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Newsletter del 25 novembre 2004
sommario
Nei ritrovi tra amici capita che qualcuno porti anche una persona sconosciuta agli altri. In questi casi, il rituale delle presentazioni prevede che gli si chieda che lavoro fa.
Tutto bene, o quasi, se la risposta è del tipo: impiegato, insegnante, avvocato, commercialista, pubblicitario, ecc. Un certo imbarazzo si fa strada, invece, se si dichiara "artista".
Artista, certo! È uno che usa i colori e i pennelli. Uno che fa i quadri e le sculture. Che fa le mostre in galleria.
Questo è chiaro più o meno a tutti. Meno assodato è il fatto che quella dell'artista possa essere una professione a tutti gli effetti.
A parole, di ciò tutti si dicono convinti. Poi, però, si trovano dinnanzi il caso tipico dell'artista non affermato, quello che per tirare avanti è costretto a svolgere lavori di ripiego. E allora il sedicente "artista" viene visto come un idealista immaturo o, peggio, come un disadattato che vive alla giornata.
Questo preconcetto, purtroppo, è ancora diffuso in Italia. Gli americani, invece, che sono persone pratiche, già da lungo tempo hanno accettato l'idea che quella dell'artista sia una professione a tutti gli effetti. E soprattutto, danno per scontato che l'artista non ancora "arrivato" possa svolgere anche altre attività, nella speranza di coronare le sue ambizioni. Può essere "artista", ma al tempo stesso essere corniciaio, o cameriere, o imbianchino, o vetrinista. E questo senza perdere in dignità!
Chi fa fatica a pensarla così, deve riflettere su un altro fatto.
Molti stanno pensando di visitare la grande mostra di Monet a Brescia, o quella degli Impressionisti e la neve a Torino. Si preparano a emozionarsi davanti alle vedute della Senna, alle barche sull'acqua e alle meravigliose ninfee del grande Monet.
Ebbene. In tutta la storia dell'arte non c'è stato uno squattrinato, apparentemente senza futuro, del livello di Monet!
In alcuni periodi Monet non riusciva a vendere e non aveva soldi. I creditori giunsero persino a fargli sequestrare tutte le tele in pagamento dei suoi debiti...
Questo non significa, però, che fosse uno sbandato. Dall'inizio alla fine rimase concentrato sul suo scopo. Uno scopo di cui noi, oggi, godiamo i frutti.
La Senna non è un fiume rilevante dal punto di vista geografico. Come il Tevere ha la fortuna, però, di solcare una terra consacrata dalla storia e dall'arte.
Basta pensare a quella cosa mirabolante che ha il privilegio di attraversare: Parigi. Oppure ai tanti personaggi illustri che si sono affacciati sulle sue sponde: Luigi XIVº, Molière, Rousseau, Voltaire, Napoleone, Balzac, Bizet, ecc.
Lo splendore di Parigi è tale da oscurare la bellezza di tanti altri luoghi che la Senna incontra lungo il suo corso. Ciononostante, località come Rouen, Le Havre, Argenteuil, Vétheuil, Asnière, Giverny sono note a molti.
Come mai?
A renderle immortali è stato Claude Monet, che le ha raffigurate in tante tele suggestive. Il grande pittore impressionista le ha riprese in momenti diversi della giornata, in periodi diversi dell'anno. E oggi questi quadri risplendono nei musei di tutto il mondo.
La Senna, l'acqua e le ninfee sono tra i temi più cari a Monet. Ad essi è dedicata una grande mostra, aperta fino al 20 marzo presso il Museo di Santa Giulia a Brescia.

Su Artdreamguide puoi trovare una presentazione della mostra.
Ai primordi della loro carriera, Monet e Renoir lavoravano spesso assieme. Dipingevano il medesimo soggetto, con tecniche molto simili. Così simili che a volte era difficile distinguerli.
Nel 1873, ad esempio, raffigurarono entrambi la stessa casa sullo stagno, con le anatre. Quando quarant'anni dopo una delle due tele riapparve alla galleria Durand-Ruel, nessuno dei due artisti, ormai anziani, sapeva dire con sicurezza chi ne fosse l'autore. Solo in seguito si scoprì che era Renoir.
Lavorando con Renoir, Claude Monet sviluppò un tipo di pittura assolutamente nuovo. Sulla tela non c'erano linee o chiaro-scuro, ma una trama di virgolette e trattini colorati. Presi singolarmente, i puntini colorati non raffiguravano nulla. Invece, nel complesso erano capaci di ricreare alla perfezione un'atmosfera, rendendo la luminosità e la freschezza della natura in un momento particolare della giornata.
È questa l'essenza dell'impressionismo. Ma Monet non si adagiò sulla sua invenzione. Si spinse ben oltre. Giunse fino al limite estremo, là dove lo sforzo di rendere i colori si fondeva con l'intensità dell'emozione. Il limite dove la profondità del sentire sconfina nella dissoluzione e nell'impercettibilità delle forme...

Su Artdreamguide puoi trovare un profilo di Claude Monet, con la vita, l'attività artistica e le opere.
A considerare Claude Monet la quintessenza dell'impressionismo non si sbaglia.
Non a caso la denominazione del gruppo deriva proprio dal titolo di un suo quadro: Impression, soleil levant. Fu il critico Louis Leroy a inventarla, ironizzando sulla tecnica del quadro, a suo dire poco finita, approssimativa, rozza, capace di evocare solo l'impressione della scena.
Claude Monet è stato il più longevo di tutti gli impressionisti. Morì a 86 anni, dopo aver dipinto oltre 1,500 quadri.
Nella sua lunga carriera si dedicò quasi esclusivamente ai paesaggi e alle vedute. Poche le composizioni con figure umane, per giunta concentrate quasi tutte nei primi anni di attività.
L'attenzione di Monet si rivolgeva, infatti, alla natura. Lo interessava rendere gli effetti atmosferici, la luminosità di un luogo, le variazioni cromatiche al variare delle ore del giorno e delle stagioni.
Con perseveranza, sviluppò la sua ricerca su svariati soggetti. Il risultato sono alcuni famosi cicli tematici: la Grenouillère, la stazione di Saint-Lazare, i covoni di fieno, i pioppi, il disgelo sulla Senna, la Cattedrale di Rouen, lo stagno delle ninfee, le vedute di Londra, fino agli ultimi quadri con le ninfee.

Artdreamguide ti offre una selezione delle opere più significative di Monet, organizzate per periodi, soggetti e musei che le conservano.
Le opere di Monet appaiono ovunque. Sui rotocalchi, le copertine dei libri, le custodie dei CD, i calendari, le agende, le scatole dei cioccolatini.
Piacciono a tutti. Sono belle, colorate, piene di atmosfera. E questo senza presentare mai il tono un po' sdolcinato di tante figure di fanciulle, dipinte dal suo collega e amico Renoir.
Verrebbe voglia di comprarne una e appendersela al muro. Peccato che costino un occhio della testa.
Il 3 novembre, ad esempio, una tela importante di Monet è stata battuta all'asta da Christie's a New York. Si trattava di una veduta di Londra con il Parlamento. Un anonimo collezionista americano se l'è aggiudicata a oltre 20 milioni di dollari. Quasi 15 milioni di Euro!
Naturalmente, per portarsi a casa una veduta della Senna, o la Cattedrale di Rouen non è necessario vincere al Superenalotto. Basta acquistare un poster di buona qualità di un'opera di Monet.

Per acquistare poster e riproduzioni di opere di Claude Monet, consulta il catalogo dei suoi poster su Artdreamguide.
In un'intervista rilasciata nel 1958 il pittore americano Franz Kline affermava: "... Se tu sei un pittore non sei mai solo. Non c'è modo di essere soli. Pensi, ti interessi e finisci per essere vicino a tutta la gente cui sta a cuore la pittura, compresi i giovani che non lo sanno ancora...".
Ecco... Per raccontare la pittura di Kline a tutti quelli "che non lo sanno ancora" si potrebbe paragonare ogni suo quadro a un muro. Un grande muro bianco su cui l'artista traccia enormi segni neri!
Su quel muro Kline ha raccontato i propri sentimenti: ansie, gioie, attese. Con ampi gesti ha espresso tutto il proprio essere e sentire.
Insieme a Pollock, Franz Kline è considerato uno dei principali esponenti dell'Action Painting. Ma se Pollock, con i suoi schizzi e le sue sgocciolature, sembra immergersi nella pittura, Kline si mantiene alla superficie.
Dipingere è lasciare un segno del proprio passaggio. Un segno grazie al quale un grande muro bianco può trasformarsi in porta. La porta verso il profondo dell'artista.
Una grande antologica dedicata a Franz Kline è l'evento che il Castello di Rivoli offre ai visitatori in occasione del suo ventennale.

Su Artdreamguide puoi trovare i dettagli sulla mostra.
Nel 1984 l'Italia dal punto di vista dell'arte contemporanea si trovava in una situazione paradossale.
Molti gli aspetti positivi. La Transavanguardia trionfava sulla scena internazionale. Il mercato dell'arte cominciava a "tirare". Ovunque aprivano gallerie private. Nascevano nuove riviste e i quotidiani sembravano occuparsi anche dei fatti del contemporaneo.
Ma ora veniamo alle note dolenti. All'epoca, non esisteva ancora un singolo museo che potesse definirsi di "arte contemporanea" in senso stretto. Del resto, latitavano anche quelli di "arte moderna". Lo stato e gli enti locali, dal canto loro, mostravano disinteresse nei confronti dell'arte.
In questo scenario aprì il Museo d'arte contemporanea, Castello di Rivoli. Era il 18 dicembre del 1984.
Fu un vero miracolo! Infatti, non si trattava di uno dei tanti esempi di musei italiani cammuffati da museo d'arte "contemporanea", ma che con l'attualità artistica non avevano nulla a che fare. Era davvero quello che diceva di essere!
Nell'arco di vent'anni, in Italia si è aggiunto qualche altro vero "museo d'arte contemporanea". Ma il Castello di Rivoli è ancora il migliore. L'unico che gode di buona considerazione all'estero.

Su Artdreamguide trovi una presentazione del Castello di Rivoli, con le caratteristiche principali.
L'icona della Trinità di Andrej Rublev è sicuramente l'opera più famosa di tutta l'arte russa. In essa le tre immagini del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo siedono a un tavolo. Sembrano invitarci a sedere con loro e partecipare alla sacra conversazione.
Con la sua limpida serenità, la Trinità è una finestra spalancata sull'essenza di Dio. Attraverso di essa l'uomo è stimolato a pregare e contemplare l'infinito mistero dell'essere divino.
L'impulso spirituale che ispira la Trinità di Rublev è comune a tutte le icone russe. Ad esso possiamo rifarci per capire come l'arte russa si sia preservata identica per secoli, impermeabile agli stili e alle correnti. E rifacendoci ad esso possiamo anche comprendere l'essenza stessa del popolo russo, la sua anima.
L'impulso spirituale delle icone non incide solo in ambito religioso. Con scopi e accenti diversi, respira anche nell'arte russa moderna: da Kandinsky a Malevich, dalla Goncharova a Chagall, dai realisti ottocenteschi ai realisti socialisti.
All'anima russa e alle sue manifestazioni nell'arte russa dall'800 a oggi è dedicata una mostra a Palazzo Forti di Verona.
Un grande evento da non perdere e che non deluderà! A patto, però, di non aspettarsi una mostra su Kandinsky...

Su Artdreamguide puoi trovare la presentazione della mostra.
In questa sezione segnaliamo alcune visite guidate, organizzate con la collaborazione di OPERA d'ARTE. Le visite vengono effettuate in date prestabilite.
Chiunque può partecipare, prenotando presso OPERA d'ARTE con almeno 20 giorni di anticipo. La prenotazione può essere effettuata in due modi:
- telefonando al numero di telefono 02/45487395,
- inviando una mail a adgprenotazioni@operadartemilano.it.
Ricordiamo che gli utenti di Artdreamguide hanno diritto a uno sconto del 15% sul normale prezzo della visita (Euro 6,80 invece di 8,00). Per ottenerlo, basta farlo presente al momento della prenotazione.

- "Monet, la Senna, le ninfee ", Brescia, Museo di Santa Giulia
data visita: 5 febbraio 2005 (prenot. entro il 28 dicembre)

- "The Andy Warhol Show", Milano, Triennale
data visita: 19 dicembre (prenot. entro il 30 novembre)

- "Lucio Fontana. Opere (1947-1965)",
Legnano (Mi), Palazzo Leone da Perego
data visita: 23 gennaio (prenot. entro il 22 dicembre)

- "Leonardo Dudreville. Dal Divisionismo a Novecento"
Monza, Serrone della Villa Reale
data visita: 18 dicembre (prenot. entro il 4 dicembre)

Per tutti i dettagli, consulta la sezione di Artdreamguide dedicata alle visite guidate organizzate da OPERA d'ARTE.
Nulla è impalpabile quanto il pensiero.
Le idee non hanno peso. Non hanno una forma reale. Non si toccano. Si librano in una sorta di quarta dimensione, dove non esiste materia, ma solo impulsi dinamici allo stato puro.
Fino a oggi, nessuno è riuscito a vedere il pensiero.
L'avvento della cosiddetta "intelligenza artificiale" sta, però, cambiando le cose. Si sono creati i presupposti affiché il pensiero della macchina assuma connotati visibili.
Che questo non sia utopia lo dimostra Thinking Machine 4, la macchina pensante che gioca a scacchi.
Thinking Machine 4 è in realtà un software che permette di giocare a scacchi contro il computer. Ha, però, una particolarità: riesce a mostrare visivamente il pensiero della macchina mentre gioca.
Ogni volta che tocca al computer muovere, il software elabora varie ipotesi di gioco per stabilire la mossa più opportuna. Mano a mano che le ipotesi di gioco vengono analizzate dalla macchina, vengono anche visualizzate sotto forma di tracciati colorati sulla scacchiera. Al termine, quando la macchina compie la sua mossa, sulla scacchiera si stende un'intricata trama di percorsi.
In pratica, è come se ai nostri occhi si dispiegasse tutto in una volta l'intero ragionamento del computer!
Thinking Machine 4 è stata realizzata dall'artista americano Martin Wattenberg. È lo sviluppo di altre precedenti Thinking Machine. È accessibile come progetto di Net Art sul portale Turbulence.org.

Per vederla all'opera, visita Thinking Machine, di Martin Wattenberg.
- Dal 26 al 28 novembre si terrà a Venezia, presso il Terminal Passeggeri, BBCC Expo, l'VIIIº Salone dei beni e delle attività culturali. In mostra, molti protagonisti del mondo dei beni culturali. Tra gli argomenti sviluppati: rapporto tra pubblico e privato, restauro e conservazione dei beni culturali, turismo culturale, innovazione tecnologica, opportunità di lavoro nel settore.

- Andrea Chiesi è il vincitore del Premio Cairo 2004. Nato a Modena nel 1966, si è formato frequentando i centri sociali e gli ambienti musicali underground. Divenuto pittore, ha rivolto la sua attenzione alle architetture industriali abbandonate. L'opera con cui ha vinto il concorso s'intitola Tempo06 – giovedì 30 novembre 2000 h. 14.37.12.

- Manuele Cerutti è il vincitore della quarta edizione del Premio illycaffè Present Future. Il premio viene assegnato ogni anno in occasione di Artissima. Cerutti ha presentato un progetto sull’alienazione quotidiana e i disturbi mentali. Riceverà un premio di 10,000 dollari e avrà l'opportunità di proporre un progetto per la illy collection.
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