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Parte il MAMbo ed è subito festa

Museo d'Arte Moderna - MAMbo
Via Don Minzoni 14, Bologna
Info. 051-502859
Orari: mar-dom 10-18, gio 10-22, lunedì chiuso

(ARCHIVIO 2007) A 13 anni dalla dalla presentazione del progetto e dopo alcuni anni di lavori, il 5 maggio 2007 è stato finalmente inaugurato a il MAMbo, il Museo d'Arte Moderna di Bologna, destinato a sostituire la Galleria Comunale d'Arte Moderna di Piazza Costituzione, troppo piccola per ospitare le collezioni civiche attuali e le opere che saranno acquisite in futuro.
Il nuovo museo, ospitato all'interno dell'Ex Forno del Pane, costruito all'inizio del XX secolo per sfamare i bolognesi stremati dalla guerra, è dotato di una superficie calpestabile di 9.000 mq, suddivisi in più piani, e porta la firma dello Studio Aldo Rossi & Associati, che si è occupato del progetto di recupero e ristrutturazione degli spazi.
La scelta della sede rispecchia quella che è la vocazione del MAMbo, una realtà dinamica, contemporanea, in continua evoluzione, interessata alla sperimentazione e al contatto con chi opera sul territorio. Occupa infatti una posizione strategica perché è situato vicino alla Stazione e a un'area, quella della Manifattura delle Arti, culturalmente molto vivace. In questa zona si trovano infatti anche la Cineteca, il DAMS, Scienze della Comunicazione, il Cassero e l'Arcigay, ai quali il museo sarà presto collegato grazie a un ponte.

Il MAMbo eredita la ricca collezione della Galleria Comunale, che spazia dall'800 all'arte contemporanea, ma non ha intenzione di esporla stabilmente anche se è prevista la realizzazione di uno spazio GAM dedicato alla rivisitazione critica del patrimonio civico con una particolare attenzione alla storia e alla cultura del territorio. In generale, le opere entreranno a far parte di mostre tematiche e dialogheranno con quelle di nuova acquisizione. Il museo infatti, grazie al prezioso contributo di Unicredit Group e della Regione Emilia Romagna ha intenzione di proporsi, oltre che come promotore, anche come produttore della giovane arte italiana.

Oltre agli spazi espositivi, tra cui spicca la suggestiva "Sala dei due forni", il MAMbo sarà dotato anche di una biblioteca/emeroteca a ingresso gratuito, di una sala convegni, di un bookshop, affidato a Skirà, di un'area dedicata alla didattica e di un ristorante/caffetteria, arricchito da interventi artistici, che sarà gestito dai galleristi torinesi di Maze.
In futuro è prevista anche la realizzazione di un giardino per le sculture nella valletta del Cavaticcio.

A dirigere il MAMbo è, dal 2005, Gianfranco Maraniello, che ha ereditato dai suoi predecessori, Castagnoli, Eccher e Weiermair, il progetto del Ex Forno del Pane e il controllo di due altri prestigiosi spazi bolognesi, il Museo Morandi e Villa delle Rose.
La sua idea è quella di dar vita a uno spazio che "non sia ossessionato dal passato... ma si occupi del presente avanzato". Uno spazio dove non si conserva, ma si osserva, si produce, si instaurano relazioni con le altre realtà cittadine e si presta attenzione ai giovani, siano essi artisti o visitatori.
In quest'ottica, oltre a un grande interesse per l'attività didattica, che viene svolta con un approccio stimolante e creativo, studiato per avvicinare diverse fasce di pubblico, si inserisce anche l'idea di stringere contatti con l'estero. Promuovere il territorio e i suoi artisti non vuol dire infatti avere una mentalità ristretta e provinciale. "Esportando" l'arte italiana e "importando" quella straniera si aiuta la carriera dei nostri artisti e, al tempo stesso, si favorisce la crescita della cultura e della creatività locale.
Ovviamente tutto questo ha un costo e, di conseguenza, il budget annuale del museo è stato raddoppiato passando da 2 a 4 milioni di Euro. I soldi arrivano dal Comune, ma anche da altri partner, che sono fondazioni, gruppi bancari e aziende.

Il MAMbo, che è costato, tenendo presente quello che ancora manca, intorno ai 14 milioni di Euro, è stato inaugurato con la mostra "Vertigo - Il secolo di arte off-media dal Futurismo al web", curata da Germano Celant e Gianfranco Maraniello. Una rassegna intrigante e suggestiva che, attraverso 400 opere di 200 artisti tra i più noti, racconta l'evoluzione artistica del '900, un secolo fondamentale per lo sviluppo della nostra cultura, che è stato contrassegnanto da una crescente contaminazione tra le diverse arti (cinema, musica, design, architettura, fotografia, grafica) e che è finito con l'arrivare alla smaterializzazione dell'opera.

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