Storia dell'arte: arte moderna

Il Futurismo Italiano.
I futuristi e la città

Antonio Sant'Elia, "La città nuova, studio", 1914, acquarello su carta, 45,3 x 35,3 cm

Antonio Sant'Elia
La città nuova, studio, 1914
acquarello su carta,
45,3 x 35,3 cm

La realtà urbana è un tema centrale della poetica futurista. In quanto simbolo di modernità e progresso è più importante delle grandi opere del passato.
La città dei futuristi è espressione di movimento, dinamismo. Un dinamismo che assume un risalto particolare nell'idea di una "città che sale", come recita il titolo di un famoso dipinto di Boccioni. E in questo senso Milano rappresenta la "città" per antonomasia dei Balla, Boccioni, Carrà e compagni.
Proprio negli anni d'esordio del movimento la periferia milanese vive una fase di crescita impetuosa. Le periferie si allargano per consentire nuovi insediamenti industriali e abitativi. Nelle strade fanno la loro comparsa automobili e camion.
I quadri dei futuristi sono il riflesso di questi cambiamenti. I protagonisti principali sono i mezzi di locomozione (treni, tram, camion), il movimento delle vie cittadine. Ma, soprattutto, i cantieri.

Il cantiere per i futuristi è simbolo di progresso, indica il dinamismo di una città in trasformazione. Le periferie sono il luogo di questo rinnovamento. Principale cantore della città in crescita è Umberto Boccioni, che al tema della periferia dedica molti quadri anche in epoca antecedente alla nascita del Futurismo.
Nelle periferie dei futuristi non si avverte quell'aria malinconica che pervaderà le periferie di Mario Sironi solo pochi decenni più tardi.
Nel loro periodo eroico i Futuristi sono i portabandiera del mito positivista del progresso. E le periferie milanesi rappresentavano bene questo mito.