Mostre di arte moderna e contemporanea

Fabio Mauri. The end

19 giugno - 23 settembre 2012

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio e sab 9:30-22:30. Ingresso libero

In una società che preferisce dimenticare o passare sotto silenzio le angherie del potere e tutto ciò che disturba le coscienze, la figura di Fabio Mauri (1926-2009) appare sicuramente fuori luogo per il suo impegno e le sue prese di posizione, la profondità e complessità del suo pensiero e delle sue opere, che molto hanno a che vedere con la storia e le sue vicende personali. La sua nascita e la sua giovinezza hanno coinciso, infatti, con gli anni della guerra, del fascismo, della distruzione e sono state segnate, da momenti terribili e gravi perdite, tra cui quella di molti amici, deportati nei campi di concentramento. Eventi che ha scelto di ricordare e far ricordare perché la "memoria" non riguarda soltanto il passato, ma è un allarme per il futuro.

La mostra in corso a Palazzo Reale, che è senza dubbio una delle più interessanti che si possono vedere a Milano in questo periodo, raccoglie i lavori più significativi di questo autore, che è stato un punto di riferimento importante per gli artisti successivi e, nel corso della sua vita, si è occupato di diverse attività. Oltre che artista è stato, infatti, drammaturgo, professore di estetica, critico e fondatore di due riviste.

Il percorso espositivo, potente e poetico al tempo stesso, è articolato in diverse sezioni, che riescono comunque a dar vita a un itinerario unitario e coerente, capace di far risaltare le tematiche principali del lavoro di Mauri, in cui svolge un ruolo fondamentale il coinvolgimento dello spettatore, che, guardando oggetti e immagini prese in prestito dalla storia, collettiva e privata, non può esimersi dal vedere, ricordare, riflettere e, magari, prendere posizione. Le sue opere, infatti, ci invitano a stare all'erta per evitare che certi comportamenti, turpi e aberranti, possano reiterarsi favoriti dalla naturale tendenza che gli uomini hanno di dimenticare le loro malefatte. Questo però presume la consapevolezza, e forse la speranza, che ci potrebbe essere un altro mondo, un altro modo di comportarsi, e che si possa incidere sulla realtà anche solo con opere e pensieri responsabili e non omologati. Uno dei pericoli più grandi che si possono correre, infatti, è quello di cadere vittime dell'ideologia perché, come insegna la storia, e Mauri continua a ripeterci, l'ideologia pensa per te e ti priva di ogni coscienza critica con conseguenze personali e sociali devastanti.

Le sue opere, che siano installazioni, video, oggetti o performance, sono sempre molto sobrie e dirette, anche se non lasciano certo indifferenti e possono dare adito a diverse interpretazioni. Tra i lavori più emozionanti e significativi ci sono senz'altro Ebrea (1971), che, come tante altre opere di Mauri, richiama alla mente la realtà dello sterminio e il tragico destino di un intero popolo, Il Muro Occidentale o del Pianto (1993), che fa riferimento al muro di Gerusalemme, simbolo della divisione del mondo, dell'esilio, della fuga forzata, Manipolazione di cultura (1976) e Che cosa è il fascismo (1971), in cui l'artista denuncia, con sottigliezza e ironia, gli effetti deleteri dell'ideologia e della propaganda.
Ampio spazio viene dedicato anche agli "Schermi", che l'artista ha cominciato a realizzare alla fine degli anni Cinquanta dimostrando, fin dall'inizio, un forte interesse per il cinema e la civiltà dell'immagine.

La mostra, che è stata curata da Francesca Alfano Miglietti in collaborazione con lo Studio Fabio Mauri di Roma, è affiancata da un bel catalogo, pubblicato da Skira, e da un video, che ci aiuta a conoscere meglio il pensiero e le opere di questo artista.
L'importanza e la contemporaneità del lavoro di Mauri ha trovato recentemente un'altra conferma e consacrazione. Infatti, la XIII edizione della Documenta di Kassel, che è una delle più prestigiose rassegne internazionali di arte contemporanea, ha voluto rendere omaggio a questo autore profondo e impegnato, che ha fatto dell'ideologia un materiale dell'arte ed è stato capace di sperimentare diversi linguaggi espressivi senza nessuna concessione al consenso, proponendo la performance Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo.

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