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Newsletter del 25 Marzo 2004
sommario
Il rapporto tra il gallerista Leo Castelli e Robert Rauschenberg:
ovvero il grande "Manuale per avere successo nell'arte".

1)  Fare tirocinio con grandi galleristi (Sidney Janis).
2)  Conoscere poco a poco le persone che contano.
3)  Cercare qualche giovane artista, bravo, diverso e sconosciuto (Rauschenberg e Johns).
4)  Attendere con pazienza il momento buono.
5)  Aprire la galleria, senza fare grandi sprechi per l'arredo.
6)  Organizzare mostre personali ai propri artisti.
7)  Invitare i direttori dei musei (Alfred Barr).
8)  Invitare le persone che contano (Scull, Panza, Ludwig).
9)  Convincere i critici a parlare della galleria su giornali e riviste.
10) Vendere possibilmente ai musei, altrimenti a persone fidate.
11) Tenere per sé qualche opera importante.
12) Concepire attorno ai propri artisti un nuovo "movimento" (New Dada, Pop Art).
13) Esporre i propri artisti nelle gallerie di altre città (Los Angeles, Parigi, Milano, Colonia, ecc.).
14)  Fare accordi con le persone "giuste" al momento giusto (Alan Solomon, direttore del Jewish Museum e commissario americano alla Biennale di Venezia).
15) Fare in modo che i propri artisti partecipino a grandi mostre pubbliche.
16) Fare in modo che uno dei propri artisti vinca un premio prestigioso (il Gran Premio per la Pittura alla Biennale del 1964 a Robert Rauschenberg).
17) "Pilotare" la salita delle quotazioni delle sue opere.
18) "Pilotare" la salita delle quotazioni anche dei compagni di strada (Johns, Warhol, Lichtenstein, Rosenquist, ecc.).

Tutto questo si può fare anche oggi. Ma è più che mai necessario passare attraverso i punti (7), (10), (15) e (16).
In Italia come si fa, se mancano ancora i grandi musei?
Nel 1964 le luci dei riflettori erano puntate sulla Biennale di Venezia. Si era verificato un evento di portata storica per l'arte. Per la prima volta un artista americano aveva conseguito un importante riconoscimento internazionale. Si trattava del Gran Premio per la Pittura a Robert Rauschenberg.
È all'incirca da quel momento che l'arte americana ha cominciato a dettare legge nel mondo.
Le ragioni di questo successo sono diverse. Galleristi in gamba, ben organizzati, determinati e capaci di sfruttare i media. Un sistema di musei aperti all'attualità e pronti a documentare il nuovo. Un collezionismo forte. Un mercato oramai maturo.
Ma forse la ragione principale era un'altra. Era il tipo di lavoro che Rauschenberg rappresentava.
Il premio a Rauschenberg veniva interpretato come un premio a tutta la nuova ondata di artisti americani: l'ondata della Pop Art, di cui Rauschenberg era il pioniere. Con Rauschenberg e con la Pop il pubblico si trovava di fronte a qualcosa di completamente nuovo, di "autenticamente americano".
A Palazzo dei Diamanti di Ferrara è in corso una vasta retrospettiva del lavoro di Rauschenberg.

Su Artdreamguide puoi trovare i dettagli sulla mostra.
Robert Rauschenberg è una delle figure fondamentali dell'arte del dopoguerra. Ma è anche un personaggio molto complesso.
Frequenta il Black Mountain College, punto d'incontro per molti "geniacci" della cultura americana degli anni '50 e '60. Dipinge, fotografa, sperimenta in continuazione. Si sposa. Fa quadri monocromi. Si separa dalla moglie. Lavora come vetrinista per vari negozi. Costruisce piccole sculture, unendo oggetti trovati o comprati. Incontra Jasper Jones. Si trasferisce in un loft. Comincia a creare i primi "Combine paintings". Entra nella scuderia della galleria di Leo Castelli. Tra una mostra e l'altra partecipa a performance e happenings con John Cage e il pianista David Tudor. Collabora con la compagnia di danza di Merce Cunningham. Sperimenta nuove tecniche fotografiche. Prende parte a numerose mostre. Compra un grande edificio a Manhattan per iniziative artistiche e culturali. Intraprende collaborazioni con tecnici e ingegneri. Dà vita persino a un'iniziativa denominata "Experiments in Art and Technology (E.A.T.).
La sua vicenda di artista e animatore culturale si può riassumere in un solo punto: la costante aspirazione ad abbattere ogni barriera tra arte e vita.

Su Artdreamguide puoi trovare un profilo di Robert Rauschenberg, con la vita, l'attività artistica, i musei e le opere.
Nel 1973 Sotheby Parke Bernet divenne teatro di una battuta d'asta memorabile per tutta la nuova generazione di artisti americani.
Di scena era la famosa collezione di Pop Art di Robert e Ethel Scull, i primi clienti di Castelli. In vendita soprattutto grandi opere di Robert Rauschenberg e Jasper Jones.
Fu un successo clamoroso per l'epoca. Quasi US$ 2.250.000 di venduto. La grande Doppia Mappa Bianca di Jones venne acquistata da Gianni Agnelli per la cifra record di US$ 240.000.
L'evento venne considerato una sorta di consacrazione della Pop Art a livello di mercato. E la cosa appare un poco paradossale. Infatti, Rauschenberg e Jones non sono veri e propri esponenti della Pop Art. Ne anticipano alcune caratteristiche. Le aprono la strada.
Nel loro caso si parla più precisamente di New Dada.
Come dice il nome, si tratta di qualcosa che ha a che fare con il Dadaismo, ma con molte differenze. Ed ecco, allora, perché "new"!

Su Artdreamguide puoi trovare una presentazione di New Dada e i suoi principali esponenti.
Gli eventi spiacevoli non riguardano solo i musei italiani. A volte capita che a cascarci siano anche gli efficienti scandinavi.
Nel 2001 destarono scalpore le traversie del Moderna Museet di Stoccolma.
Il grande museo era stato riaperto appena dal 1998. La sede era, quindi, nuovissima: un bell'edificio confezionato su misura da un sarto d'eccezione, il grande architetto Rafael Moneo.
Quand'ecco sorgere i problemi. Infiltrazioni d'acqua...
Il museo venne chiuso in tutta fretta. Ma il nuovo direttore, Lars Nittve, non rimase certo con le mani in mano. Cominciò, infatti, a organizzare mostre itineranti dei capolavori della collezione.
A tre anni di distanza il Moderna Museet di Stoccolma, finalmente, riapre.

Artdreamguide ti racconta l'avvenimento e i suoi retroscena.
Svariati avvenimenti legano tra loro Robert Rauschenberg e il Moderna Museet di Stoccolma.
Uno in particolare...
Nel 1964 il tour mondiale della compagnia di danza del ballerino-coreografo Merce Cunningham toccò Stoccolma. Rauschenberg faceva parte della troup in qualità di scenografo.
Il direttore del museo, Pontus Hulten, era grande ammiratore del lavoro di Rauschenberg. Pertanto, lo invitò a compiere negli stessi giorni una performance all'interno del museo.
Il pezzo s'intitolava Elgin Tie. Prevedeva, tra l'altro, la presenza in scena di una mucca. Al termine, il nobile animale gratificò il pubblico con una delle sue "torte" regali.
Un altro animale appare in Monogram, uno dei più famosi "Combine paintings" di Rauschenberg, acquistato proprio dal Moderna Museet. In questo caso, però, si tratta di una capra imbalsamata che reca attorno al corpo un copertone d'auto dipinto. A dispetto dell'apparente stravaganza, è una delle opere più importanti di uno tra i musei d'arte moderna più importanti al mondo.

Su Artdreamguide puoi trovare una presentazione del Moderna Museet, con le caratteristiche principali.
Tra i tanti giovani artisti che nella seconda metà dell'800 giungevano a Parigi attratti dalle sue novità, alcuni erano italiani. A calamitare il loro interesse era soprattutto l'Impressionismo.
Bene! Ma tra costoro chi fu il più "impressionista"?
A giudicare dal numero di partecipazioni alle mostre del gruppo, fu senz'altro Federico Zandomeneghi.
Zandomeneghi, o "Zandò", come veniva amichevolmente chiamato, giunge a Parigi nel 1874. Entra in contatto con Degas, e via via con gli altri protagonisti del gruppo. Espone con loro a partire dal 1879, saltando una sola mostra, la stessa che salta Degas.
A parte questa vicinanza a Degas, il suo lavoro sembra, però, rapportarsi meglio a quello di Renoir. Simili i soggetti. Simile anche la tecnica pittorica, morbida e delicata.
In questi giorni, una bella mostra alla Fondazione Mazzotta di Milano consente di conoscerne il lavoro.

Per tutti i dettagli, visita la presentazione della mostra su Artdreamguide.
Marcel Duchamp è stato un punto di riferimento importante per Robert Rauschenberg e Jasper Johns. Sono però tante le personalità dell'arte e della cultura che lo hanno eletto a loro modello. Tra queste, anche la grande artista torinese Carol Rama.
Non sono in molti a conoscerla. La sua è sempre stata un'esistenza schiva, riservata, lontana dai riflettori. Ciò a dispetto della spregiudicatezza del lavoro.
Sin dagli esordi, negli anni '30, Carol Rama ha trattato temi duri, al limite dello scabroso. Negli anni del regime i quadri sono stati sottoposti a censura. E non per ragioni politiche, ma di morale...
Bottoni, dentiere, occhi di vetro, peli, fili, frammenti di gomma. Tutto entra nei suoi quadri, che, sotto una scorza astratta, rivelano la loro sostanza organica e sessuale.
In una stagione incentrata sulle donne, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo le ha dedicato un'ampia retrospettiva.

Su Artdreamguide puoi trovare una presentazione della mostra.
Marzahn è un quartiere situato nella parte orientale di Berlino.
Lì la logica urbanistica e architettonica dei tempi della DDR si è espressa nella maniera più squallida, per non dire sadica. Palazzoni squadrati, simili ad alveari, stipati di microappartamenti-cellette.
Uno di questi palazzi venne attrezzato in modo da misurare l'umore dominante tra i suoi abitanti, in un determinato momento. Ognuna delle 360 unità abitative era dotata di un dispositivo con 2 bottoni, che consentivano di scegliere tra "umore buono" e "umore cattivo". Un'unità centrale elaborava le varie scelte e forniva in tempo reale l'umore globale dell'intero edificio.
Era un modo interessante per ricordare che siamo circondati da altri esseri umani, e che i nostri stati d'animo sono correlati con quelli degli altri.
Gli artisti danesi Dellbrügge & de Moll hanno pensato che l'idea potesse adattarsi perfettamente anche al Web. Ne è scaturito how do you feel?.

Per contribuire a determinare l'umore globale odierno nel Web, visita how do you feel?, di Dellbrügge & de Moll
- A partire dal 19 Marzo, il canale televisivo PrimoSKY presenta un nuovo programma: "A.B.O.rdo delle Arti", il Sistema dell'Arte contemporanea secondo Achille Bonito Oliva. Un viaggio in 20 puntate nel variegato mondo del contemporaneo, con interviste, visite a mostre, incontri.

- Il 12 Marzo scorso è stato inaugurato il Museo d'Arte Contemporanea di Isernia (MACI). È ospitato nel Palazzo della Provincia, in Via Berta 1. Direttore è Pietro Campellone. Il nuovo museo ha aperto con una collettiva curata da Luca Beatrice, intitolata "L'arte in testa. Storia di un'ossessione da Picasso ai giorni nostri".

- Nel 2003, è calato il mercato dell'arte rispetto all'anno precedente. In controtendenza l'arte contemporanea, che ha visto aumentare del 22% il volume delle vendite. Tra gli artisti nati dopo il 1940, spiccano i prezzi record (o quasi) di Jean-Michel Basquiat, Susan Rothenberg, Chuck Close, Takashi Murakami e Damien Hirst. A dispetto della crisi, gli USA rimangono leader indiscussi in questo segmento di mercato.

- Il 5 e 6 Aprile 2004, si terrà, presso il Museo Diocesano di Catania, la seconda edizione di CulturMed 2004: Comunicare i Musei, i Beni Culturali e l'Arte. La conferenza è dedicata al marketing e alle strategie di comunicazione per i musei, i beni culturali e il turismo culturale.
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