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Mario Merz ci ha lasciato più "poveri"

(ARCHIVIO 2003) È morto improvvisamente, il 9 novembre 2003, Mario Merz, uno dei principali esponenti dell'Arte Povera. Aveva 79 anni, ma era ancora pieno di interessi e progetti.

Nato a Milano nel 1925, Merz si trasferisce a Torino per studiare medicina, ma poi decide di dedicarsi all'arte. Autodidatta, inizia la carriera come pittore.
Negli anni '50, in pieno clima informale, si cimenta con quadri di forte intensità materica. Nel 1954 tiene la prima mostra presso la Galleria La Bussola di Torino.
A poco a poco, l'esuberanza del colore e della materia invade l'ambiente e lo spazio. Merz supera la concezione del quadro come superficie piana e nascono i primi assemblaggi tridimensionali. Fa la sua comparsa la luce al neon, simbolo di energia mentale, che trafigge gli oggetti e li attraversa come un flusso (Ombrello, 1967; Impermeabile, 1967).
In questi anni Merz fa propria l'avventura dell'Arte Povera avvicinandosi agli artisti che hanno partecipato alla collettiva organizzata da Germano Celant alla Galleria La Bertesca di Genova (1967) e si riuniscono presso la Galleria torinese di Gian Enzo Sperone. Un poco più vecchio degli altri, diventa per loro un punto di riferimento. Partecipa alla collettiva "Arte Povera + Azioni povere" agli Arsenali della Vecchia Repubblica di Amalfi (1968).
Il clima del '68 e l'idea che sia possibile un rinnovamento politico e sociale si riflettono nelle sue opere. Merz usa il neon per riproporre nei suoi lavori gli slogan di protesta del movimento studentesco.
In questo periodo nasce il primo "Igloo" (famoso e di matrice politica l'Igloo di Giap), forma archetipica, struttura primaria, casa, rifugio, ambiente che isola e protegge, che vedrà nel tempo numerose trasformazioni, legate soprattutto ai materiali (metallo, creta, legni, cera, fango, pietre, vetri, neon).

Negli anni '70 vedono la luce le opere realizzate tenendo conto della formula matematica di Fibonacci (nella quale ogni numero è dato dalla somma dei due precedenti), atta a spiegare, come la forma a spirale, i processi di crescita del mondo organico.
Ormai famoso, Merz espone, col gruppo o da solo, in diversi musei internazionali (Kunsthalle di Berna, 1968; Kunstmuseum di Lucerna, 1970; Kunstverein di Monaco, 1971; Walker Art Center di Minneapolis, 1972; Kunsthalle di Basilea, 1975).
Nel 1977 riprende a dedicarsi alla pittura. Raffigura animali primordiali, spesso caratterizzati dalla forma a spirale. Nel 1981 vince il premio Arnolde Bode, nel 1983 il premio intitolato a Oscar Kokoschka.
La pittura non gli impedisce di realizzare altre installazioni. Nel 1984, nell'ambito di "Luci d'Artista", allestisce sulla Mole Antonelliana di Torino un'opera ispirata alla serie di Fibonacci. Nel 1997 realizza un'opera sopra le mura di San Casciano Val di Pesa per "Tuscia Electa" e una grande installazione per la Piazza del Plebiscito a Napoli. Nel 2003 lascia il proprio segno, una gigantesca spirale al neon, ai Fori Imperiali di Roma.
Continuano anche le mostre. Nel 1989 il Guggenheim Museum di New York gli dedica un'importante antologica. Nel 1999 espone al Museu Serralves a Oporto, nel 2000 al Musée d'Art Modern et Contemporain di Nizza.
Insignito recentemente del più prestigioso premio giapponese, il Praemium Imperiale, considerava l'arte un fatto esistenziale.