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Newsletter del 17 Aprile 2003
sommario
Il 1937 è una data significativa per la storia dell'arte.
Adolf Hitler proclama l'avvento della genuina arte tedesca. Parla di "Volkskunst", arte popolare. "Popolare" nel senso che interpreta le istanze più autentiche del popolo tedesco.
L'arte popolare di Hitler gratifica l'occhio con immagini suadenti. Famigliole di contadini, gioiosamente appollaiate nei prati. Capanne alpine. Formose donne fattrici al bagno. Muratori impegnati nella costruzione dei monumenti del IIIº Reich. Eroici soldati al servizio della vittoria del popolo tedesco. Operai che si prodigano a produrre armi per loro.
Nello stesso anno Hitler conia il termine "Entartete Kunst" (arte degenerata). Con esso vuole indicare un'arte che svilisce il gusto del popolo tedesco. "Entartete Kunst" è l'arte moderna, che perciò viene bandita da tutti i musei della Germania.
Tra le principali vittime della "pulizia dei templi dell'arte" figura il grande Wassily Kandinsky. All'epoca Kandinsky è insegnante al Bauhaus, ed è uno dei massimi esponenti dell'arte astratta. E si sa... Triangoli e cerchi colorati poco ci azzeccano con le mandrie al pascolo o le donnone al bagno della "Volkskunst" di Hitler.
Il termine "arte popolare" è anche il corrispettivo del termine inglese "Folk Art", in uso ai giorni nostri. Ci si aspetterebbe qualcosa di simile all'arte nazista.
E invece niente di più lontano...
La "Folk Art" di oggi è un fenomeno molto vitale negli USA. È un'arte prodotta da autodidatti, che lavorano al di fuori degli schemi delle cosiddette "belle arti". Creatività al servizio di prodotti spesso convenzionali, nel solco della tradizione. Ma anche creatività capace di realizzazioni originali e stupefacenti.
Insomma...
Quanta varietà in nome del popolo!
Negli anni della repubblica di Weimar, la Germania vive uno dei periodi più fertili sul piano culturale. Patria di grandi menti, si trasforma anche in luogo di richiamo per stranieri di fama. Tra i trapiantati più illustri spicca la figura di Wassily Kandinsky, uno dei massimi interpreti dell'arte del '900.
Kandinsky vive in Germania dal 1896 al 1933, salvo una breve parentesi. In terra tedesca porta a compimento le tappe cruciali del suo cammino verso l'astrazione. Pubblica i famosi saggi sull'astrattismo. Prende parte a grandi movimenti. Svolge la sua attività didattica.
Nel 1933 Hitler sale al potere. Per Kandinsky la Germania diventa improvvisamente terra bruciata. Le sue opere vengono espulse dai musei e incluse nella mostra sull'arte degenerata.
Mentre avvengono queste cose, aldilà dell'Atlantico c'è chi prova per Kandinsky una sperticata venerazione. Primo fra tutti è Solomon R. Guggenheim, fondatore dell'omonimo museo di New York. Grazie a lui il Guggenheim oggi dispone di un gruppo formidabile di opere del grande artista russo. Opere che raramente sono visibili tutte assieme, e che proprio per questo il Guggenheim si impegna a far circolare nel mondo.
Questo strepitoso nucleo di opere è alla base della mostra "Kandinsky e l'avventura astratta", di scena in questi giorni nella splendida cornice di Villa Manin, a Passariano.

Su Artdreamguide puoi trovare una presentazione della mostra.
Il primo ventennio del '900 è stato in Europa uno dei periodi più affascinanti per le arti visive. Qualcuno lo ha paragonato ad un gigantesco laboratorio. Quanti gli esperimenti! Quante le nuove strade battute. E tutto in nome di una stessa aspirazione: dare vita a un nuovo concetto di "realtà".
Uno dei grandi pionieri del '900 è stato Wassily Kandinsky. Tutti lo reputano uno dei padri dell'astrattismo. Molti lo ricordano per le quotazioni stratosferiche delle opere. Qualcuno ne riconosce il rigore teorico e il grande impegno sul piano didattico. In pochi sanno, invece, che approda alla pittura piuttosto tardi.
Kandinsky muove i primi passi nell'ambito del simbolismo e dell'espressionismo. Come altri colleghi, non è interessato a rappresentare la realtà in senso naturalistico. Il suo "mantra" è un altro: dare voce al vero interiore, quello che lui chiama "spirituale". È con quest'idea nella mente che Kandinsky intraprende la sua personale rivoluzione nell'arte.
Rompe i contorni delle figure. Impenna le linee. Dilata le macchie di colore. Attiva i contrasti cromatici.
Le forme escono stravolte. I paesaggi alpini, le catene montuose, le galoppate di cavalieri perdono ogni riferimento oggettivo. Diventano astratti, si trasformano in paesaggi interiori. Immagini che trasudano energia e vitalità.
Il percorso di Kandinsky comunque non si arresta a questo punto. Terreno successivo d'indagine è il rapporto tra elementi formali, come il punto, la linea, la superficie, il colore, e la loro capacità di suscitare particolari emozioni. Una ricerca che impegna Kandinsky per 10 anni, e a noi può richiedere una vita intera per capirla veramente.

Su Artdreamguide puoi trovare un profilo di Wassily Kandinsky, con la vita, l'attività artistica, i musei e le opere.
Il grande pubblico preferisce di gran lunga le mostre di quadri a quelle di incisioni. Poco importa se una parte fondamentale della produzione di un'artista è costituita proprio dalle sue incisioni. E poco importa se l'artista in gioco è uno del calibro di Toulouse-Lautrec.
Allora è bene ricordare che 20 incisioni di grande qualità danno più soddisfazione di 10 quadri così così.
Toulouse-Lautrec di grandi incisioni ne ha prodotte a bizzeffe. La sua dimestichezza con la tecnica della litografia a spruzzo era semplicemente sbalorditiva. Grazie ad essa ha saputo conferire una meravigliosa vitalità a tutti i suoi personaggi: dalle attrici di teatro, alle ballerine dei café-concerto, alle ragazze dei postriboli.
Attraverso questa tecnica, Toulouse-Lautrec è riuscito a dare dignità assoluta anche al manifesto, o "affiche" che dir si voglia.
Alla produzione litografica e ai manifesti di Toulouse-Lautrec è dedicata la mostra "Toulouse-Lautrec. Lo sguardo, il segno", aperta fino al 16 Maggio a Mogliano Veneto (Tv).

Su Artdreamguide puoi trovare un'ampia descrizione della mostra.
Il nome di Ansel Adams non è noto solo agli appassionati di arte e fotografia.
Yosemite Park è uno degli ambienti più affascinanti della California. È anche un luogo mitico per gli appassionati di arrampicata.
Una cima all'interno dei confini del parco reca, appunto, il nome di Mount Ansel Adams.
Cosa lega Ansel Adams a questo luogo?
Tante cose.
Il suo attaccamento per Yosemite. Il suo impegno di protezionista.
Ma soprattutto la spettacolare sequenza di immagini fotografiche del parco, scattate da Adams in oltre 50 anni di attività. Immagini famose per la suggestione della natura, ma anche per i particolari effetti ottenuti dall'autore.
Nel raggiungimento di questi effetti ha contribuito la collaborazione tra il fotografo e i laboratori Polaroid. Una collaborazione che ha portato anche alla formazione di una grande collezione fotografica.
Dal fondo di Polaroid Collection provengono appunto le immagini di Ansel Adams, attualmente in mostra a Milano.

Su Artdreamguide puoi trovare i dettagli sulla mostra e un ampio profilo sulla figura di Ansel Adams.
È possibile che dalla determinazione di un simpatico portalettere scaturisca un progetto, capace di attirare le attenzioni di ferventi sostenitori?
Questo è esattamente quanto è accaduto a Houston (TX), tra il 1956 e il 1979, ad opera di Jefferson Davis McKissack. La sua creazione si chiama The Orange Show.
I principi nutrizionali di McKissack ponevano al centro di una sana dieta l'arancia. Per dare enfasi a quest'idea decise di dedicare all'arancia una sorta di mostra-monumento. Con legno, cemento, lamiere di acciaio, e con l'ausilio di un'infinità di oggetti di scarto, riuscì a mettere in piedi una struttura monumentale, fatta di baracche, vialetti, stagni, e persino di un teatro. Alla sua morte amici e sostenitori costituirono una fondazione, allo scopo di conservare l'eclettica costruzione: The Orange Show Foundation.
Oggi The Orange Show viene considerato uno degli esempi più straordinari di Contemporary Folk Art. Nella sua orbita sono entrati altri progetti analoghi, dislocati nell'area metropolitana di Houston: Beer Can House, stravagante casa di lattine di birra opera di John Milkovisch, OK Corral di Howard Porter e Flower Man's House di Cleveland Turner.

Per farti un'idea di alcune di queste costruzioni singolari,
visita il sito di The Orange Show,
e le pagine del sito "Roadsideamerica.com", dedicate a Beer Can House e a The Orange Show.
L'espressione Folk Art può risuonare familiare e oscura nello stesso tempo.
"Folk" evoca l'idea di "popolare". Ricorda la musica Folk. Quello che non torna è la sua associazione con "Art".
In cosa consiste la Folk Art?
Secondo l'accezione più accreditata, la Folk Art è il prodotto dell'ingegno di artisti autodidatti, che seguono un certo indirizzo tradizionale. In parte si avvicina all'arte naïf.
Gli USA sono terra di elezione per la Folk Art. Talmente di elezione, che finisce per assumervi i connotati di un grande ombrello, all'ombra del quale fioriscono creazioni abbastanza normali di arte popolare, accanto a operazioni eclettiche. Per distinguere le opere più originali e innovative da quelle di stampo tradizionale è stato coniato il termine "Contemporary Folk Art". Ottimi esempi sono The Orange Show e Beer Can House, a Houston.
Per studiare e sostenere la Folk Art nel 1987 è nata la Folk Art Society of America. Si tratta di un'associazione no-profit che finanzia progetti, raccoglie documentazione e organizza manifestazioni riguardanti la Folk Art.

Per conoscere meglio la Folk Art, visita il sito della Folk Art Society of America.
Raccontata in poche parole, la Folk Art può sembrare intrigante. Ma non è sempre così. Affondando le sue radici nella tradizione, la Folk Art finisce spesso per risultare convenzionale.
Il discorso cambia nel caso della "Contemporary Folk Art", dove l'artista agisce in maniera più libera dalla tradizione. Può dare luogo quindi anche a prodotti originali, talora eccentriche.
Ancora più libera e autonoma è la Visionary Art (arte visionaria). Si tratta di un tipo di arte prodotta da artisti autodidatti, che non hanno legami con la tradizione e che traggono spunto unicamente da una visione personale, da una propria forza interiore. Sul piano pratico, assume i connotati di un'arte fantastica.
Nel 1995 a Baltimora è sorto l'American Visionary Art Museum. È una struttura estremamente suggestiva, oramai entrata nel cuore di molti abitanti della città, nonché di visitatori forestieri.
Per presentarlo e per far conoscere a tutti la Visionary Art è stato creato un bellissimo sito Web.

Per farti un'idea, visita il sito dell'American Visionary Art Museum.
- Degas and the Dance è la mostra in corso fino all'11 maggio al Philadelphia Museum of Art. Attraverso una straordinaria parata di capolavori, vengono documentati diversi aspetti della danza: le lezioni di balletto, le prove, sulla scena, dietro le quinte, momenti privati, ritratti di danzatrici. Chiudono la mostra alcune delle ultime opere dell'artista, da lui descritte come "un'orgia di colore".

- Si è conclusa la prima selezione dell'Italian Studio Program 2003, che prevede l'assegnazione a un giovane artista italiano di una borsa di studio al P.S.1 Contemporary Art Center di New York. I 10 finalisti scelti sono Simone Berti, Alessandro Ceresoli, Paolo Chiasera, Stefania Galegati, Massimo Grimaldi, Deborah Ligorio, Marcello Maloberti, Diego Perrone, Riccardo Previdi, Luigi Rizzo. La commissione italiana era presieduta da Alberto Garutti. La decisione finale spetterà a una giuria americana, appositamente istituita dal MoMA-P.S.1 di New York. Il 16 maggio prossimo avverrà la scelta del vincitore..

- Edgar Degas è protagonista dell'asta di impressionismo e arte moderna del 6 maggio, di Sotheby's a New York. Le opere sono Danseuse (1885-90) e Danseuses pres d'un portant (1888), e vengono messe in vendita dal Museum of Fine Arts di Boston. Top-lot della serata è Dans Les Roses (1882) di Pierre-Auguste Renoir, affiancata da Gabrielle et Coco jouant aux dominos (1905-06). Il giorno dopo, sempre a New York, è la volta di Christie's. Fiore all'occhiello dell'asta di impressionismo e arte moderna è uno degli ultimi autoritratti di Paul Cézanne, datato 1895.

- "La Defiscalizzazione dell'investimento culturale" è il titolo di un recente saggio, pubblicato a cura dell'Osservatorio Impresa e Cultura e su progetto di Bondardo Comunicazione. Il testo tocca tutti gli aspetti che consentono di capire il panorama legislativo italiano e conoscere le agevolazioni previste. È uno strumento utile sia per le aziende, che per coloro che operano nel settore dei Beni Culturali e che spesso ignorano le opportunità offerte dalla Legge. Basti pensare che nel 2002 le imprese hanno speso solo 15 milioni di Euro in erogazioni liberali a favore della cultura e dello spettacolo. Meno del 10% di quanto previsto dal Ministero delle Finanze.
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