Storia dell'arte: arte moderna

Nuova oggettività (Neue Sachlichkeit)

Nuova oggettività (Neue Sachlichkeit)La "Nuova Oggettività" (Neue Sachlichkeit) è una tendenza di tipo neorealista sviluppatasi in Germania fra il 1920 e l'avvento del nazismo.
A differenza di altre esperienze artistiche dell'epoca, la Nuova Oggettività non ha assunto la fisionomia di gruppo o movimento ben definito. Si è manifestata, invece, come linea di tendenza comune ad artisti che operavano in modo indipendente, in centri diversi al Nord e al Sud della Germania. Analogamente, non è possibile indicare una data d'inizio precisa, ma solo il momento in cui è stata riconosciuta e teorizzata dalla critica.

Il termine "Neue Sachlichkeit" è stato coniato dal critico tedesco Georg Friedrich Hartlaub. Così intitolò,infatti, una grande mostra nel 1925 presso la Kunsthalle di Mannheim, che impose la nuova corrente all'attenzione del pubblico.

La Nuova Oggettività si è sviluppata come reazione nei confronti dell'Espressionismo e delle correnti astrattiste. Caratteristica comune ai suoi esponenti era un linguaggio pittorico lucidamente verista, orientato a una rappresentazione oggettiva della realtà, da cui la denominazione. Come ebbe a precisare Hartlaub, la Nuova Oggettività presenta una novità rispetto ai "realismi" che la avevano preceduta. Il fatto, cioè, di raffigurare una realtà dietro la quale si celano verità segrete. Risulta evidente sotto questo profilo l'analogia con il "Realismo Magico", che proprio nello stesso periodo si stava sviluppando in Italia.
Questo concetto non è applicabile in modo esatto a tutti gli artisti considerati da Hartlaub. Del resto, nuovi nomi sono stati aggiunti alla lista originaria in seguito.

In generale, gli esponenti della Nuova Oggettività nutrivano un atteggiamento critico nei confronti della società tedesca dell'epoca. Ma questo atteggiamento, mescolandosi con un certo richiamo alla classicità, portò a sbocchi formali diversi. Proprio su questa base sono state indentificate due linee principali:

  • Una linea "verista"
    Maturata da esperienze dadaiste e anti-artistiche, ne conservava il carattere acidamente critico. Attraverso rudi e nervose rappresentazioni della vita cittadina metteva in mostra l'ipocrisia e lo squallore della società borghese del tempo.
    Rientravano in questo ambito Georg Grosz, Otto Dix, Georg Scholz e Heinrich Maria Davringhausen.
  • Una linea "neoclassicista"
    Si caratterizzava per il recupero di una rigorosa plasticità e il richiamo alla classicità. Questi elementi si traduceva nella descrizione precisa di personaggi, paesaggi e oggetti, sospesi in una dimensione senza tempo.
    A documentare questa linea erano Alexander Kanoldt, Christian Schad, Georg Schrimpf, Carlo Mense, Carl Grossberg e Wilhelm Schnarrenberg.

Un artista molto presente nella mostra di Mannheim, ma oggi non ben classificabile, è Max Beckmann. La sua pittura, da un lato, non presenta la concreta oggettività delle opere dei colleghi. Nel contempo, non rompe i ponti del tutto con l'asprezza dell'Espressionismo.
Altri artisti, sebbene non risultino incasellabili con facilità nei due gruppi precedenti, fanno parte a pieno titolo della Nuova Oggettività. È il caso di Karl Hubbuch, Rudolf Schlichter e Franz Radziwill.

Con la sua insistenza su situazioni di sordida ipocrisia, solitudine e interiore inespressività e col suo utilizzo di colori smorti, la Nuova Oggettività è l'arte che meglio ha espresso la stabilità precaria dei tempi di Weimar. E non a caso, fino al 1934 ebbe risonanza in ogni angolo della Germania: Berlino, Monaco, Francoforte, Karlsruhe, la Renania, la Bassa Sassonia. Poi, con l'ascesa al potere del nazismo, ha subito la stessa sorte di tutti i movimenti modernisti che la hanno preceduta.