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Newsletter del 13 Luglio 2004
sommario
Georg Baselitz è uno degli artisti tedeschi più noti al mondo.
Vive in un castello della Bassa Sassonia. All'interno varie sale sono adibite a studio. Appoggiate alle pareti, giacciono tele enormi in attesa di essere terminate. L'artista si muove da una sala all'altra, servendosi di un grande carrello, carico di barattoli di vari colori e pennelli di tutte le misure. Una sala intera serve per le incisioni. Qui Baselitz lavora con l'aiuto della moglie Elke.
Potrebbe sembrare una delle solite storielle di successi facili e opulenza sfrenata. Una come le tante che ci vengono propinate dalla TV. Ma non è così.
La scalata al successo non è stata facile per Baselitz. Se l'è dovuto sudare. Ha abbandonato il suo paese d'origine. Ha sperimentato e lavorato tanto. Poi ha dovuto lottare con caparbietà per far conoscere il suo lavoro.
E lo stesso è toccato al suo gallerista: un certo Michael Werner.
Ancora oggi, al culmine del loro successo, i due sono legati tra loro da un solido rapporto di collaborazione. È un dato che fa specie, in un mondo dove, quando arriva il successo, il tradimento è dietro l'angolo.
Dipingere quadri capovolti è un'operazione stravagante. Non c'è che dire. Così stravagante che qualcuno, un po' maliziosetto, potrebbe considerarlo un modo per attirare attenzione su di sé.
Quando si parla di quadri a testa in giù, è naturale che il pensiero vada a Georg Baselitz. A meno di non conoscerlo...
Dal 1969 l'artista tedesco dipinge, capovolti, svariati soggetti, o "motivi", come li chiama lui. Teste, paesaggi di montagna, alberi, figure maschili e femminili, aquile. E poi mangiatori di arance, vasi di fiori, teiere, bottiglie, figure distese.
Un artista figurativo, quindi?
Un pittore come tanti? Solo un po' più furbino e provocatorio?
Le cose stanno in modo diverso. Baselitz non raffigura soggetti. Li adopera. Per lui, che non ha mai voluto essere astratto, rappresentano uno strumento per dipingere.
In effetti teste, figure, aquile e alberi, tutti capovolti come sono, non sono percepibili come tali. Sono elementi compositivi, zone di colore. La forza dei quadri di Baselitz non sta in ciò che raffigurano, ma nella loro armonia compositiva.
Una grande retrospettiva alla Kunst- und Ausstellungshalle der BRD di Bonn documenta la straordinaria vicenda artistica di Georg Baselitz, attraverso i suoi quadri capovolti (e non).

Su Artdreamguide puoi trovare una descrizione della mostra.
Quando alla fine degli anni '60 Georg Baselitz dipinge i primi quadri capovolti ha da poco abbandonato la Germania Est. Troppa l'insofferenza verso il clima culturale di quelle parti! Vi imperversava il "Realismo Socialista", che soffocava ogni alternativa.
Giunto in Germania Ovest, dapprima sperimenta una pittura aspra e greve, polemica nei confronti del perbenismo piccolo-borghese. I quadri suscitano scandalo. In occasione di una mostra a Berlino interviene perfino l'autorità giudiziaria, che emette un procedimento di sequestro.
Col tempo in Baselitz si fa strada un sentimento di delusione. Come l'Est, anche l'Ovest gli appare monopolizzato da una tendenza dominante. Si chiama "Astrattismo". In definitiva, è come se la contrapposizione tra Est e Ovest si ripercuotesse anche in pittura attraverso una contrapposizione tra "Realismo Socialista" e "Astrattismo".
A Baselitz interessa solo fare quadri forti e ben costruiti. Prende, quindi, le distanze da entrambe le tendenze. Per non cadere nell'astrattismo deve raffigurare qualcosa. Ma per non cadere nel realismo deve fare in modo che non sia riconoscibile.
Di qui la scelta di dipingere soggetti capovolti.

Su Artdreamguide puoi trovare un profilo di Georg Baselitz, con la vita, l'attività artistica, i musei e le opere.
I nomi dei musei tedeschi sono complicati. A volte, così complicati da risultare spaventosi.
Il record assoluto spetta a questo qui:
Kunst- und Ausstellungshalle der BRD di Bonn.
Niente paura. Altro non è che un grande centro per mostre d'arte.
La Kunst- und Ausstellungshalle der BRD non è un museo. Del resto, proprio dirimpetto sorge il Kunstmuseum di Bonn, uno dei musei d'arte moderna e contemporanea più belli di tutta la Germania.
Due costruzioni bianche e immacolate ospitano i due templi dell'arte. Quella della Kunst- und Ausstellungshalle si presenta più squadrata e massiccia. Il tetto, piatto e accessibile ai visitatori, si presenta sormontato da tre cuspidi a forma di cono. Sono divenute uno dei simboli della cultura di tutta la Germania. Una grande Germania riunificata, parte di un'Europa unita.

Su Artdreamguide puoi trovare la presentazione e le immagini della Kunst- und Ausstellungshalle der BRD di Bonn.
Nel 1893 lo scultore italiano Medardo Rosso viveva a Parigi. Durante una mostra il grande Auguste Rodin rimase colpito dalle sue sculture. Gli propose allora uno scambio di opere.
I due si frequentarono assiduamente fino al 1898. Fu Medardo Rosso a troncare bruscamente l'amicizia. Era convinto che Rodin, nel realizzare il celebre ritratto di Balzac, avesse tratto ispirazione dalle sue opere.
Questa storia riassume la condizione di Medardo Rosso. Straniero, ma a suo agio nella Parigi di fine secolo. Grandi qualità, uno stile molto personale, contatti e committenti. Ma anche orgoglio e voglia di emergere.
Medardo Rosso creò principalmente ritratti. Per plasmarli usava il gesso. Ma il mezzo che prediligeva era la cera. Grazie ad essa riusciva a modulare finemente le superfici.
L'aspetto più affascinante di queste sculture è l'impressione di movimento che trasmettono. Un'impressione creata dal gioco di luci e ombre e dalla morbida evanescenza della cera.
Un'ampia selezione delle sculture di Medardo Rosso è in mostra fino al 22 Agosto al MART di Trento e Rovereto.

Su Artdreamguide puoi trovare i dettagli sulla mostra.
"... L'arte non deve essere legata all'architettura o servire ad abbellire un salone, non deve essere fatta per piacere...".
Queste parole di Medardo Rosso possono darci un'idea della sua notevole autonomia e indipendenza. Indipendenza dal giudizio degli altri. Indipendenza dal facile gradimento del grande pubblico.
Alla sua morte, nel 1928, il figlio Francesco si è dedicato con impegno a valorizzare il lavoro del padre. L'atto più importante è stata la creazione del Museo Medardo Rosso, a Barzio (Lecco).
Il piccolo museo è ospitato in una ex-chiesa sconsacrata. Al suo interno sono raccolte le opere lasciate dal grande artista: sculture in gesso, cera e bronzo, affiancate da disegni e fotografie originali.
Da qualche anno è accessibile il sito web dedicato a Medardo Rosso e al Museo a lui dedicato.
Non è ancora del tutto a punto. Ma contiene la biografia dell'artista e una documentazione completa delle opere presenti nel museo.

Per conoscere meglio la personalità di Medardo Rosso e le sue opere, visita Medardorosso.org.
A tutti sarà capitato di visitare una mostra o un museo. E a tutti sarà capitato di imbattersi in un gruppo che compie una visita guidata.
Cosa ci trovano di bello quelle persone a girovagare per le sale come pecore, dietro a qualcuno che spiega?
Per chi è da solo, i gruppi in visita guidata sono un problema. Se poi i gruppi sono tanti, diventano un'autentica sciagura. Dribblarli può essere impossibile. In tal caso non rimane che starsene davanti a un quadro e sorbirsi tutta la pappardella della guida. Succede, così, di cogliere spunti interessanti: dettagli su un'opera o un movimento, ragguagli sul contesto storico, aneddoti curiosi sulla vita dell'artista, ecc.
Capita anche di interessarsi alla composizione di questi gruppi. Alcuni dei partecipanti sembrano molto attenti, altri un po' meno. Alcuni si tengono più in disparte e chiacchierano amenamente. Danno quasi l'impressione di essere lì per far conquiste...
Le visite guidate alle mostre e ai musei stanno diventando uno strumento sempre più popolare. Tra l'altro, riguarda un numero crescente di giovani.
Lanciamo, quindi, un nuovo sondaggio per cercare di capire meglio a cosa servono le visite guidate. Può essere utile a tutti: a chi vi prende parte, a chi non le ha mai provate, e certamente a chi le organizza.

Partecipa anche tu al nostro sondaggio.
Rievocare la storia della televisione in Italia, procedendo dalle origini a oggi, qualcuno lo ha già fatto. Ripercorrerla a ritroso, invece, no.
Che sensazione può dare?
Proviamo a pensare... Si parte, ovviamente, dalla guerra in Iraq e dalle Twin Towers . Si passa, quindi, ai programmi degli anni della New Economy. Poi, la guerra del Golfo, l'epoca di Tangentopoli, "Milano da bere". Ed ecco il boom della moda, la caduta del muro di Berlino, l'edonismo reaganiano.
Si va ancora indietro, e arriviamo all'avvento delle TV private. Poi è la volta degli "anni di piombo". Arriva in italia la Tv a colori. Nascono i varietà del sabato sera. Ancora un altro passo, e nasce il secondo canale RAI. Arrivano Carosello e il Festival di San Remo. Quindi, Lascia o raddoppia? e Il Musichiere. Poi, d'improvviso, ecco scomparire la pubblicità. Rimane solo il Telegiornale. E alla fine neppure quello.
In questa sequenza, la TV in bianco e nero sembra meno lontana. Riusciamo anche a capire noi stessi un po' meglio.
Questa piacevole galoppata a ritroso nella storia della RAI viene offerta da una bella mostra al Castello di Rivoli.

Per i dettagli, visita la pagina di presentazione della mostra su Artdreamguide.
Nel corso degli ultimi decenni il mercato dell'arte moderna e contemporanea si è ampliato come non mai. Vive i suoi alti e bassi, d'accordo. Ma lo fa come, del resto, tutti gli altri mercati.
In generale, è aumentato il flusso complessivo di denaro. È aumentato il numero delle compravendite. È aumentato anche l'interesse dei media nei suoi confronti.
Nonostante questo, da parte di molti potenziali aquirenti-investitori esiste una certa titubanza a lasciarsi coinvolgere. Qualcosa li frena.
Una delle ragioni principali è il timore dei "falsi".
In risposta al problema si diffondono sempre più le certificazioni delle opere: le cosiddette "expertise". A tal scopo si formano comitati di esperti, nascono archivi, si redigono cataloghi ragionati.
Oggi, chi possiede opere firmate o attribuite a un determinato artista non può fare a meno dell'expertise, a meno che l'opera non sia ampiamente documentata.
In giro si vede un gran fervore di cataloghi ragionati in preparazione. E sia chiaro, anche quelli già pubblicati non possono considerarsi definitivi. Sono oggetto di continue revisioni.

Su Artdreamguide puoi trovare un primo elenco parziale dei cataloghi ragionati in preparazione.
In passato, la scarsa trasparenza è stata una grave anomalia del mercato dell'arte rispetto agli altri mercati.
Chi intendeva vendere opere di valore o desiderava acquistarne trovava difficoltà a definire i prezzi con ragionevole obiettività. Non esistevano termini di paragone attendibili. Ci si doveva fidare delle indicazioni dei mercanti.
Attualmente, una fetta notevole del mercato delle opere d'arte di pregio è detenuta dalle case d'asta.
Un tempo c'erano solo Christie's e Sotheby's. Oggi ce n'è una folta schiera. Alcune operano su scala mondiale, altre a livello più locale. Ma grazie alla diffusione globale dell'informazione (stampa e Internet, soprattutto), anche per il mercato dell'arte tutto il mondo è diventato paese. Vale a dire: gli esiti delle vendite all'asta sono verificabili da parte di tutti.
Sulla base degli esiti delle vendite all'asta oggi si delineano grafici e si costruiscono indici dei prezzi. È così possibile analizzare con una certa precisione l'andamento del mercato di determinati artisti o movimenti.
Per attingere a questo enorme materiale esistono pubblicazioni specializzate e splendidi siti Internet. Ma alla base di tutto ci sono i siti Internet delle case d'asta stesse.

Visita la pagina di Artdreamguide con i links ai siti web delle case d'asta di arte moderna e contemporanea.
- È aperta fino al 30 Settembre Manifesta 5. Dopo Francoforte, la Biennale Europea d'Arte Contemporanea, si tiene questa volta a San Sebastián, nei Paesi Baschi. I curatori sono Marta Kuzma e Massimiliano Gioni, direttore artistico della Fondazione Trussardi di Milano. Tra gli artisti italiani invitati figurano Micol Assaël, Paola Pivi e Patrick Tuttofuoco.

- Il Comune di Reggio Emilia ha commissionato un grande murale all'artista americano Sol LeWitt. L'opera, intitolata Whirls and Twirls, è destinata alla Sala di Lettura della Biblioteca Panizzi. Occupa uno spazio di 18,80x6,50 m e dovrebbe essere pronta per il 25 Settembre. L'iniziativa fa parte del progetto di committenza pubblica "Invito a", sponsorizzato da Max Mara.

- In rialzo le visite nei musei statali. Rispetto al 2003, a Firenze si registrato un incremento del 17,19% dei visitatori e a Napoli del 27% circa. I dati indicano che i visitatori preferiscono visitare i musei in coincidenza di una mostra. Ennesima conferma che per far scattare l'interesse del pubblico ci vuole sempre qualcosa di nuovo.

- Ha preso il via una nuova rubrica dedicata alle "Grandi Mostre" su CulturalwebTv, il magazine TV di Culturalweb.it. A curarla è il critico d'arte Ludovico Pratesi. Oltre che su Internet, i servizi si potranno vedere su 120 emittenti terrestri regionali, sui canali satellitari Planet e Made in Italy Channel e su Tv Zone, la Tv delle Autostrade italiane.
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