Glossario: termini dell'arte moderna e contemporanea

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Acquatinta

È un termine usato nel campo dell'incisione. L'acquatinta è una tecnica di incisione in cavo. Presenta molte analogie con l'acquaforte, per quanto sia più complessa.
L'artista realizza il disegno sulla lastra con un inchiostro speciale. Quindi, con l'ausilio di una tramoggia, sparge sulla lastra una mistura di bitume giudaico in polvere. La lastra viene scaldata e poi lavata. In corrispondenza del disegno il bitume non aderisce fermamente alla lastra e viene rimosso dal lavaggio, scoprendo il metallo della lastra.
La lastra viene, quindi, immersa in acido nitrico o altro mordente. Il bitume protegge la lastra, mentre l'acido "morde" (corrode) la lastra nei punti scoperti. Con l'assistenza dello stampatore, l'artista regola la profondità dei tratti e dei solchi, determinando la concentrazione dell'acido e la durata del bagno della lastra. Al termine del bagno, la lastra viene trattata con un solvente che rimuove il bitume e la rende pronta a essere collocata sul torchio di stampa.
La tecnica dell'acquatinta produce risultati diversi dall'acquaforte. I segni sono meno secchi e netti, caratterizzati da un tono sfumato che presenta qualche analogia con l'acquarello. Per questo, l'acquatinta è ideale per la resa di sfumature, mezzi toni e sfondi. In genere, l'acquatinta viene praticata in combinazione con l'acquaforte.
Tra i principali interpreti si possono ricordare Georges Rouault, Joan Miró, Winfred Lam, Marino Marini, Antoni Tàpies, Eduardo Chillida, Serge Polikoff, Victor Pasmore, Robert Motherwell. Nel dopoguerra vari artisti italiani hanno usato in modo magistrale l'acquatinta in combinazione con l'acquaforte: Alberto Burri, Afro, Piero Dorazio e Giuseppe Santomaso, queste ultime realizzate presso l'Atelier Romero.