Storia dell'arte: arte moderna

Il Futurismo Italiano.
Futurismo: fasi e interpreti principali

I Futuristi a Parigi nel 1912. Da sinistra L. Russolo, C. Carrà, F.T. Marinetti, U. Boccioni e G. Severini

I Futuristi a Parigi nel 1912.
Da sinistra L. Russolo, C. Carrà, F.T. Marinetti, U. Boccioni e G. Severini

Nella lunga parabola del movimento futurista si possono distinguere due fasi, denominate rispettivamente:

1) "Primo Futurismo"

Il primo Futurismo corrisponde al periodo dall'anno della pubblicazione del Manifesto del Futurismo (1909) fino alla fine della prima guerra mondiale.
È una fase che si svolge all'insegna della sperimentazione. Infatti, quando viene pubblicato il Manifesto del Futurismo non esiste ancora uno stile futurista. Gli intenti programmatici, quindi, precedono l'elaborazione artistica.
Le personalità principali di questo periodo furono: Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo e Gino Severini.
Lo stesso anno in cui viene pubblicato il Manifesto di Marinetti Umberto Boccioni elabora l'idea di una "pittura degli stati d'animo" (trittico degli Stati d'animo). Alla definizione corrisponde il tentativo di esprimere le emozioni attraverso linee e colori puri. Solo in seguito, con opere come Visioni simultanee ed Elasticità, perviene a una costruzione dell'opera pienamente futurista.
Giacomo Balla manifesta uno spiccato interesse per la sintesi futurista della luce e dell'atmosfera. Significativo e originale l'uso che fa della fotografia stroboscopica per rendere sulla tela l'estensione temporale del movimento. Il movimento, cioè, viene reso visivamente attraverso la rappresentazione simultanea di sequenze temporali successive. Esempi di questa soluzione formale sono Ritmi del violinista, Bambina che corre sul balcone e Dinamismo di un cane al guinzaglio.
Gino Severini, a Parigi, ha invece come soggetto principale la danza. Con la pittura cerca di rendere la simultaneità del movimento.
In questa fase del movimento futurista è molto importante l'uso del collage da parte di vari artisti. In particolare, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Ardengo Soffici. Il collage consente ai futuristi di sviluppare soluzioni espressive come la scomposizione dei piani e l'inserimento di caratteri tipografici (parole, stralci di giornale, suoni onomatopeici).
Un ulteriore apporto importante alla pittura è dato dalla poesia, in particolare dalle "parole in libertà".
Nel campo della scultura futurista l'artista di maggior spicco è Umberto Boccioni. Purtroppo, gran parte delle sue sculture in gesso è andata distrutta. Le più importanti tra quelle rimaste sono: Forme uniche della continuità nello spazio (1913), Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1912), Antigrazioso (1912). Ancora a Boccioni si deve il Manifesto della Scultura Futurista.

2) "Secondo Futurismo"

Il Secondo Futurismo rappresenta la fase finale del movimento, dopo la Prima guerra mondiale. La carica ideale e rivoluzionaria del Futurismo si attenua. Comincia a farsi strada il bagaglio ideologico del Fascismo. Il regime relegherà un po' ai margini dagli impegni ufficiali gli artisti futuristi.
A partire dal dopoguerra vari protagonisti del Primo Futurismo se ne allontanano, per dedicarsi a una pittura di impronta naturalistica o più severa, di carattere Novecentesco. È il caso di Luigi Russolo, Gino Severini, Ardengo Soffici, Ottone Rosai, Achille Funi e Mario Sironi.
Altri, dal canto loto, perdono la vita durante la prima guerra mondiale: Umberto Boccioni e Antonio Sant'Elia.
Alle defezioni si accompagnano, però, nuove adesioni: Cesare Andreoni, Benedetta, Arturo Ciacelli, Primo Conti, Tullio Crali, Renato Di Bosso, Nicolaj Diulgheroff, Gerardo Dottori, Farfa, Fillia, Pippo Oriani, Ivo Pannaggi, Regina.
L'invenzione più originale di questo periodo è l'"Aeropittura", che consiste nella raffigurazione di dinamiche vedute di città dall'alto. Interpreti di questa tematica furono Andreoni, Crali, Farfa, Fillia, Tato e soprattutto Gerardo Dottori.