Mostre di arte moderna e contemporanea

Alberto Savinio. La commedia dell'arte

25 febbraio - 12 giugno 2011

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Tel. 02-804062
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio e sab 9:30-22:30

Alberto Savinio (1891-1952) è nato in Grecia, ha vissuto ad Atene, a Monaco, a Parigi e in diverse città italiane, tra cui Venezia, Roma, Firenze e Ferrara, ma ha amato molto anche Milano, dove ha abitato per qualche anno, tanto è vero che le ha dedicato un libro, Ascolto il tuo cuore, città, dove racconta le sue impressioni e i suoi vagabondaggi nel capoluogo lombardo. È per questo che la sua mostra è stata strenuamente voluta dal sindaco Moratti e dall'assessore alla cultura, Finazzer Flory, che avrebbero voluto inaugurare con essa il programma espositivo del nuovo Museo del Novecento.
I piani sono cambiati, ma anche se la mostra ha trovato spazio a Palazzo Reale, le intenzioni sono sempre quelle: rendere il doveroso omaggio a un artista geniale, raffinato e poliedrico, che si è cimentato in diverse discipline, dalla pittura alla letteratura, dalla scenografia alla musica, dalle arti applicate all'architettura, ma troppo spesso viene considerato soltanto "il fratello di". Il suo vero nome, infatti, è Andrea de Chirico ed è il fratello minore di Giorgio de Chirico, l'iniziatore e il principale esponente della Metafisica. Un dato di fatto che comunque non gli ha impedito di diventare, pure lui, uno degli artisti più interessanti del '900 italiano ed europeo. Il suo stile bizzaro, fantastico e surreale, aperto a mille contaminazioni, lo ha reso, infatti, un precursore di molte tendenze successive, come il movimento postmoderno e, secondo alcuni, anche la Pop art, di cui si possono rintracciare delle avvisaglie in lavori come Les Philosophes (1927), Gomorra (1929) e Monument (1929).

La mostra, che è curata da Vincenzo Trione, si intitola "la commedia dell'arte" non soltanto perché il teatro è stato molto importante nella vita di Savinio, che ha scritto testi (Alcesti di Samuele, presentato nel 1950 al Piccolo Di Milano) e ideato scenografie e costumi (Oedipus Rex, 1948; I racconto di Hoffmann, 1949; L'uccello di fuoco, 1949; Vita dell'uomo, 1951; Armida, 1952), ma anche perché quasi tutte le sue opere sono costruite come dei palcoscenici su cui si muovono strane creature metà uomini, metà animali, che sembrano appena uscite da un libro di fiabe o di mitologia. Un'umanità zoomorfa alla quale Savinio tenta di dare un'anima quasi volesse addomesticare il mostro che alberga in ognuno di noi.

Il percorso espositivo, che propone un centinaio di opere, tra cui dipinti, disegni, bozzetti, abiti, mosaici, ceramiche e maquettes, è diviso in 5 sezioni ("miti dipinti", "letterature dipinte", "architetture dipinte", "oggetti dipinti", "scenografie dipinte"), che tengono conto dei diversi campi di interesse di questo autore, che Apollinaire accosta ai "geni multiformi del Rinascimento toscano", ma preferisce essere considerato un "dilettante" visto che ama fare le cose per piacere e non per professione. Come Mercurio, il messaggero alato che è il protagonista di un suo soggetto cinematografico, anche Savinio, infatti, passa veloce e leggero da una cosa all'altra stabilendo relazioni tra le discipline più disparate perché "trova stupido, disonesto, immorale chiudersi dentro una singola arte". E anche quando si dedica alla pittura infarcisce i suoi dipinti di artifici di ogni genere, passando disinvoltamente dal passato al presente, dal riferimento colto a quello popolare, dalla memoria privata a quella collettiva, dall'immaginazione alla realtà. Per lui, infatti, l'arte è lo spazio in cui l'universo si riflette per intero, lo spazio dove l'uomo porta alla ribalta le parti di sé che solitamente preferisce nascondere per paura o pudore.
Ammaliato da tutto ciò che vede, si abbandona a mille divagazioni, infedele a tutto e anche a se stesso. Monta e smonta con intelligenza e ironia tutto quello che trova dando vita a universi strani, ambigui, precari, sghembi, che rappresentano il tentativo di dare forma ed equilibrio a ciograve; che non lo ha. La realtà, infatti, è per sua natura mobile e transitoria. Tutto l'opposto dell'arte, che, secondo lui, è ferma e duratura perché nasce dalla memoria, l'unico luogo in cui tutti gli aspetti si compongono e dispongono con ordine. L'unico luogo dove si incontrano "il ricordo del paradiso perduto... e la promessa del paradiso ritrovato".

L'allestimento delle sale, curato dallo Studio Cipelletti e Associati, tiene conto dello spaesamento percettivo che le opere di Savinio possono produrre nello spettatore e anche del tema della "finestra", del "guardare attraverso", che si ritrova in alcuni suoi dipinti.
Il passaggio da una stanza all'altra, da un soggeto all'altro, è scandito dalla voce di Toni Servillo, che racconta ai visitatori i pensieri di Savinio sull'arte, la pittura, la metafisica, il teatro, la vita.

La mostra, che ha potuto contare sulla collaborazione e il sostegno dell'Archivio Savinio di Roma, è accompagnata da un bel catalogo, edito da 24 Ore Cultura, che contiene i testi del curatore e di altri personaggi della cultura e dell'arte, tra cui Roberto Calasso, Tiziano Scarpa, Emanuele Trevi, Giuseppe Montesano, Nicoletta Cardano e Gillo Dorfles, che ha conosciuto personalmente Savinio.
Oltre alle consuete visite guidate per famiglie, scuole, gruppi, persone singole, è previsto un percorso alla scoperta di Milano, che prende le mosse da quello che Savinio ha raccontato di questa città. Per informazioni su date e prezzi, si deve chiamare il numero 02-54915.

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