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La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
apre a Torino un nuovo Centro per l'Arte Contemporanea

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Centro per l'Arte Contemporanea
Via Modane 16, 10141 Torino
Tel. 011-19831600
Orari: mar-dom 11-19, gio 11-23, lunedì chiuso

L'esterno del nuovo Centro per l'Arte Contemporanea di Torino (fotografia Buzzi, 2002)

L'esterno del nuovo Centro per l'Arte Contemporanea di Torino

(ARCHIVIO 2002) La collezionista Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che dal 1995 presiede l'omonima Fondazione, ha realizzato un altro dei suoi sogni, aprire a Torino uno spazio dedicato all'arte strettamente contemporanea. Un progetto che risale al 1996 e si è concretizzato grazie alla collaborazione del Comune di Torino, della Finpiemonte e della CEE.

L'idea di base è quella di creare una struttura flessibile di livello internazionale, aperta al contributo di artisti, collezionisti, critici e curatori, sul tipo delle Kunsthallen tedesche o analoghe esperienze europee. Uno spazio dedicato alle mostre e a progetti speciali (dibattiti, conferenze, rassegne cinematografiche e musicali, performance), ma anche all'attività didattica. Un luogo dove riflettere sul ruolo e la funzione dell'arte contemporanea e avvicinare a questo mondo chi ancora non lo capisce o lo ignora.

Il Centro è stato realizzato nel quartiere San Paolo, una zona popolare di Torino, dove un tempo si trovavano gli stabilimenti della Fergat. L'area, di proprietà comunale, è stata concessa in comodato gratuito alla Fondazione. Il progetto architettonico è di Claudio Silvestrin, che ha vinto il concorso europeo indetto nel 1999.
L'investimento è stato di circa 5 milioni di euro.

L'edificio progettato dall'architetto milanese, oggi residente a Londra, si presenta esternamente come un lungo parallelepipedo volutamente "understatement" e richiama i capannoni industriali dell'Italia settentrionale con la luce che viene dall'alto. Occupa una superficie di 3500 mq, 1000 dei quali utilizzati come sala espositiva. L'orizzontalità della struttura risponde a precise esigenze funzionali, legate alla fruizione del pubblico e di chi lavora all'interno degli spazi.
Per realizzare il suo "museo", Silvestrin ha usato pochi materiali, tra cui la pietra e il legno di cedro. L'edificio è semplice e rigoroso, decisamente contro tendenza.
D'altra parte, per lui, "semplice non vuole dire semplicistico: bisogna distinguere il banale dal pensato. I tagli di luce, le proporzioni, i materiali rendono elegante e accogliente la semplicità. Gli spazi devono avere una loro identità ma essere neutri; ciò che conta non è l'architettura, ma l'arte e gli artisti.".

Oltre all'ampio locale dedicato alle mostre, il Centro dispone di un auditorium, di sale Internet e video, di un bookshop e di laboratori didattici. A disposizione del pubblico ci sono anche un ristorante e una caffetteria, che spicca per originalità. Progettata dall'artista Rudolf Stingel, col suo stile dissonante non fa che rafforzare il rigore e l'integrità spaziale dell'insieme.
Peccato non si sia potuto realizzare il giardino delle sculture, ma gli intoppi burocratici e le esigenze del quartiere non lo hanno permesso. Qualche speranza viene dagli abitanti della zona, che inizialmente contrari, sembrano oggi più possibilisti.

La direzione artistica del Centro è stata affidata a Francesco Bonami, che collabora con la Fondazione dal 1995. Filippo Maggia si occuperà della sezione fotografica, Mauro Biffaro della didattica, Emanuela De Cecco dei rapporti con le Università e le Accademie di Belle Arti.
Per gli eventi legati a discipline come cinema, danza, letteratura, musica ecc. saranno coinvolti esperti dei diversi campi. Saranno inoltre attivate sinergie con istituzioni ed enti internazionali nell'intento di produrre e scambiare progetti.

La sede torinese della Fondazione sarà inaugurata ufficialmente il 18 settembre 2002 con la mostra "Exit. Nuove Geografie della Creatività Italiana", un progetto che porta la firma di Bonami. Gli spazi hanno però avuto il battesimo del pubblico in giugno. Gli abitanti del quartiere sono stati infatti invitati in anteprima a una mostra fotografica di Lina Bertucci dedicata alla gente e alla realtà sociale della zona. Un modo per farsi conoscere e apprezzare anche in ambito locale.

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