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Sarà restaurato il "Grande Cretto", l'opera che ha cambiato il volto di Gibellina

(ARCHIVIO 2008) La notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 un violento terremoto sconvolse la Valle del Belice e rase completamente al suolo Gibellina, una cittadina della provincia di Trapani, che venne ricostruita poi in un'altra posizione.
Per dare nuova vita al vecchio sito, colpito dalla furia della natura e segnato dal dolore, il Comune decise di portare in quella terra desolata il sollievo dell'arte.
Tra gli autori coinvolti in quel progetto, vi fu anche Alberto Burri, che, negli anni '80, fu contattato da Ludovico Corrao, sindaco di Gibellina Nuova, perché realizzasse una sorta di monumento alla memoria.
I lavori cominciarono qualche anno più tardi, nel 1985, ma il risultato fu davvero straordinario. L'artista coprì infatti i resti dell'abitato con un Grande Cretto, un "sudario di cemento bianco" segnato da fratture e ferite.

Da allora sono passati circa 20 anni e l'incuria del tempo e dell'uomo hanno lasciato i segni su questo intenso e monumentale lavoro artistico, che si può considerare una delle prime opere di Land Art italiana.
Per questo, anche se l'artista si è sempre dichiarato contrario a ogni tipo di intervento volto a contrastare la presenza di piante infestanti e altri organismi dannosi, il 14 gennaio si è deciso di porre rimedio a questa situazione e dare inizio a un attento lavoro di restauro.

Il make up dell'installazione, che dovrebbe cominciare in estate, sarà affidato alle cure di un Comitato tecnico, di cui fanno parte Ludovico Corrao, Sergio Alessandro, Giuseppe Basile, Giuseppe Gini, Anna Mattirolo e Alberto Zanmatti, e coinvolgerà diverse realtà della Sicilia, tra cui il Museo d'Arte contemporanea e l'Università di Palermo, il Comune di Gibellina e la Fondazione Orestiadi, che ha portato avanti l'esperienza culturale iniziata nel 1968 trasformando la città in un vero e proprio contenitore di opere d'arte.

La decisione di consolidare e ripulire il Grande Cretto riveste grande importanza sia per la portata del lavori, che dovranno essere fatti, sia per gli studi e le ricerche che dovranno essere effettuati prima di intervenire. Il restauro delle opere d'arte contemporanea comporta infatti sempre molte incognite e quello che verrà scoperto servirà per capire come comportarsi in futuro e dare il via a un programma di manutenzione mirato.

Dovendo decidere se procedere o meno ai restauri, si è discusso anche dell'opportunità di completare il lavoro di Burri, interrotto nel 1989 a causa delle contestazioni di molti abitanti di Gibellina. Su questo però, oggi come allora, i pareri sono discordi e i più pensano che sia meglio lasciare tutto così com'è. L'artista infatti è scomparso nel 1995 e anche la zona ha subito delle trasformazioni.