Mostre di arte moderna e contemporanea

Alberto Giacometti

7 ottobre 2014 1 febbraio 2015

GAM - Galleria d'Arte Moderna
Via Palestro 16, Milano
Info: 02-88445947
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio 9:30-22:30

La Galleria d'Arte Moderna di Milano, che già ospita importanti lavori di arte plastica, frutto dell'ingegno di artisti come Canova, Medardo Rosso, Gemito, Wildt ecc., è stata scelta dal Comune come spazio espositivo specificamente riservato alle sculture.

La prima mostra, allestita nelle belle sale del pianterreno di Villa Belgiojoso, è dedicata a un grandissimo artista del '900, Alberto Giacometti, di cui viene riproposto tutto l'iter creativo dall'esordio in Svizzera al periodo parigino, in cui possiamo distinguere diverse fasi, quella tardo cubista, quella surrealista e quella della maturità, in cui è ormai evidente l'impronta personale della sua produzione artistica e del suo stile.
Le opere non sono tante ma sono state scelte con gran cura e riescono a tratteggiare alla perfezione i diversi passaggi della sua carriera, che viene raccontata in chiave cronologica, ma anche tematica.

La prima sezione della mostra ci introduce al suo mondo di affetti. Qui si trovano, infatti, i ritratti dei suoi familiari, il padre, la madre, il fratello Diego e la sorella Ottilia, che saranno spesso protagonisti dei suoi lavori. Non mancano però anche alcune opere di stampo cubista, che sono il frutto dei suoi primi anni parigini. Nel 1922, infatti, Giacometti decise di trasferirsi nella capitale francese per frequentare alcuni corsi d'arte e, tre anni dopo, aprì uno studio assieme al fratello Diego.

Nel 1928 Giacometti conobbe Cocteau e Masson e, nel 1931, entrò a far parte del movimento surrealista capitanato da Breton. A questo periodo appartengono opere molto interessanti, come Le Couple, che mostra il suo apprezzamento per l'arte africana, la Boule Supendue, che Dalí giudicava il prototipo di quegli "oggetti a funzionamento simbolico" che avevano grande importanza per i membri del gruppo, e la Femme qui marche I, che fu concepita per l'Esposizione surrealista del 1933.
La sua militanza tuttavia ebbe vita breve. Nel 1935, infatti, fu cacciato dal gruppo per il suo interesse nei confronti della "figura" e del "vero". Una scelta artistica a cui la mostra dedica ampio spazio proponendo dipinti, sculture e disegni dai grandi maestri del passato, come Giotto, Dürer, Raffaello, Tiziano, Rembrandt ecc. Sin da giovane, infatti, Giacometti aveva sempre pensato che la copia fosse uno strumento necessario per il perfezionamento dello stile e, ovunque andasse, non smetteva mai di scarabocchiare e fare schizzi per fissare le idee e i pensieri.

Proseguendo lungo il percorso si possono vedere diverse "teste", un soggetto che stava molto a cuore all'artista, che sperava, attraverso le sue opere, di catturare la personalità dell'effigiato e tutta la potenza del suo pensiero. I personaggi sono quelli di sempre e qualcuno in più: Diego, la modella Rita, la moglie Annette, l'amante Caroline, il filosofo giapponese Yunaihara.
Accanto a loro si possono ammirare i primi personaggi filiformi, che Giacometti ha iniziato a creare a partire dal 1945. La guerra, infatti, aveva lasciato su di lui un ricordo indelebile e queste figure, ieratiche e immobili, realizzate in un materiale che sembrava corroso dal tempo, divennero il simbolo del male di vivere, della fine delle illusioni, dell'incomunicabilità. Anche quando sono in gruppo o condividono la stessa "gabbia", infatti, non si parlano, non si guardano, non hanno nessun rapporto. Restano immerse nella loro solitudine e fragilità.

La mostra si chiude con le opere monumentali della maturità, la Grande Tête (1960-1966) e la Grande Femme IV (1960-1961), in cui la materia si fa ancora più drammatica e rugosa, simbolo di un tormento che non pare avere fine.
Accanto a loro si trovano due sculture più piccole, che raffigurano un uomo e una donna. La loro posizione è statica, come quella delle sculture antiche. Ciò che conta è lo sguardo, ancora una volta fisso, perso dietro a pensieri misteriosi, che possono riguardare la vita o l'al di là. Contro di loro non si può nulla. Solo star fermi, in balia di ciò che è stato o sarà. Questo è il dramma dell'essere umano che ha perso ogni speranza e non sa più in chi o in cosa credere. Giacometti lo sa e riesce a trasmetterlo anche a noi.

L'esposizione, che è curata da Catherine Grenier ed è stata realizzata in collaborazione con la Fondation Alberto et Annette Giacometti di Parigi, è arricchita da una selezione di schizzi, disegni e fotografie, che aiutano il visitatore a conoscere più a fondo l'artista e a contestualizzare la sua opera. Il catalogo stato pubblicato da 24 Ore Cultura - Gruppo 24 Ore.

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