra e di Magritte.
Un uomo con la bombetta e una mela davanti al volto. Un paesaggio con 3 sonagli giganteschi sospesi in cielo. Uno scorcio di città con una moltitudine di uomini in bombetta sospesi per aria. Una casa al buio sullo sfondo di un cielo luminoso. Un paio di scarpe a forma di piede. Un grande occhio, con il cielo al posto dell'iride. L'interno di una stanza con una locomotiva che esce dal camino. Una colomba con i colori del cielo sereno, sullo sfondo di un cielo cupo.
Sono alcune delle originali combinazioni che compaiono sulle tele di René Magritte.
A renderle ancora più originali e sconcertanti è poi la fredda precisione accademica della sua pittura.
Questa inedita miscela è ciò che rende le opere di Magritte così interessanti. E siccome pochi possono permettersele, ecco la ragione per cui le riproduzioni e i poster di queste opere sono tanto richiesti e tanto presenti nelle case della gente.
Il sito di Barewalls.com offre un'ampia scelta di poster di Magritte.

Per acquistare poster e riproduzioni di opere di René Magritte, visita il sito di Barewalls.com.
All'inizio degli anni '70 nell'arte cominciò a farsi strada una nuova tendenza. Consisteva nella possibilità per l'artista di valorizzare il proprio passato personale, mitizzandolo e usandolo come chiave interpretativa nei confronti del presente.
Sul piano pratico il procedimento comportava due operazioni: 1) la raccolta di tracce della propria esistenza passata, 2) la loro ricomposizione in allestimenti complessi, o ambientazioni. In questo modo sono nati i cosiddetti "environments".
La tendenza in questione veniva definita "Individuelle Mytologhien" (mitologie individuali). Da allora, si può dire che non sia mai finita, perché ogni qualvolta l'artista introduce nell'opera il proprio vissuto personale, in un modo o nell'altro finisce per richiamarsi a quel procedimento.
Il connubio arte-computer ha riproposto lo stesso metodo in forme nuove. In sostanza, gli spunti autobiografici possono combinarsi a elementi poetici e visivi, come nell'arte tradizionale. Ma in più sono supportati dalle proprietà tipiche del mezzo digitale, prima fra tutte l'interattività. I risultati che ne derivano sono "environments" molto particolari: i progetti di Net Art.
Un esempio di questo discorso è offerto da Nine di Jason E. Lewis.
L'artista ha selezionato alcuni spezzoni della sua storia passata, tra loro indipendenti. Li ha scomposti ciascuno in più frammenti, visivi o narrativi. Quindi, li ha virtualmente mescolati e collocati su una tavola provvista di 9 spazi, uno dei quali è lasciato libero.
L'utente può cambiare i frammenti visualizzati spostandoli uno dopo l'altro sullo spazio libero. In questo modo ha la possibilità teorica di ricomporre per intero uno degli spezzoni originari.
Ma, come nei ricordi, i passaggi tra un'immagine e l'altra non sono netti. Presentano transizioni. L'esistenza è fatta di momenti che il ricordo rielabora e sfuma l'uno nell'altro, dando luogo a certezze sorprendenti. Unico, apparente collegamento è il racconto.

Se hai Flash nel tuo computer, visita Nine, di Jason E. Lewis
- Luciano Fabro ha realizzato a Reggio Emilia L'Araba Fenice, una colonna in marmo iraniano, alta circa sette metri e leggermente rastremata verso l'alto. L'opera è collocata nella vecchia Caserma Zucchi, un imponente edificio neoclassico all'interno del Foro Boario. L'intervento di Fabro fa seguito a quelli di Sol LeWitt e di Robert Morris e rientra nel progetto di committenza pubblica denominato "Invito a".

- È in corso la decima edizione di Art Forum Berlin, una delle più importanti fiere internazionali di arte contemporanea. La fiera ha luogo a Berlino, negli spazi della Messe Berlin, fino al 3 ottobre. Circa 130 le gallerie invitate, provenienti da 25 nazioni. Nel suo ambito si tengono anche incontri e dibattiti. Completa l'evento una mostra di opere site-specific, realizzate da artisti attivi a Berlino negli ultimi 10 anni.

- Il 3 settembre scorso, una donna tedesca di 35 anni ha inferto alcuni colpi di coltello su una tela di Roy Lichtenstein. L'opera si intitola Nudes in the Mirror ed era in mostra presso la Kunsthaus di Bregenz (Austria). La responsabile dell'aggressione sostiene che la tela sia falsa.

- L'edificio del Solomon R. Guggenheim Museum di New York necessita di cure. Le crepe sui muri stanno diventando sempre pił numerose. La colpa sembra sia da attribuire agli sbalzi di temperatura stagionali. Per correre ai ripari in primavera partiranno i lavori di restauro, che si dovrebbero completare entro il 2007.
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