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Newsletter del 14 aprile 2005
sommario
Scenario Nº1. Il Teatro alla Scala di Milano è da sempre il più importante teatro lirico d'Italia. Giustamente, ambisce ad essere anche il primo al mondo.
Il passato è dalla sua. Del resto, in tempi recenti si è anche rifatto il look, offrendosi al pubblico ampliato e riammodernato.
Purtroppo, le cronache degli ultimi mesi disegnano una fase molto critica. Contrasti tra il CdA e il sovrintendente, culminati con il licenziamento di quest'ultimo. Contrasti tra il maestro Muti e gli orchestrali, sfociati nelle dimissioni di Muti. Contrasti tra il CdA e i sindacati. All'orizzonte la minaccia di una ritirata degli sponsor, una prospettiva veramente inquietante.

Scenario Nº2. Una legge del 1999 equipara il diploma del conservatorio a un titolo universitario. Qualcosa di simile a quanto succede per il diploma rilasciato dall'accademia d'arte.
Da allora manca, però, un regolamento attuattivo. Ne consegue che i giovani diplomati non dispongono dei requisiti formali necessari per avere libero accesso alla professione nell'ambito dell'Unione Europea. Data la situazione di crisi generale delle orchestre italiane, e visto il ridursi delle possibilità di insegnamento musicale nelle scuole, ai giovani musicisti rimangono ben poche prospettive.

Scenario Nº3. Un tempo c'erano gli LP di vinile e le musicassette. L'amico comprava l'ultimo album. Ce lo prestava. Lo registravamo su cassetta. La qualità lasciava alquanto a desiderare. Per cui, se ne valeva la pena, si faceva il sacrificio e si comprava l'album.
Poi sono venuti i CD. Per un po' le cose sono andate allo stesso modo. Finché, qualcuno ha inventato il modo di scaricare musica gratis da Internet e di masterizzarla con una qualità uguale a quella dei CD in commercio.
L'operazione si è propagata a macchia d'olio. È impressionante constatare la facilità e la leggerezza con cui tutti, adulti e ragazzini, ne hanno fatto una normale prassi quotidiana...
Nubi fosche si addensano, ora, sul mercato musicale. Le case discografiche lamentano un crollo dei ricavi dovuti alla pirateria. Sostengono che a risentirne sono soprattutto le nuove proposte, che non possono venire finanziate con i proventi derivanti dalle grandi "stars".

Sono solo tre aspetti del variegato mondo della musica.
In questi giorni è in rete la seconda mostra di "pop&stars". Questa volta sono di scena, per l'appunto, le stars della musica.
Ci sembra giusto, quindi, approfittare dell'occasione per puntare l'attenzione anche su qualche questione un tantino scottante.
I video musicali hanno trasformato il modo di promuovere la musica. A diffonderli è soprattutto la televisione.
All'inizio c'era VideoMusic. E allora, l'apparizione dei nuovi video di cantanti famosi rappresentavano grandi eventi.
Poi sono subentrate MTV e All Music. Con loro è cominciato anche il flusso ininterrotto, 24 ore su 24, di filmati, interviste, hit parade.
Quindi è stata la volta dei programmi di promozione musicale sulle reti nazionali: Jamming, Top of the Pop, CD:live, ecc. Con loro è cominciata la generazione spontanea di voci nuove. Apparizioni spesso fugaci, legate a un unico brano molto popolare, ma senza seguito. Ogni ragazzino li conosce. Li fa andare a palla sul proprio stereo. Li usa come suoneria sul cellulare. Salvo sostituirli quasi subito con nuovi brani e dimenticarli.
Poi, però, gli stessi ragazzini crescono. Si appassionano per i grandi miti degli adulti. Recuperano anche qualcuna delle "fugaci apparizioni" della loro adolescenza. Così, a dispetto delle esigenze commerciali e dell'appiattimento del gusto, la musica riesce a rinnovarsi e a rigenerarsi.
Ai grandi miti della musica è dedicata "E allora canto...", seconda mostra di "pop&stars". In rete 18 ritratti, liberamente ispirati ai volti di cantanti famosi di ieri e di oggi.

Per vedere "E allora canto...", visita il sito web di "pop&stars".
Come spiegare "pop&stars" in poche parole?
... Diciotto artisti emergenti hanno scelto di confrontarsi con le "stars" del nostro tempo. Ne sono scaturiti 54 ritratti, liberamente ispirati ai volti di altrettanti personaggi mitici del mondo del calcio, della musica e del cinema.
Le opere sono presentate su Internet, suddivise in 3 mostre tematiche, relative a ciascuno degli ambiti coinvolti. Le mostre appaiono in rete in successione, a distanza di circa un mese l'una dall'altra.
Attualmente, sono visibili due mostre. Agli inizi di maggio toccherà anche alla terza, dedicata al mondo del cinema.
Ma non ci sono solo le mostre da vedere. Le opere si possono acquistare. E si può anche votare quelle preferite. Infatti, sono in rete i sondaggi di "pop&stars".
Le 18 opere di ogni mostra sono suddivise in 2 gruppi, che danno luogo a 2 sondaggi ciascuna. Questo permetterà di eleggere le 2 opere preferite per ogni mostra. Alla fine, tutte le 6 opere preferite parteciperanno a un sondaggio per scegliere la super-preferita.
Per ora sono già attivi 4 sondaggi. Una buona occasione per dare le tue preferenze.

Per scegliere le opere che preferisci, partecipa ai sondaggi di "pop&stars".
La storia dell'arte è sì contrassegnata da figure di artisti, da tendenze e stili. Ma non solo. Esistono anche tipologie di soggetti che si ripetono, a prescindere dalle epoche, dalle tendenze e dagli artisti stessi. Eccone alcune: il ritratto, il nudo, la natura morta, la scena d'interno, il paesaggio, la veduta di città, ecc.
Per i fautori della libertà espressiva più radicale questi "generi" sono un impedimento. Non altrettanto per gli storici dell'arte. Per loro sono utilissimi. Se ne servono per studiare il succedersi delle tendenze e degli stili, per cogliere le personalità degli artisti.
In effetti, mettendo a confronto il modo di interpretare uno stesso soggetto da parte di artisti diversi o nell'ambito di correnti diverse tutto è più semplice. Le differenze saltano all'occhio. Rimane solo da analizzarle e spiegarle.
Un genere pittorico molto popolare è il ritratto. Pochi artisti vi si sono sottratti. Anzi, con qualche eccezione, si può dire che esenti ne siano stati solo gli artisti non figurativi.
Prendiamo 56 ritratti famosi di vari artisti dell'800 e primo '900. Accostiamo le loro immagini. Ne ricaviamo una vera e propria galleria virtuale che consente di rilevare analogie e differenze. Una galleria virtuale che documenta il passaggio dal neoclassicismo al realismo, dall'impressionismo all'arte moderna.

Per vederla, consulta la pagina "Il ritratto tra '800 e primo '900" su Artdreamguide.
L'arte recente ci ha regalato un'infinità di memorabili ritratti e raffigurazioni di volti. Ma l'immagine che si è stampata più forte nella mente delle persone è, forse, Il Grido di Edvard Munch.
Lo scenario: lagune, montagne blu, nubi rosse e gialle, definite da contorni sinuosi. Da sinistra, un ponte si protende in avanti, verso chi guarda. A noi sembra rivolgersi la figura in primo piano, urlante, mentre alle sue spalle incombono altri due personaggi.
Sembra di udirlo il grido. E tra quel grido e il paesaggio circostante sembra esserci sintonia. Un senso di angoscia, di inquietudine malsana che avvolge tutto.
Quante cose in un semplice quadro...
Ma Il Grido non fu un'invenzione isolata. Solo l'anno prima Munch aveva dipinto Disperazione. E negli anni successivi ritornò più volte sul tema della solitudine, dell'angoscia, della malattia, della morte.
In quel "grido" doveva esserci qualcosa di autobiografico. E allo stesso modo quel disagio esistenziale, sottinteso in gran parte delle sue opere, doveva roderlo sempre più in profondità. Non a caso, Munch qualche anno dopo avrebbe sofferto di alcolismo e allucinazioni.
Una versione incisa di Il Grido, assieme a molti grandi capolavori, è in mostra in questi giorni presso il Complesso del Vittoriano di Roma.

Su Artdreamguide puoi trovare una presentazione della mostra.
La lunga carriera di Edvard Munch si è svolta all'insegna di vicende alterne: grandi successi, scandali, eventi drammatici, la malattia, riconoscimenti pubblici. Ma a dispetto di questo, il lavoro si è svolto in modo sostanzialmente coerente.
Nelle opere Munch ha raffigurato persone, folle per le strade, angoli animati di vita cittadina. In momenti particolari ha dipinto anche paesaggi. Al centro del suo interesse, però, è sempre l'essere umano. Un essere umano solo, stravolto, in preda all'angoscia di vivere e al tormento della morte.
La pittura di Munch, aggressiva ed essenziale, divideva i suoi contemporanei. Urtava la suscettibilità dei dinosauri dell'arte ufficiale. Piaceva alle nuove generazioni.
Nel 1892 Munch si trovò al centro di un famoso scandalo. La sua mostra a Berlino venne chiusa dalle autorità per oscenità. I giovani artisti berlinesi, capitanati da Liebermann, si schierarono al fianco di Munch, facendone una sorta di eroe.
Alla morte, Edvard Munch lasciò tutte le opere in suo possesso alla città di Oslo. Fatto singolare, molte di esse versavano in condizioni di grave degrado: strappi, zone scrostate, imbrattature di terra e sterco d'insetti, e simili. Ciò era dovuto all'abitudine di Munch di lasciarle all'aperto, in balia del sole e della pioggia. Alcune foto d'epoca mostrano l'atelier di Ekely, in Norvegia, con le tele appoggiate alle pareti di un cortile, protette solo da una esile tettoia.
Oggi, queste tele costituiscono l'ossatura del Munch-Museet.

Su Artdreamguide puoi trovare un profilo di Edvard Munch, con la vita, l'attività artistica e le opere.
"Individuelle Mytologhien" (mitologie individuali) è una delle mostre che hanno fatto la storia dell'arte recente.
Viene concepita nel 1972 da Harald Szeeman, come avvenimento di spicco della Documenta. Tema portante è il farsi strada nell'arte di una nuova tendenza.
In opposizione al minimalismo e all'arte concettuale, alcuni artisti rivolgono l'attenzione al proprio mondo interiore. Vi scoprono, così, frammenti di vissuto personale. Tali esperienze vengono messe a confronto con spunti riferibili ad altre matrici: culturali, filosofiche, religiose, scientifiche.
Si tratta, in definitiva, di una sorta di rivalutazione e mitizzazione del proprio passato personale. Un passato che può fungere da chiave interpretativa nei confronti del presente e apertura sul futuro.
In concreto, per l'artista questo processo di riattivazione del passato personale consiste in due operazioni: la raccolta di tracce della propria esistenza passata, la loro ricomposizione in allestimenti complessi o ambientazioni: i cosiddetti "environments".
Protagonista assoluto di questa linea di tendenza è stato l'artista francese Christian Boltanski.
Una volta ha scritto: "... I buoni artisti non hanno più una vita, la loro sola vita consiste nel raccontare ciò che, a ciascuno, sembra la sua propria storia". In altre parole: raccontare la propria vita sotto forma di una finzione nella quale ognuno si può riconoscere.
Proprio in questi giorni il PAC di Milano è sede di una stupenda mostra dedicata al suo lavoro.

Su Artdreamguide puoi trovare i dettagli sulla mostra.
Un cliché consolidato vuole l'artista una persona egoista, focalizzata principalmente su se stessa e sul suo lavoro. In questi giorni, però, una mostra sembrerebbe insinuare il contrario.
"The Giving Person. Il dono dell'artista". L'artista come una persona che dà. L'artista come creatore e dispensatore di esperienze e stimoli intellettuali.
L'idea è attraente. Ma non cambia molto le cose per coloro che non sono fruitori, e che con l'artista hanno a che fare ogni giorno. Semplicemente, sposta l'attenzione sul rapporto dell'artista con i fruitori del suo lavoro.
La mostra in questione fa da cornice all'inaugurazione del Palazzo delle Arti di Napoli. È un nuovo centro per l'arte contemporanea. Pardon... Per le "arti" contemporanee!
Pittura, scultura, architettura, fotografia, design, cinema, video. Ma non finisce qui. Gli organizzatori prevedono di farci entrare anche la letteratura, il teatro. Insomma, tutto quanto fa cultura.
Sede del centro è Palazzo Rocella, un bell'edificio di proprietà del Comune situato nei pressi dei quartieri ottocenteschi della Riviera di Chiaia.

Su Artdreamguide trovi una presentazione del Palazzo delle Arti di Napoli
L'idea di uno scultore che si dedica alla fotografia lascia un po' perplessi. Se poi lo scultore è uno dei più grandi, l'importanza del lavoro per cui è noto è tale da eclissare tutto il resto.
La scultura è materiale. È tridimensionale. È qualcosa che occupa spazio e si può toccare. La fotografia, all'opposto, è immateriale. È sguardo, immaginazione. Non gioca con lo spazio. Non si tocca.
L'interesse di uno scultore per la fotografia si potrebbe giustificare come strumento per documentare il proprio lavoro. O, al massimo, se presentasse qualche originalità, potrebbe essere scambiato per un semplice hobby, o per un diletto per il tempo libero.
Nulla di tutto questo si può dire nel caso di Constantin Brancusi.
Il suo interesse per la fotografia era qualcosa di profondo, sostanziale. Basti pensare che possedeva ben quattro macchine fotografiche. Inoltre, tra i suoi amici figuravano alcuni dei più grandi fotografi del suo tempo.
Questa passione lo portò a sperimentare tecniche particolari, a creare immagini assolutamente originali e difficilmente assimilabili al lavoro scultoreo.
La fotografia di Brancusi è il tema principale di una bella mostra alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Su Artdreamguide puoi trovare i dettagli sulla mostra.
A conferire il tratto determinante a un volto si dice che siano soprattutto gli occhi.
Da essi deriva la sensazione di vitalità o di sconfitta del soggetto. Sono essi a trasmettere senso di angoscia o terrore.
Gli scienziati affermano che gli occhi sono lo strumento principale nella comunicazione non verbale. Mentre gli esperti del look sottolineano la loro importanza nel conferire attrattiva e fascino a un individuo. Logico, quindi, che in un'epoca come la nostra, incentrata sull'apparire, si attribuisca grande peso all'aspetto estetico degli occhi. Di qui l'uso di lenti a contatto colorate, o l'applicazione di ciglia finte, o anche i trattamenti per eliminare le zampe di gallina.
Ma che effetto fa l'occhio preso da solo, slegato dal contesto?
Nel 2000 l'artista francese Frédéric Durier ha realizzato un progetto di Net Art che gioca con l'occhio in quanto tale: occhio fatto di bulbo oculare e palpebra, che si apre e si chiude. Il titolo oeil pour oeil pour oeil già di per sé evoca la natura ludica del lavoro.
All'utente vengono proposti 7 scenari diversi. Ognuno consiste in un'animazione interattiva, basata sull'elaborazione dell'occhio e delle sue parti. L'animazione mostra scomposizioni, deformazioni, aggregazioni dell'occhio.
Con il mouse l'utente può intervenire sull'animazione, causando l'apertura e la chiusura di palpebre, nuove aggregazioni di occhi, cambiamenti di aspetto dell'insieme.
Anche qui, come nella superficiale e quotidiana cura del corpo, siamo ben lontani dalla profondità dell'animo umano!
Quella profondità di cui l'occhio dovrebbe essere lo specchio...

Per vedere di cosa si tratta, visita oeil pour oeil pour oeil, di Frédéric Durieu.
- Il 18 febbraio è morto Harald Szeemann, critico e curatore d'arte contemporanea. Era nato a Berna nel 1933. Dalla fine degli anni '50 ha diretto grandi musei e organizzato mostre memorabili. Spiccano, in particolare, Documenta 5 (1972) e le edizioni della Biennale di Venezia del 1999 e 2001. Straordinario il suo intuito critico, che gli ha permesso di riconoscere e valorizzare molte nuove tendenze.

- Il 23 aprile aprirà a Brühl, in Germania, il Max Ernst Museum. La collezione è costituita principalmente di sculture e grafiche. Alla base del museo è la donazione che Ernst fece nel 1969 a Brühl, sua città natale.

- Il 18 marzo si è concluso il Concorso di Arte Temporanea Diesel Wall. I tre vincitori sono Marco Burzoni, Carla Cardinaletti e Fausto Segoni. I loro lavori saranno esposti a rotazione su una superficie di circa 360 mq nel cuore di Milano, accanto alle Colonne di San Lorenzo.
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