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Nascerà quasi sicuramente a Milano il Museo della Moda

(ARCHIVIO 2003) Dopo tante discussioni, la Commissione Cultura della Camera ha posto temporaneamente fine alla "guerra" tra Milano, Roma e Firenze per accaparrarsi il Museo della Moda italiana. Anche se manca ancora il voto del Senato, il museo si farà quasi sicuramente a Milano, internazionalmente riconosciuta come "Capitale della moda". A Firenze, sede di una Fondazione ad hoc, andrà la gestione del sistema museale, che dovrebbe riunire, oltre al futuro museo milanese, diverse realtà presenti sul territorio nazionale: la Galleria del Costume di Palazzo Pitti, il Museo del Tessuto di Prato, il Museo nazionale della Seta a Como.

La capitale è rimasta fuori dai giochi. I rappresentanti dell'Alta moda romana sono furiosi e si apprestano a dare battaglia. In particolare, non è piaciuta la decisione di escludere dai pilastri portanti del polo museale la Fondazione di Micol Fontana, la modista che, insieme alla sorella, ha contribuito a far conoscere e apprezzare nel mondo la creatività italiana.
Anche se ha perso la "pole position", alla Fondazione romana resta comunque aperta la possibilità di entrare a far parte del sistema. La proposta di legge prevede, infatti, l'inserimento di altre istituzioni pubbliche o private all'interno della rete museale.

Qualche perplessità è stata sollevata anche a Como, dato che il Museo della Seta è un'associazione privata e l'art. 1 della proposta di legge prevede il passaggio del personale e del patrimonio museale alla Fondazione di Firenze.
Ai timori di un trasferimento e della perdita di autonomia ha risposto l'on. Butti di An, uno dei firmatari del provvedimento, che ha rassicurato gli animi precisando che la proposta di legge prevede lo stanziamento di fondi per il potenziameno della sede originaria e della gestione, ferma restando la possibilità di ricorrere ad altri finanziatori privati, com'è stato fatto finora.
Alla luce di questi chiarimenti, hanno mostrato la loro soddisfazione per l'inserimento del Museo della Seta nel polo museale il presidente Giovanni Orsenigo e Bruna Lai, che è tra i soci fondatori del museo comasco.

Milano tace, ma comincia a interrogarsi su quale potrebbe essere la dislocazione migliore per il futuro Museo della Moda. In contrasto con l'iniziale previsione di un suo inserimento nella "cittadella della moda" del quartiere Garibaldi-Repubblica, ancora di là da venire, l'on. Daniela Santanchè, tra i principali promotori del polo museale, ha avanzato la proposta di Palazzo Litta. Lo splendido edificio di corso Magenta, che da anni ospita il teatro omonimo e che è recentemente tornato alla ribalta per la partenza di imponenti lavori di restauro, che dovrebbero portare alla nascita di un luogo polifunzionale, una vera e propria "Factory della cultura".
Per la realizzazione del museo milanese la proposta di legge ha previsto uno stanziamento di 2 milioni di Euro. Altri fondi saranno stanziati per la gestione dell'intero complesso e i lavori di adeguamento più urgenti.

Tra i compiti del nuovo sistema museale rientrano la conservazione e l'esposizione del materiale che ha fatto la storia della moda e del costume italiani, la valorizzazione e lo studio della cultura del tessile, la promozione di inziative culturali volte a far conoscere in Italia e all'estero le collezioni museali e l'attività dei giovani stilisti, l'istituzione di premi e Borse di studio per giovani e studenti impegnati in ricerche nel campo della moda, del costume e dei prodotti tessili.

Il voto definitivo sulla proposta di legge si avrà a settembre, alla riapertura delle Camere.